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2 Luglio 2022

Saverio Paoletta e Silvia Grassi: "Il malessere della società occidentale è un problema reale"

di Valentina Spagnolo
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Saverio Paoletta e Silvia Grassi: "Il malessere della società occidentale è un problema reale"

Il 6, 7 e 8 maggio 2022 presso il Teatro di Documenti di Roma è andato in scena ‘Love and Money’ di Dennis Kelly, un testo del 2006 che ha anticipato molti degli aspetti critici della nostra attualità sociale: un materialismo privo di retroterra culturale, valoriale e umanista, in cui ormai domina la legge del denaro rispetto ai sentimenti

Nel fine settimana scorso, presso il Teatro di Documenti in Roma, alla via Nicola Zabaglia 42, nel cuore del quartiere Testaccio, l’associazione culturale ‘Universarte’ ha messo in scena un noto testo del 2006 di Dennis Kelly, dal titolo ‘Love and Money’, per la regia di Saverio Giuseppe Paoletta. Si tratta di uno scritto che per primo ha denunciato la deriva di valori del mondo occidentale già all'inizio degli anni duemila, quasi anticipando le teorie di Zygmunt Bauman sfociate nella critica alla cosiddetta ‘società liquida’. Un copione su cui Paoletta e il suo gruppo hanno ben lavorato, interpretandone l'attualità reale. Ciò che ha colpito pubblico e critica, in questa versione, è stata proprio la separazione netta dei 7 atti tra loro, che hanno reso possibile una ricostruzione semplificata del ‘puzzle’ finale. Il testo di partenza, infatti, è ancor più complesso e frastagliato. Pertanto, lo sforzo di Saverio Paoletta è stato proprio quello di andare incontro al pubblico, aiutandolo a comprendere molti 'passaggi' senza perdere di vista gli aspetti e i contenuti più duri di un materialismo ormai privo di retroterra culturale, valoriale e umano. Un buon lavoro, insomma, che ha saputo esaltare le qualità dei vari attori in scena. Come per esempio quelle di Silvia Grassi, conosciuta sulla ‘piazza’ romana come cantante e vocalist di notevole livello, la quale ha potuto dimostrare la propria versatilità artistica, interpretando un ruolo di ‘donna manager’ assai lontana dai suoi consueti canoni di teatro popolare. Un lavoro molto razionale, insomma, apprezzabile proprio per il suo tentativo di avvicinarsi al pubblico nella consapevolezza di rivelare il lato peggiore, in termini di antropologia sociale, della nostra sempre più decadente e squallida degenerazione. Per saperne di più abbiamo incontrato, a margine dello spettacolo, il regista Saverio Paoletta e l’attrice Silvia Grassi, i quali hanno voluto gentilmente spiegarci i diversi aspetti di questo testo, assai sottile e complesso, sulla ‘de-costruzione’ dell’Io.

Saverio Paoletta e Silvia Grassi, perché avete deciso di portare in scena questo testo di Dennis Kelly in un momento storico come quello attuale?
Saverio Paoletta: “In realtà, la decisione risale a prima della pandemia, che ha bloccato la produzione teatrale per quasi due anni. Il testo parla di un dilemma che attraversa la storia umana ed è quindi sempre attuale: l’impossibilità ad amare e l’impossibilita a non amare. Tale dilemma è il nucleo della tragedia di Kelly e, spero, anche della messa in scena, nonché certamente della nostra esperienza terrena”.
Silvia Grassi: “La pandemia ha inciso profondamente a vari livelli e anche, o forse soprattutto, nei rapporti umani, schiacciati ed esasperati dalla situazione contingente. Una specie di cartina di tornasole, che ha fatto emergere la fragilità di certi meccanismi propri del sistema occidentale. Questo testo vede agire una serie di personaggi la cui capacità o incapacità di amare viene, in qualche modo, ‘deviata’ dalle pesanti contingenze della vita, spesso a causa del denaro. Mi pare un argomento estremamente attuale”.

L’impressiValentina_Carrino.jpgone, durante lo spettacolo, è quella di una serie di episodi, di atti distinti e separati, che solo in un secondo momento si ricompongono, dando forma a un vero e proprio ‘puzzle’ teatrale: è una scelta del regista, oppure è proprio la difficoltà di questo lavoro a condurre verso una simile complessità strutturale?
Saverio Paoletta: “Entrambe le interpretazioni sono corrette. Io credo che, nella scrittura dell’autore, la destrutturazione dell’io di tutti i personaggi ne costituisca il loro conflitto profondo, la ragione - illogica, ma umana - del loro agire. La messa in scena, con la netta cesura fra una scena e l’altra - non a caso le scene sono chiamate Atti, al fine di connotare la loro indipendenza - è solo uno degli espedienti per comunicare la scomposizione sia della vicenda, sia dell’io dei personaggi. Tocca agli spettatori ricomporre un senso, che però non potrà essere che personale, ambiguo, temporaneo. Anche le ellissi informative, cioè i vuoti di informazioni sulle azioni e le parole dei personaggi, contribuiscono alla difficoltà di ricostruzione, siano esse fornite dal testo stesso o dalla messa in scena. In tal senso, volutamente la regia non ha temuto la 'dorsale' della recitazione: gli attori recitano frontalmente e di spalle, nascondendosi e rivelandosi di volta in volta agli spettatori, in un gioco di luci e ombre sulle motivazioni profonde dei personaggi, che rende il processo ricostruttivo ancora più instabile, insicuro e, proprio per questo, creativo”.
Silvia Grassi:
“Per un attore di teatro, l’energia che arriva dal pubblico in sala è un elemento quasi vitale. Per questo, agire così vicino alle persone in sala è stato particolarmente emozionante. La scelta di Saverio di proporre lo spettacolo in questo spazio affascinante che è il Teatro di Documenti, si è dimostrata, in tal senso, molto efficace: sentivamo sulla nostra pelle le reazioni emotive del pubblico a quanto accadeva sulla scena. Il pubblico è chiamato a una ricostruzione della vicenda narrata, diventando in qualche modo un altro interprete”.

