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2 Aprile 2020

Congresso Amsi: urge una 'istanza di civiltà'

di Maria Elena Gottarelli
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Congresso Amsi: urge una 'istanza di civiltà'

Per i prossimi 10 anni, il nostro sistema sanitario nazionale necessita di 130 mila medici a causa di una cronica carenza di specialisti, precariato, pensionamenti e fuga all'estero dei professionisti di molti settori

I numeri della carenza di medici sono sempre più impressionanti. L’associazione nazionale dei medici di origine straniera in Italia (Amsi), il movimento internazionale ‘Uniti per Unire’ e l'Unione medica Euro-Mediterranea (Umem), dopo un'attenta e accurata indagine nel settore, come ogni anno da circa 10 anni, hanno presentato in apertura del Congresso Amsi, svoltosi a Roma presso la clinica ‘Ars Medica’ di Vigna Clara, le statistiche relative alla carenza di medici, infermieri e fisioterapisti di cui il servizio sanitario italiano ha bisogno entro il 2030. Il programma scientifico ha poi trattato l’argomento ‘Traumatologia stradale: diagnosi, trattamento chirurgico e riabilitativo’, accreditato con 6 Ecm per tutte le professioni. Quello della carenza dei professionisti della sanità è un fenomeno alquanto preoccupante, dato che si sta sviluppando, contemporaneamente a un altro problema abbastanza grave: la sempre più crescente richiesta ai medici italiani di trasferirsi all’estero. Un argomento di ineludibile importanza, dato che entro il 2030 saranno circa 130 mila i medici di cui si avrà bisogno, sia nel settore pubblico, sia nel privato, in base alle richieste giunte all’Amsi, tenuto conto del numero delle strutture e delle condizioni socioeconomiche di ogni regione.

NUMERI PREOCCUPANTI
Il fabbisogno di medici in ogni regione è destinato a essere il seguente: Lazio (16 mila); Veneto (13 mila); Piemonte (11 mila); Lombardia (10 mila); Emilia Romagna (10 mila); Puglia (9 mila); Toscana (6 mila); Campania (6 mila); Sicilia (6 mila); Molise (5 mila); Abruzzo (5 mila); Liguria (5 mila); Umbria (5 mila); Marche (4 mila); Calabria (4 mila); Friuli Venezia Giulia (4 mila); Sardegna (3 mila); Basilicata (3 mila); Valle d’Aosta (3 mila) e Trentino Alto Adige (2 mila). Mancheranno inoltre, entro il 2030, 75 mila infermieri e 35 mila fisioterapisti, a causa del precariato e del sottopagameCongresso_Amsi.jpgnto sia nel settore privato, sia nel pubblico. Dal 1° gennaio 2017 al 31 ottobre 2019 sono stati richiesti all’Amsi quasi 10 mila professionisti della sanità: in particolare, 6 mila medici, 3000 infermieri e 1000 fisioterapisti. Per quanto riguarda i medici, la Regione che ha avanzato le richieste maggiori è il Veneto (600), seguita da Piemonte (600), Lombardia (500), Puglia (500), Lazio (500), Toscana (400), Campagna (400), Emilia Romagna (400), Sicilia (200), Molise (300), Abruzzo (200), Liguria (200), Trentino Alto Adige (100), Umbria (300), Marche (200), Calabria (100), Basilicata (100), Valle d’Aosta (100), Friuli Venezia Giulia (150) e Sardegna (150).

LE SPECIALIZZAZIONI RICHIESTE
Le specializzazioni maggiormente richieste sono inerenti ai seguenti settori medici: Anestesia, Ortopedia, Medicina d’urgenza e Pronto Soccorso, Radiologia, Chirurgia, Neonatologia, Ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Neurochirurgia, Geriatria, Medicina sportiva, medici nelle località turistiche e anche medici di famiglia.

LA RELAZIONE DI APERTURA
”Ci dispiace”, ha dichiarato il fondatore dell’Amsi e di 'Uniti per Unire', membro del Gdl ‘Salute Globale – Fnomceo’, professor Foad Aodi, “che le nostre proposte e richieste risultino, a oggi, poco ascoltate e, addirittura, c'è il timore ad affrontare alcune di queste, come abbiamo sollecitato tante volte per i concorsi pubblici e l'obbligo della cittadinanza italiana. Inoltre, bisogna creare le condizioni favorevoli nell’ambito  lavorativo  e della ricerca universitaria (urgono 10 mila borse di specializzazione e assumere i medici specializzandi), per portare in controtendenza questi dati, contrastando i bassi salari, il precariato, lo sfruttamento lavorativo e la dilagante  burocrazia, che purtroppo si espande sempre più nell’ambito dell’esercizio della professione medica. È necessario”, ha proseguito Aodi, “sostituire specialisti che vanno in pensione e abbreviare il periodo del riconoscimento dei titoli di studio esteri, consentendo ai medici stranieri, che hanno esercitato la professione in Italia da più di 5 anni e non possiedono la cittadinanza italiana, di poter sostenere concorsi pubblici e stipulare contratti a tempo indeterminato, o almeno per 5 anni, per contrastare la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ che stima, ogni anno, circa 4 mila professionisti della sanità italiani e stranieri lasciano l’Italia per una meta più vantaggiosa. È un passaggio ormai urgente e necessario, per integrare in pieno gli stessi medici stranieri nel sistema sanitario nazionale, sia pubblico, sia privato, per non farli sentire non accettati. Noi tutti uniti”, ha ribadito il professor Aodi, “ribadiamo il nostro netto no alla ‘guerra tra poveri’ e non accettiamo più metodi di sottopagamento (7 euro all'ora), compensi in ritardo e la discriminazione, nell’ambito lavorativo, di tutti i professionisti della sanità sia di origine straniera, quanto italiana. Ringraziamo tutti i ministri, viceministri, sottosegretari, sindaci, il Fnomceo e il Fnopi, che hanno inviato i loro messaggi al Congresso dell’Amsi e ringraziamo il viceministro della Salute, senatore Pierpaolo Sileri, per il suo messaggio tramite il quale ha confermato la sua attenzione e impegno, insieme al ministero della Salute, riguardo le questioni della carenza dei medici, fuga all'estero e i concorsi pubblici per i medici stranieri senza cittadinanza, definita dallo stesso Sileri”, ha sottolineato Aodi, "un’istanza di civiltà”.

