Luci e ombre del nostro sistema sanitario nazionale nel report di Medici del mondo
Liste d’attesa con numeri vertiginosi, definanziamento del settore e una costante carenza di personale, in fuga verso poli privati o addirittura esteri: è uno scenario a tinte fosche quello descritto dal report stilato dalla Ong 'Medici del mondo', presentato lo scorso 11 giugno presso la sala stampa della Camera dei deputati, che fotografa una realtà senza filtri della situazione sanitaria in Italia. L’evento, moderato dalla giornalista e coautrice del rapporto, Federica Pennelli, ha fin da subito introdotto il focus contenuto nel titolo 'La misura della disuguaglianza': una precisa rappresentazione di un servizio sanitario in crisi profonda, aggrovigliato su se stesso e caratterizzato da disparità evidenti.
“Nel 2024 quasi 6 milioni di persone, il 10% della popolazione, hanno rinunciato almeno ad una prestazione sanitaria necessaria”, ha sostenuto in videocollegamento Elisa Visconti, direttrice di 'Medici dal mondo', che ha aggiunto come "il settore privato sia passato dall’essere un sistema di supporto a un vero e proprio 'competitor' che garantisce servizi ad una parte d
ella popolazione, quella più agiata, favorendo l’allargamento del divario tra più o meno abbienti". L’inefficienza della macchina sanitaria risulta determinante nell’allungamento delle liste d’attesa, con risultati nefasti nei casi di 'screening' legati alle malattie oncologiche, sulle quali il report pone la sua lente d’ingrandimento. “La spesa sanitaria non è la priorità, anzi lo è la riduzione della stessa”, ha affermato Mario Braga, vicedirettore di 'Medici del mondo'. La revisione al ribasso dei fondi destinati alla sanità attraversa tutti i governi che si sono succeduti da almeno 20 anni, causando ritardi delle visite, cancellazioni e ha determinato l’aumento esponenziale del fenomeno della migrazione sanitaria verso le regioni più virtuose.
“Le profonde disomogeneità territoriali", ha dichiarato Mario Braga, "sono state rese più evidenti dalla vicenda pandemica del Covid, che ha alimentato una sofferenza nelle regioni del sud Italia con il risultato di spingere l’utenza verso altre regioni oppure verso il settore privato”. Nella sua conclusione, il vicedirettore di 'Medici del mondo' ha inoltre evidenziato "le differenze territoriali dal punto di vista strutturale ed organizzativo, strettamente connesso con la situazione economica delle famiglie del mezzogiorno e del sud Italia".
I dati, corroborati dalle rilevazioni dall'Associazione Svimez rappresentata nel panel dalla dottoressa Serena Caravella, dichiarano la scarsa copertura dei livelli basilari di assistenza (screening oncologici): “La mobilità sanitaria oncologica indica come il 24% dei malati del sud sia costretto a curarsi fuori dalla propria regione di appartenenza”, ha affermato la Caravella, che ha sottolineato come "la ripartizione delle risorse nelle regioni, unite ad una diversa gestione del gettito fiscale autonomo rischiano di ampliare un divario tra nord e sud su molteplici fronti, non ultimo quello sanitario. Un puzzle sconnesso, che non viene monitorato e supervisionato da una presenza politica che indugia nel porre il diritto universale alla salute al centro della propria agenda".
La ris
posta istituzionale è arrivata dall’on. Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera dei deputati, che ha posto l’accento sulla necessità di "mantenere e garantire l’universalità del sistema sanitario nazionale attraverso una proposta di maggiore agevolazione della carriera accademica e attraverso l’abolizione del numero chiuso per le facoltà di medicina in modo di avviare un ricambio necessario ai continui turnover".
Il check-up della sanità italiana condotto da 'Medici del mondo' ha insomma evidenziato criticità note e qualche possibile terapia: dall'ampliamento della platea agli studi medici, fino all'ingresso di nuovi investitori. Le ricette sul tavolo non mancherebbero. Ma il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare le idee emerse nel dibattito in risposte efficaci, per continuare a garantire e a salvaguardare il cardine fondamentale dell’articolo 32 della nostra Costituzione.
