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17 Luglio 2024

'o Princepino: non è possibile arrendersi ai sogni

di Silvia Mattina - smattina@periodicoitalianomagazine.it
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'o Princepino: non è possibile arrendersi ai sogni

Cosa accadrebbe se il piccolo reale creato da Saint-Exupéry fosse un adulto napoletano? Al teatro Studio Uno di Roma, il giovane regista e attore Cristiano Demurtas ha portato in scena, per la II edizione del festival ‘Il Labirinto’ organizzato dal Gruppo della Creta, uno spettacolo evocativo e simbolico, metafora dell'umanità di ieri e di oggi

In apertura, una fila di attori sono schierati davanti al palco e fissano immobili, per alcuni secondi, il pubblico. Fino a quando uno di loro, il Principino, rompe il silenzio, pregando al cielo di avere quello di cui ha bisogno. La scenografia è costellata di luci appesO_princepino_4.jpge al soffitto, al fine di ricreare un cielo stellato. Ed è caratterizzata da pochi elementi: uno specchio, un baule e alcuni secchi di vernice. In questa scatola magica, si aggira un uomo alto e robusto, dall'abito non proprio principesco. Infatti, il cappotto consunto e stracciato e la mancanza di scarpe fa pensare a un barbone in cerca di qualcosa o di qualcuno. Si tratta di un viaggio mai interrotto, in cui s’immagina che il Piccolo Principe sia cresciuto e non voglia arrendersi alla stanchezza della vecchiaia, al suo essere relegato in un pianeta dimenticato da tutti. C'è un travolgente sentire in scena: il bravo Alessio Esposito comunica le sue emozioni con una forza e verità d'animo, superando la barriera del dialetto napoletano per trascinare il pubblico in un turbinìo di colori e sensazioni tra amarezza e gioco, sofferenza e speranza. Il tempo scivola veloce e spesso il futuro che hai sognato da bambino passa in secondo piano, dietro ai tanti e insignificanti fardelli del quotidiano. Lo spettacolo di Cristiano Demurtas fa bene al cuore, aiuta a rispolverare i desideri più semplici attraverso i gesti infantili del pensare in grande e, soprattutto, del disegnare e colorare su pareti completamente ricoperte di carta. Proprio il ritorno al ricordo permette al principe di evocare i personaggi incontrati lungo il suo viaggio. Ed ecco, allora, che lo spettacolo si trasforma in un ‘live painting’, in cui il gesto del disegnare le diverse forme, di una pecora e di una volpe e, ancora, pesci e fiori, ripete in piccolo il principio della creazione e può assumere, nella sua libertà, anche la forma della ribellione. Questo momento di catarsi è un meccanismo per esorcizzare le paure di un’umanità che condanna invece di agire, costringendo l'individuo a essere quello che non è e non vuole essere. Cosa fare, dunque, per sopravvivere? Il protagonista sceglie di non dar peso al giudizio altrui, perché la consapevolezza di una diversità ritrovata è più forte di qualunque altra cosa. Anche della follia di amore verso una delicata rosa rossa.

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FOTO DI: SELENA FRANCESCHI

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