Val_entra_in_scena.jpgIl tema di fondo sembra esser quello di una caduta di valori complessiva, resa ancor più destabilizzante per il pubblico da una regia quasi ‘frastagliata’, in cui la vera ‘chiave’ di lettura sembra esser quella di una felicità che non può essere comprata: è così?
Silvia Grassi: “Sì, io condivido questa chiave di lettura: l’amore è un sentimento potente che, se oppresso, schiacciato o fortemente ostacolato, può a volte deflagrare in forme violente e dannose. In questo caso, tutti i personaggi sono schiacciati da pesanti elementi esterni, che provocano reazioni estreme”.
Saver
io Paoletta: “Attenzione, però: il tema del consumismo, in realtà, è quello più superficiale. Né tantomeno questa è un'opera sulla dipendenza, sull'acquisto compulsivo, oppure sulla mancanza di valori. Il problema è esattamente quello opposto: ce ne sono sin troppi di valori morali, che rendono la nostra vita prigioniera, che la costringono in direzioni non volute. E’ un’opera sulla forza dell’amore che, pur di emergere, sceglie le forme più diverse, connotabili come ‘deviate’ solo a livello storico”.

Silvia Grassi, il suo ruolo, nello spettacolo, è proprio quello di Val: può darci un’idea di come ha visto questo personaggio dall’esterno, prima di interpretarlo e farlo suo?
Silvia
Grassi: “Tutti i personaggi di questo spettacolo sono attraversati da sentimenti molto forti e, spesso, negativi, sullo sfondo dei quali, come abbiamo detto, c’è sempre l’amore. Un amore disperato, come quello dei genitori di Jess, che arrivano a vandalizzare la tomba a fianco alla lapide della loro figlia, o un amore rancoroso come quello di Val, ex fidanzata di David, che le chiede disperatamente un lavoro. Il loro passato rapporto è una ferita evidentemente non guarita e, per questo, Val non esita a umiliare David. E anche alla base di questo rapporto interviene l’elemento inquinante del denaro: Val stessa è ormai donna in carriera che si definisce un “fotosintetizzatore di soldi”, perché il suo unico credo, ormai, è solamente il denaro. E’ un personaggio apparentemente freddo e cinico, che tuttavia rivela una profonda sofferenza: quello di vittima e carnefice al tempo stesso. Un personaggio, quindi, molto interessante e stimolante, perché ‘sfaccettato’, come del resto tutti quelli del testo di Kelly”.

Infatti, ci troviamo innanzi a un copione indubbiamente notevole, anche se conduce a pensare che dietro alla maschera che noi tutti indossiamo ogni giorno ci sia sempre, nascosta, una verità assai più amara di soggetti divisi, quasi alienati: non trovate sia un testo alquanto pessimista?
Saverio Paoletta: “No: è un testo realista. E, in fondo, neanche tanto pessimista. Anzi, ora che ci penso, è piuttosto ottimista: a me, per esempio, mette allegria”.
Silvia G
2021LocaLoveAndMoneyWp.jpgrassi: “Confermo: si tratta di un testo molto realista che, in effetti, ci costringe a pensare come ogni persona che incontriamo abbia una sua storia, che dietro un sorriso potrebbe esserci una difficoltà. Insomma, che non dovremmo mai fermarci alla superficie”.

Quali saranno i vostri prossimi impegni teatrali, dopo questo impegno? Quando potremo rivedere questo testo in scena?
Silvia G
rassi: “Dopo quasi due anni di blocco totale, tornare in scena è stato come tornare a vivere. Ringrazio, pertanto, Saverio per avermi dato questa opportunità. Ovviamente, mi auguro di replicare questo spettacolo. Nel frattempo, continuo la mia attività all’interno di Teatrocittà, il Centro di formazione e ricerca do Tirrespaccata, qui a Roma”.
Saverio Paoletta: “Porteremo in giro questa messa in scena il più possibile. Per me e per tutte le splendide e gli splendidi attori della compagnia”.




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