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4 Aprile 2020

L'alimentazione in gravidanza determina il sesso del bambino?

di Chiara Scattone
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L'alimentazione in gravidanza determina il sesso del bambino?

Programmare la vita dei figli, fin dalla gravidanza, secondo il libro Origins di Annie Murphy Paul, è possibile. Attraverso studi e testimonianze l'autrice esplora e suggerisce le correlazioni dal punto di vista alimentare che intercorrono tra la madre e il feto

Facendo un giro su internet, tra i siti di libri e librerie virtuali come Amazon è possibile rintracciare studi di ogni genere, manuali di aiuto per genitori e nonni, manuali di educazione alimentare e comportamentale, il galateo del bambino, nonché libri di aiuto per far diventare il figlio una persona allegra o intelligente o autoironica o felice o sicura di sé… Il repertorio è vasto e variegato e in grado di soddisfare tutte le curiosità o le paure di qualsiasi genitore. Probabilmente però, in questa jungla, un libro, uscito recentemente negli Stati Uniti ha suscitato un vivo interesse. Origins di Annie Murphy Paul illustra le correlazioni dal punto di vista alimentare che intercorrono tra la madre e il feto, per cui l’autrice consiglia, per chi vuole sviluppare l’intelligenza nel proprio figlio, di mangiare più pesce. Ma non solo, l’alimentazione condotta durante i nove mesi di gravidanza può avere risvolti decisamente ‘eccezionali’. Secondo uno studio citato dall’autrice e svolto da Fiona Matthews dell’università di Exeter e da due colleghi dell’Università di Oxford, le donne che assumono ogni giorno a colazione dei cereali hanno una maggiore possibilità di concepire un figlio maschio; al contrario le donne, che invece saltano la colazione o mantengono un dieta poco calorica difficilmente riusciranno a sfornare un maschio. La ricerca è stata soggetta, per ovvi motivi scientifici, a diverse critiche, anche perché non sembra vi sia nessuna correlazione scientificamente provata – la soluzione adottata dalla Matthews sembrerebbe essere frutto del caso – che coniughi il sesso del nascituro all’alimentazione seguita durante i primi mesi di gravidanza dalla madre. Certo è che ciò che la donna assume durante i nove mesi viene direttamente assimilato dal feto tramite il cordone ombelicale, ma addirittura rendere responsabile alcuni alimenti del sesso del feto appare più probabilmente un sorta credenza folcloristica post-moderna. Ma Origins affronta anche altre questioni legate al nascituro e al comportamento materno, cercando, per quanto possibile, di trattare determinati argomenti in maniera para-scientifica, rifacendosi pertanto in parte all’esperienza personale di madre della stessa autrice – a proposito dell’induzione del sesso del feto attraverso l’assunzione di cereali ogni mattina, Annie Murhy Paul ammette ironicamente di aver mangiato tutti i giorni a colazione durante la sua seconda gravidanza la crusca di uvetta e di aver dato alla luce un maschio – in parte seguendo le ricerche scientifiche condotte da diversi ricercatori e specialisti del settore. Il risultato è un libro, a cavallo tra un saggio scientifico ed un manuale di auto-aiuto, nel quale rintracciare argomenti seri e informazioni utili per le donne in gravidanza, come ad esempio i risultati di uno studio americano condotto da alcuni esperti secondo i quali un moderato livello di stress durante la gravidanza può garantire la placidità dell’ambiente uterino e non solo, secondo quanto riportato in via informale da una ricerca dell’esperta della Johns Hopkins, Jane Di Pietro, i neonati di due settimane nati da madri, che durante la gravidanza hanno vissuto esperienze relativamente stressanti, presentano uno sviluppo nella conduzione neuronale più rapida, segno questo di una maturazione cerebrale. Una cosa sembra essere certa: il feto non è certo un essere inerte, bensì una creatura reattiva e dinamica, capace di adattarsi e di ‘reagire’ alle situazione che coinvolgono la madre. Una donna può influire con il proprio comportamento quotidiano sul percorso evolutivo del nascituro, attraverso il regime alimentare perseguito, attraverso le emozioni e le sensazioni vissute, i traumi subiti. Per cui, se tutto l’ambiente che circonda e il modo in cui noi stesse riusciamo a interpretarlo e a farci condizionare da esso, può influire direttamente o indirettamente sul nostro feto, allora possiamo fin dalle prime settimane maturare un progetto di controllo più a lungo termine sulla nostra prole?


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