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22 Agosto 2017

Nasce il primo embrione artificiale

di Clelia Moscariello - cmoscariello@periodicoitalianomagazine.it
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Nasce il primo embrione artificiale

Sarah Harrison e Magdalena Zernicka-Goetz, due scienziate alla guida del gruppo di studio dell’Università di Cambridge, hanno ottenuto un risultato scientifico eccezionale: una scoperta destinata, probabilmente, a cambiare il mondo

Uno studio effettuato da un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, capeggiato dai dottori Sarah Harrison e Magdalena Zernicka-Goetz, è riuscito a generare il primo embrione artificiale di topo, utilizzando due tipi di cellule staminali ‘embrionali’ partendo da cellule staminali semplici. “Abbiamo notato”, ha spiegato Magdalena Zernicka-Goetz, ricercatrice del dipartimento di Fisiologia, sviluppo e neuroscienze della prestigiosa università britannica, “che sia le cellule embrionali, sia quelle extraembrionali hanno iniziato a comunicare tra loro e si sono organizzate in una struttura simile, anche nei comportamenti, a un embrione”. Lo studio è stato finanziato dal Wellcome Trust e dal Consiglio europeo per la ricerca. E i risultati sono stati pubblicati sulla  rivista ‘Science’. Un'altra grande novità del risultato è l’organizzazione delle cellule in una struttura 3D, che permette di osservare non solo le cellule stesse, ma come queste siano condizionate dalla posizione che occupano. Confrontato con un embrione normale, quello artificiale ha mostrato di seguire lo stesso andamento nello sviluppo e di essere completo sotto tutti gli aspetti, sia nella fase di formazione delle cellule germinali, destinate a diventare ovuli e spermatozoi, sia in quella della cavità amniotica, nella quale l'embrione si sviluppa. L'esperimento permette alla comunità scientifica di comprendere lo sviluppo di un essere vivente al di fuori dall'utero. Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia, ha osservato come questo risultato permetta “non soltanto di osservare lo sviluppo dell’embrione, ma di comprenderne il comportamento a seconda della posizione che essi occupano. Nonostante l'embrione artificiale sia simile a un embrione naturale, per i ricercatori è improbabile che possa svilupparsi per dare origine a un feto sano. Perché questo possa avvenire”, ha aggiunto il professore italiano, “bisogna utilizzare anche le cellule staminali, che permettono la formazione del sacco vitellino la cui rete di vasi sanguigni è indispensabile per nutrire l'embrione”. Intanto, il gruppo di ricercatori dell'Università di Cambridge, si dichiarano soddisfatti: “È solo una possibilità, ma l'embrione artificiale permetterà di comprendere le primissime fasi dello sviluppo embrionale, spiegando il motivo per cui più di due gravidanze umane su tre falliscono. Inoltre, grazie a questa scoperta, potrebbero finalmente essere svelati i meccanismi che sono all'origine di molte malattie, o addirittura le cause dell'infertilità maschile. Tutte le regioni ell’embrione risultavano anatomicamente corrette e sviluppate, nel posto e al momento giusto: senza questa sinergia, la formazione di un essere vivente non avverrebbe correttamente. È un risultato molto importante, poiché viene indicata per la prima volta la possibilità che un embrione possa svilupparsi al di fuori dall’utero, almeno in linea teorica. Pensiamo sia possibile”, ha concluso il team di ricerca, “imitare molti degli eventi che si verificano prima del quattordicesimo giorno dalla fecondazione, usando cellule staminali embrionali ed extra-embrionali umane”. Un risultato grandioso per la zootecnica e per la comunità scientifica, nel campo della vita e nello studio delle malattie dell’embrione. Una nuova frontiera è stata varcata verso la possibilità di creare una vita artificiale. Attendiamo il prossimo passo.

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