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2 Ottobre 2020

'Il grande carrello': ovvero, le dinamiche 'orwelliane' della grande distribuzione

di Emanuela Colatosti
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'Il grande carrello': ovvero, le dinamiche 'orwelliane' della grande distribuzione

Un monologo tratto dal saggio di Fabio Ciconte e Stefano Liberti, in cui viene spiegato il meccanismo di determinazione dei prezzi degli alimenti tra i banconi dei supermercati

Il mercato coperto di Colleferro, cittadina in provincia di Roma ai confini con la Ciociaria, si è trasformato, per una sera, in un palcoscenico. La scenografia in cui pubblico e attore erano immersi si allaccia in modo didascalico al tema trattato. Soprattutto, se si pensa che in quello spazio, quasi ogni mattina i concorrenti delle grandi distribuzioni alimentari espongono sul bancone frutta e verdura che sfuggono alla grande distribuzione. In scena, Claudio Morici ha reso monologo ‘Il grande carrello’, l’inchiesta di Fabio Ciconte e Stefano Liberti edita da Gius.Laterza & Figli Spa. Un copione socialmente impegnato, che trasuda la passione con cui il ‘one-man-show’ ha reso rappresentazione teatrale la genealogia dei prezzi competitivi degli ipermercati. L’attore e regista (ma anche fonico e tecnico delle luci) ha diviso geometricamente il palco in sezioni: la poltrona è il luogo comodo da cui il cliente, inconsapevole, diventa un ingranaggio della macchina dello sfruttamento di chi non trova posto sotto i riflettori; dal telefono immediatamente alla sua sinistra, chiama e risponde l’operatore del supermercato, che ricorda a ogni tipologia di cliente che le merci rispondenti ai suoi bisogni sono arrivate, pronte per essere acquistate; dal carrello della spesa, vicino alla poltrona, emergono buste e scatolame vario, a scopo esemplificativo; sul tavolo, dall’altro lato della scena, sono poggiati i giocattoli per bambini, trasformandosi in un banco da laboratorio su cui il narratore onnisciente spiega visivamente al pubblico il funzionamento della lunga filiera della distribuzione alimentare. Con un’impostazione vocale semplice e piana, Claudio Morici ha ricordato al pubblico ‘eletto’ de ‘Il grande carrello’ che i nostri bisogni sono prodotti da un sistema che ci incastra, senza molte possibilità di manovra. Il regista riprende dall’analisi socioeconomica originaria le distinte tipologie di clienti, rendendoli stereotipi in una cornice ‘cabarettistica’. Nel processo di ricerca e di analisi, tra una risata e l’altra, il pubblico si gode le dinamiche attraverso cui avviene la presa di coscienza del 'cliente cacciatore', colGrande_Carrello_Foto_1.jpgui che più di ogni altro sembra influire sulla spirale al ribasso dei prezzi, causando tanto lo sfruttamento ‘schiavile’ dei braccianti, quanto la disfunzionalità sul lungo termine del settore agroalimentare, in cui l’Italia potrebbe eccellere. Non è mai una scelta vivere di espedienti per risparmiare la moneta nel suo portafoglio. E l’alter-ego del 'Grande Fratello' conosce ogni sua abitudine. La novella strutturata da Claudio Morici include in un’unica cornice dati statistici e comicità costruita sulle ripetizioni. Lascia al pubblico l’arduo compito di decidere "che fare?" una volta portate alle luce le ombre dei meccanismi della grande distribuzione. Non c’è accusa, solo denuncia. Non c’è soluzione proposta, solo richiesta di attenzione. Proprio come il 'cliente cacciatore' che si mette in attesa della risposta della sua amata, la 'cliente esperta', la platea sembra volere un altro finale: quello in cui la dimensione dell’analisi si unisce a una buona pratica di vita, che non faccia più del male a nessuno. A maggior ragione nella provincia, in un piccolo centro alle porte della capitale: una periferia che cerca di rialzarsi con opere di acculturazione grazie soprattutto all’attivismo dell’Ugi (Unione giovani indipendenti, associazione ambientalista, ndr), la quale ha reso possibile la messa in scena de ‘Il grande carrello’. L’appello finale del monologo va alla giustizia e all’umanità mutilata nei confronti dei braccianti dimenticati; all’amore che plasma il mondo; persino al nostro modo di fare la spesa nella quotidianità. Un sentimento che ha cozzato violentemente con il pestaggio a morte di William Monteiro Duerte, avvenuto la sera stessa a pochi metri dal mercato coperto. Non più controllo, non più sorveglianza: è necessaria più cultura, per sapere dove andare a ‘correggere’ il sistema. La stessa che sabato 5 settembre ha riunito una platea affamata di conoscenza, al prezzo dell’indignazione e dell’impotenza.

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QUI SOPRA: LA LOCANDINA DE 'IL GRANDE CARRELLO'

AL CENTRO: L'OPERATORE TELEFONICO INFORMA I CLIENTI SUGLI SCONTI IMPERDIBILI

IN APERTURA: CLAUDIO MORICI SVELA AL PUBBLICO I MECCANISMI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE


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