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8 Dicembre 2021

Soltanto spettri

di Silvia Mattina
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Soltanto spettri

Le luci del palcoscenico si sono accese a illuminare una scenografia estremamente versatile e funzionale, da corrompere la densa prospettiva drammaturgica del norvegese Henrik Ibsen, portando allo scoperto le labirintiche profondità della mente umana

Dalla chitarra del giovane Osvald Alving risuonano le note de ‘La chanson de Prévert’ di Serge Gainsbourg e la voce maschile si intreccia con l’eco femminile della giovane Regine. Siamo solo al prologo e già la regia di Francesco D’Atena conduce lo spettatore fuori dai binari del dramma ottocentesco, mostrando solo due individui come altri, con fragilità e speranze tradite. Dal 15 al 17 ottobre 2021, la compagnia Botteghe invisibili ha messo in scena, al teatro Antigone di Roma, lo spettacolo ‘Soltanto spettri’, liberamente ispirato ai tre atti del dramma di Ibsen del 1881.
Per chi scrive non c’è soltSpettri.jpganto l’intenzione di cogliere lo sguardo della compagnia sulla tragedia della famiglia Alving, che tra falsità e meschinità accoglie il ritorno a casa del ‘figlioul prodigo’ e affronta la rigida morale del pastore Manders. Si tratta, soprattutto, di descrivere l’emozione del ritorno. Dopo la lunga chiusura, è impossibile parlare di teatro senza far riferimento al sacrificio e alla tenacia dei tanti attori che, dopo mesi di allontanamento dalle scene, sono stati in grado di portare avanti il proprio obiettivo, magari provando a distanza o in luoghi ‘alternativi’ rispetto alle classiche sale prove. Il loro debutto è la nostra stessa voglia di tornare a vivere e, paradossalmente, il portare in scena questo dramma mette davvero a nudo le nostre più profonde paure: le loro vite sono poi così lontane dalle nostre? Gli spettri che vediamo sul palco non sono identici a quelli che ci tormentano ogni giorno? La riduzione dei tre atti a uno spettacolo unico di poco più di un’ora, permette una maggior coerenza interna e una certa compattezza nella rappresentazione, che aiuta lo spettatore a entrare completamente nell’opera di Ibsen.
Se, da un lato, la sSpettri_3.jpgobrietà della scenografia corrisponde a una prova attoriale fluida e scorrevole, dall’altra essa contrasta con gli orpelli borghesi dei personaggi, intrappolati da un perverso gioco di menzogne e ipocrisie che sembrano segnare indelebilmente il destino di ognuno. Il regista decide di mostrare la precaria unità psicologica dell’individuo, ragionando su livelli narrativi sovrapposti: l’intimo e introspettivo rapporto ‘madre-figlio’ si fa carnale e fisico nel gioco della trave basculante e nel ‘tossico allattamento’ finale. La devozione e il possesso sono due facce della stessa medaglia per Manuela Cenciarelli (la signora Alving), che con un tono dolce e struggente rende incisivamente il ruolo di una donna tradita dal marito e trincerata dietro una bugia più grande di lei.
Botteghe invisibili punta sulla scelta di attori che non cedono al vezzo della caricatura, anche quando potrebbero. Come nel caso di Simone Salusest, nel suo doppio ruolo del figlio Osvald e del falegname Engstrand. Proprio di quest’ultimo risalta bene agli occhi lo stratagemma del carrello, dal quale Simone non si stacca mai e che ben mette a fuoco, quanto nella realtà le differenze sociali si assottiglino davanti alle bassezze umane. Lasciarsi avvolgere di nuovo dal buio della sala e dalle sensazioni dello spettacolo dal vivo, ci ricorda l’importanza della condivisione, o meglio di quella joie de vivre inseguita e mai raggiunta dagli Alving.

Soltanto Spettri
di: Botteghe invisibili
con: Manuela Cenciarelli (signora Alving); Angela D’Ambrosio (Regine, cameriera in casa Alving); Simone Salusest (Osvald Alving figlio, e Jakob Engstrand, falegname); Daniele Pascucci (Padre Manders)
Grafica: Silvia Tofani
Foto di scena: Dario Nardacci
Assistente regia: Maria Elena Lazzarotto
Regia: Francesco D’Atena

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LE FOTO UTILIZZATE NEL PRESENTE SERVIZIO SONO DI DARIO NARDACCI


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