Il mensile di informazione e approfondimento che
intende riunire culturalmente il nostro Paese nel pieno rispetto di tutte le sue tradizioni, vocazioni e ispirazioni ideologiche e politiche.
diretto da Vittorio Lussana
Area Riservata
14 Agosto 2026

Ripartire dal corpo per guarire la mente

di Virginia Imbriani
Condividi
Ripartire dal corpo per guarire la mente

La psicoterapia resta un pilastro fondamentale nei percorsi di euilibrio mentale, ma un cervello in sofferenza spesso ha perduto anche la percezione della propria forza, vitalità e forma: se non si riaccende il motore ‘fisico’, la mente fa immensamente più fatica

Negli ultimi studi fatti da trainer, nutrizionisti e psicologi hanno riscontrato che il vero cambiamento mentale parte dal corpo e dalla 'ghisa'. Cosa vuol dire questo? Per decenni, il paradigma è stato uno solo: se stai male 'dentro', lavora 'dentro'. Pertanto, ansia, periodi di calo emotivo, perdita di autostima o stress profondo venivano affrontati quasi esclusivamente "dall'alto verso il basso" (quello che le neuroscienze chiamano: "Approccio top-down", ndr). La ricetta classica? Sdraiarsi su un lettino o un divano, parlare, meditare, fare introspezione. Cercare, insomma, di convincere la mente a stare bene per poi, forse, ritrovare la forza di rimettere in sesto la propria vita e il proprio corpo. Oggi la scienza clinica e le neuroscienze applicate stanno dimostrando che questo approccio, da solo, è incompleto. La vera rivoluzione moderna viaggia nella direzione opposta: dalla periferia al centro, dal corpo alla mente. Non stiamo consigliando di 'snobbare' la psicoterapia, che resta un pilastro fondamentale nei percorsi di salute mentale, ma di capire che un cervello in sofferenza abita, spesso, un corpo che ha perso percezione di forza, vitalità e forma. E se non si riaccende il 'motore fisico', la mente fa immensamente più fatica a ripartire.
 
AlcuEsercizi_corpo_mente.jpgne recenti ricerche, effettuate dalla Washington University School of Medicine di St. Louis, hanno confermato tale approccio: la forza muscolare è importante per dare un segnale positivo al cervello. Quando una persona sta attraversando un periodo 'buio', il senso di debolezza non è solamente un’idea mentale: diventa una sensazione fisica. Ci si sente fragili, 'svuotati', incapaci di impattare sul mondo. Cosa succede quando questa stessa persona viene guidata in palestra e impara a sollevare un 'carico' che credeva impossibile? Si genera un 'cortocircuito' positivo nel sistema nervoso. Il lavoro di controresistenza, l'allenamento con i pesi orientato alla forza e all'ipertrofia invia al cervello segnali propriocettivi e ormonali potentissimi. Non è solo una questione di endorfine o serotonina: l'allenamento di forza stimola il rilascio di Bdnf (Brain-Derived Neurotrophic Factor, ndr). Una sostanza che favorisce la plasticità cerebrale e riduce i marcatori dell'infiammazione sistemica, spesso associati agli stati depressivi.

Ma c'è di più: il cervello impara per esperienza diretta, non per teoria. Vedere un bilanciere e riuscire a sollevarlo sviluppa la cosiddetta self-efficacy (l'autoefficacia): la convinzione profonda di poter superare un ostacolo. Se il mio corpo dimostra di essere forte sotto un 'carico' fisico, il mio cervello inizia a credere di poter reggere anche quello emotivo. In passato, si è commesso l'errore di demonizzare l'aspetto estetico, considerato come un elemento superficiale. Ma guardarsi bene allo specchio, indossare abiti che valorizzano la figura, curare il proprio corpo, truccarsi o cercare una composizione corporea più tonica e magra non è una vanità velleitaria: è riappropriazione di sé. Il modo in cui ci presentiamo al mondo influenza direttamente la nostra postura, la nostra chimica interna e l'atteggiamento verso gli altri.

Un percMorale_alto_in_palestra.jpgorso mirato, guidato da un personal trainer competente, che sa programmare l'allenamento e da un nutrizionista che struttura un piano sostenibile provoca esattamente questo:
1) ricostruisce l'immagine corporea: passare dal sentirsi "fuori forma" al vedersi tonici cambia l'impatto visivo quotidiano davanti allo specchio;
2) crea routine e disciplina: l'allenamento e la nutrizione restituiscono il controllo al soggetto. In un momento in cui la vita sembra caotica, controllare cosa si mangia e come ci si muove dona una struttura più solida anche in termni di personalità;
3) Restituisce dignità al proprio ruolo nel mondo: per una donna o per un uomo, tornare a piacersi e a vestirsi con gusto è, spesso, il primo passo per uscire dal 'guscio' dell'isolamento e della depressione.

Chiarito tutto questo, è anche importante sottolineare che il professionista del fitness, oggi, non è più un semplice 'personal trainer' di esercizi: è un operatore del benessere, che lavora in sinergia con la salute mentale. Chi soffre di ansia o di cali d'umore non sempre ha bisogno di altra introspezione mentale: spesso ha un disperato bisogno di azione corporale. Ha bisogno di sentire i muscoli che lavorano, di percepire la stabilità dei piedi a terra durante uno 'squat', di vedere i centimetri che cambiano e lo specchio che rimanda un'immagine forte, elegante, curata. I problemi quotidiani non scompaiono magicamente con una serie di 'stacchi da terra', ma l'atteggiamento con cui si affrontano cambia radicalmente. Perché quando impari a percepire il tuo corpo come una macchina forte, bella e capace di resistere alla fatica, smetti di sentirti una vittima delle circostanze. Partire dal corpo per guarire la mente non è una 'scorciatoia': è la strada fisiologica più concreta che la scienza moderna ci ha messo a disposizione. Virginia_in_spiaggia.jpg



Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
EDITORE: Compact edizioni divisione di Phoenix associazione culturale