La pelle ha una sua memoria: è questa la singolare scoperta in campo medico effettuata dal team di ricercatori della Rockefeller University, guidato dalla biologa Elaine Fuchs, esperta nell’ambito dei meccanismi molecolari
La pelle ricorda. Non è il titolo di un film melenso o di un libro a tinte 'rosa', ma il fulcro della singolare scoperta in campo medico effettuata dal team di ricercatori della Rockefeller University di New York (Usa), guidato dalla biologa, Elaine Fuchs, esperta nell’ambito dei meccanismi molecolari. Lo studio, riportato dalla celebre rivista 'Science', ha evidenziato come la capacità rigenerativa della pelle, dovuta alle caratteristiche intrinseche delle cellule staminali dei tessuti, abbia dei risvolti negativi in termini mnemonici. Un sorta di memoria biologica, infatti, regola la comparsa di malattie della cute in determinate aree, circoscrivendole nelle medesime zone. Per tale motivo, alcune malattie infiammatorie, come la psoriasi, tendono ad attivarsi ciclicamente, anche dopo anni, nella stessa superficie. Come se la malattia conoscesse il territorio su cui muoversi.
Non è una casualità, dunque, ma un effetto collaterale della capacità rigenerativa delle cellule che reintegrano anche informazioni relative ai danni. Tale scoperta decostruisce la diffusa convinzione che la comparsa delle patologie infiammatori
e fosse dovuta a un indebolimento o a una depressione del sistema immunitario, che invece pare non avere un ruolo nella determinazione delle suddette patologie.
La memoria delle cellule staminali della pelle è essenziale: in presenza di un taglio, per esempio, la cute registra l’esperienza e guarirà più velocemente se dovesse ripresentarsi un danno in quella zona. Questa memoria presenta alcuni problemi, in condizioni patologiche, che rendono il tessuto eccessivamente sensibile ai fattori scatenanti ambientali, come lo stress, portando a un’infiammazione cronica.
Per eseguire la ricerca, è stato utilizzato un modello di intelligenza artificiale che ha identificato le specifiche sequenze genetiche su un gruppo di topi. Una volta praticate piccole incisioni, l’Ia ha fornito dati sul comportamento a lungo termine delle cellule, tracciando uno 'storico', definito come una vera e propria 'scatola nera' del percorso di rigenerazione cellulare. L’incoraggiante scoperta potrebbe determinare risultati estremamente positivi: se si agisse su questo diario cellulare, ottenendo risultati rigenerativi scevri dall’impronta infiammatoria, si potrebbero abbassare o addirittura eliminare le possibilità che l’infiammazione si ripresenti. L’esito positivo dei 'trial clinici' sui topi potrebbe presto aprire le porte ai test sull’uomo, che presenteranno chiaramente tempistiche di osservazione molto più lunghe.

QUI SOPRA: LA BIOLOGA AMERICANA, ELAIN FUCHS
AL CENTRO: IL LOGO DELLA ROCKEFELLER UNIVERSITY, PRESTIGIOSO ATENEO IN CAMPO BIOMEDICO
IN APERTURA:UNA FASTIDIOSA FORUNCOLOSI RECIDIVA