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4 Aprile 2020

Grazie alle staminali, la medicina rigenerativa a Milano è diventata realtà

di Francesca Buffo
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Grazie alle staminali, la medicina rigenerativa a Milano è diventata realtà

È tutta italiana la tecnica che ha consentito la completa guarigione di un quarantenne colpito da un tumore polmonare. Al paziente sono state asportate cellule staminali, prese dal midollo osseo e impiantate nella parte interessata di una fistola bronchiale. Le cellule staminali, sono state in grado di chiudere la ferita aperta nel bronco e cicatrizzarla. L'annuncio è stato dato nei giorni scorsi dall'università degli Studi e l'Istituto europeo di oncologia del capoluogo lombardo. Si tratta del "primo caso mai realizzato di riparazione del tessuto bronchiale con staminali - spiegano i medici - che decreta in modo definitivo il passaggio dal laboratorio alla clinica di queste cellule, studiate ovunque nel mondo per il loro potere di rigenerarsi nei tessuti in cui sono trasferite".
Cellule staminali per aggiustare organi e tessuti malati: la speranza della medicina rigenerativa, che a Milano è diventata realtà. L'università degli Studi e l'Istituto europeo di oncologia di Milano annunciano una prima italiana: in un quarantenne colpito da un tumore polmonare è stata ottenuta la completa guarigione di una fistola bronchiale. Lo studio, pubblicato sul 'New England Journal of Medicine', è stato condotto dall'Ieo con l'ateneo Statale e la Cell Factory della Fondazione Policlinico della città meneghina. Si tratta del "primo caso mai realizzato di riparazione del tessuto bronchiale con staminali - spiegano i medici - che decreta in modo definitivo il passaggio dal laboratorio alla clinica di queste cellule studiate ovunque nel mondo per il loro potere di rigenerarsi nei tessuti in cui sono trasferite".
La tecnica, sviluppata da Francesco Petrella, vicedirettore della Divisione di Chirurgia toracica dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano, si basa su una metodica, la broncoscopia flessibile, efficace nello stimolare la cicatrizzazione post chirurgica (la fistola post-chirurgica è un difetto di cicatrizzazione, che si produce in circa l'8% dei casi di pneumonectomia e nel 3% dei casi di lobectomia, e può essere letale).
Come ha spiegato Petrella "le cellule staminali mesenchimali sono in grado di migrare e attecchire nelle aree di infiammazione e di danno ai tessuti. Nel nostro caso, una volta impiantate nella fistola bronchiale del paziente, le staminali mesenchimali hanno instaurato un contatto con il microambiente cellulare circostante (fenomeno definito in termini tecnici 'cross-talk'), che ha attivato un processo di riparazione-rigenerazione, con graduale ripristino delle funzioni danneggiate". Oggi, a 8 mesi dal trapianto di staminali, il paziente sta bene e non ha avuto recidive. Questo dimostra clinicamente che le staminali adulte possono indurre una riparazione 'naturale'. Una vera svolta per i chirurghi, che fino a oggi erano costretti a intervenire su malati già provati dalla chirurgia, con metodiche di salvataggio invalidanti, le quali richiedono, spesso, medicazioni quotidiane, anche per anni. L'utilizzo delle staminali, invece, contribuisce allo sviluppo delle tecniche del trapianto del bronco e anche della trachea. Il trapianto con staminali, infatti, non crea rigetto.
Da qui, si creerà un protocollo di studio e inizierà la ricerca clinica di fase I per poter diffondere la metodica alla pratica clinica. In futuro, è auspicabile che si possano estendere i risultati ottenuti oggi sulle vie aeree e ad altri distretti anatomici.

Le cellule staminali: cosa sono?
Il termine staminali ha una doppia origine: deriva dal greco stamis, che indica il montante di una nave e dal latino stamen, che è il filo dell'ordito di tessuto. In inglese, il verbo to stem vuol dire derivare. Ed è forse questo il significato più appropriato.
Le staminali sono cellule indifferenziate, ovvero non ancora specializzate per diventare le componenti di un determinato organo o tessuto. Il loro ruolo è quello di sostituire le cellule che muoiono naturalmente o si danneggiano. Per svolgere questo compito, però, le cellule si devono 'specializzare' con un processo chiamato "differenziazione cellulare".
Cellule che si trasformano, insomma.
Le staminali sono infatti in grado di trasformarsi in diversi tessuti dell'organismo, per esempio in cellule della pelle, oppure nervose, del sangue e via dicendo.
Esistono quattro tipi di staminali:
- Totipotenti, capaci cioè di dare origine a un intero organismo; presenti solo nell'embrione pochi giorni dopo la fecondazione.
- Pluripotenti, in grado di dare origine a tutti i tessuti dell'organismo; presenti solo nell'embrione.
- Multipotenti, capaci di trasformarsi in molti tessuti;
- Unipotenti, in grado di originare un solo tessuto; presenti nell'organismo adulto.
Le cellule staminali adulte possono essere prelevate dal malato stesso, fatte crescere in laboratorio e poi reimpiantate nell'organismo, come avviene nelle cure di importanti malattie genetiche. Oppure, possono essere donate da una persona sana o da un malato.

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Cosa curano
Attualmente, le staminali vengono usate per curare alcune importanti malattie; le cellule utilizzate sono quelle provenienti da organismi adulti o dal sangue del cordone ombelicale, sia per questioni etiche, sia per i risultati pratici che si riescono a ottenere.
Tra le cellule adulte più usate ci sono quelle ematopoietiche, cioè quelle che si trovano nel midollo osseo e che sono capaci di dare origine a tutte le cellule del sangue (globuli bianchi e rossi). Queste vengono usate principalmente nella cura di alcuni tumori del sangue, come le leucemie e i linfomi. E per le stesse malattie vengono usate anche le cellule staminali del cordone ombelicale.
Le cellule della cornea, la membrana più esterna dell'occhio, sono impiegate, invece, per curare alcuni danni della cornea stessa.
Le staminali della pelle, invece, sono usate per curare i grandi ustionati.
Gli scienziati stanno puntando molto sulla ricerca delle cellule staminali, perché sono convinti che nel futuro potrebbero curare anche malattie del sistema nervoso come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e lesioni spinali, oppure dell'apparato cardiovascolare come gli ictus. Si tratta di studi in fase iniziale, che richiederanno molti anni prima di arrivare alla possibilità di utilizzo per queste malattie.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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