I LAVORI DEL CONGRESSO
Dopo l'apertura del lavori e in presenza delle autorità, sono state presentate le statistiche e le proposte dell’Amsi sulla presenza dei professionisti della sanità di origine straniera in Italia e le loro problematiche, le carenze dei medici e la fuga dei medici italiani e stranieri all'estero. Abbiamo dunque raccolto alcuni dati, forniti nel corso della giornata di lavori. Secondo il bilancio dell'Amsi, raccolto in collaborazione con il movimento 'Uniti per Unire' e l'Unione medica Euro-Mediterranea (Umem), fino al settembre del 2019 qui da noi ci sono:
1) circa 75 mila professionisti della sanità di origine straniera, di cui 20 mila medici, 5 mila odontoiatri, 36 mila infermieri;
2) 5 mila fisioterapisti, 5 mila farmacisti e mille psicologi che già esercitano in Italia grazie a una laurea italiana o estera riconosciuta in Italia, oltre a circa 3 mila professionisti della sanità in attesa di riconoscimento dei loro titoli;
3) i professionisti della sanità di origine straniera sono passati da 80 mila a 75 mila in 2 anni: sono soprattutto professionisti provenienti da Paesi africani, arabi e dell'est europeo che hanno caratterizzato le tre fasi di immigrazione in Italia;
4) ultimamente, si registra che negli ultimi 2 anni circa il 30% dei professionisti stranieri tornano nei loro Paesi di origine (Paesi dell'est e Paesi arabi), in particolare quelli fanno parte di 3 categorie: giovani precari, medici in pensione e quelli che hanno subito discriminazione, sfruttamento lavorativo e violenza verbale;
5) il 60% dei professionisti della sanità non hanno la cittadinanza italiana, in particolare quelli della seconda e terza fase dell'immigrazione, successivamente alla caduta del muro di Berlino e della primavera araba;
6) l'80%
dei medici stranieri lavora nelle strutture private (cliniche, centri di fisioterapia, centri di analisi, Pronto soccorso, Guardia medica, studi medici e poliambulatori privati);
7) il 10% esercita la professione di medici di famiglia e pediatri convenzionati;
8) il 10% esercita presso le strutture pubbliche, in particolare pronto soccorso, medicina interna e area chirurgica;
9) negli ultimi 2 anni si sta registrando una diminuzione di arrivo dei professionisti, tranne che da Egitto, Tunisia, Siria e Messico;
10) sempre negli ultimi 2 anni si sta registrando una diminuzione dell'arrivo di studenti stranieri;
11) in 19 anni, l'associazione Amsi ha organizzato e partecipato con il suo patrocinio a 650 tra convegni, congressi e manifestazioni.

LA RELAZIONE CONCLUSIVA
“L'obbligo della cittadinanza italiana per poter sostenere concorsi pubblici, le discriminazioni segnalate e lo sfruttamento lavorativo a 7 euro l'ora”, ha concluso Foad Aodi, fondatore dell'Amsi, nonchè consigliere dell'Ordine dei medici e odontotecnici di Roma e membro del gruppo ‘Salute Globale’ della Fnomceo, nella sua relazione di chiusura, “stanno contribuendo a incrementare un fenomeno molto preoccupante: il ‘fuggi fuggi’ dei professionisti di origine straniera in Italia. Lancio, dunque, un appello  al Governo italiano, affinché metta in agenda soluzioni e politiche per l'integrazione dei professionisti della sanità straniera, prima che sia troppo tardi. Lo diciamo in un momento che c’è un’evidente carenza di medici, infermieri e fisioterapisti in Italia, visto le nostre statistiche e grazie alle richieste che ci arrivano tutti i giorni dalle varie regioni, in particolare: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Basilicata, Calabria e dai Paesi stranieri, in particolare Paesi arabi ed europei”. Aodi ha infine ringraziato tutti i ministri, viceministri, sindaci, presidenti di Regione e le numerose istituzioni, per la disponibilità dimostrata nei vari incontri congiunti e per i messaggi inviati al Congresso dell’Amsi.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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