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7 Aprile 2020

L'evoluzionismo, nuova frontiera della psicoanalisi

di Vittorio Lussana
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L'evoluzionismo, nuova frontiera della psicoanalisi

La psicoanalisi è in crisi? E perché? Ci siamo ormai assuefatti a una banalizzazione di questa scienza, senza chiederci se l'abbiamo interpretata come una serie di concezioni acquisite e di ‘schematismi’ di carattere ideologico-religioso? È quanto abbiamo chiesto al professor Giordano Fossi* autore del magnifico saggio: Una proposta evoluzionista per la psicoanalisi, pubblicato per i tipi della FrancoAngeli edizioni.


Professor Fossi, la psicoanalisi è veramente in crisi? “Occorre fare una distinzione fra crisi teorica e crisi professionale: per quanto riguarda la prima, ormai il mondo scientifico ha posto la psicoanalisi fra le ‘pseudoscienze’ ed ha smesso di occuparsene. Io sono d’accordo con Home, uno psicoanalista che, nel 1966, sul Giornale ufficiale della psicoanalisi internazionale (IPA), scrisse che, con la teoria sull’inconscio, è stata fatta un’operazione religiosa. La crisi è invece meno evidente sul piano professionale, ma questo vuol dir poco se pensiamo al successo dell’astrologia, della chiromanzia o di cose simili…”.

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E come è stata possibile una simile regressione per una materia con pretese scientifiche sviluppata, oltretutto, da un ebreo ateo? “Credo per due grossi equivoci: il primo è stato quello di attribuire all’inconscio un’esistenza reale, dotandolo di contenuti e di modalità funzionali sue proprie. In assenza di qualunque ref erente concreto, ognuno ha finito col descriverlo come preferiva, proprio come è successo con Dio. Per dare un’idea di come la pensava Freud, ora affermava che equivalesse al cervello, altre volte che era qualcosa di completamente diverso. Il secondo equivoco, poi, riguarda la dipendenza dalla neurologia ottocentesca, che collocava le idee dentro il cervello (per Freud fra un neurone e l’altro), idee che venivano attivate da una energia con caratteristiche qualitative (per Freud di natura sessuale, il che spiegava la natura sessuale di ogni comportamento) e che, per risolvere l’ideazione dietro alle idee conscie, si ponevano quelle inconscie, esattamente come per il calore nel ‘700, che veniva spiegato dalla esistenza del ‘caloricum’…”.


Perché questi errori non sono stati corretti? “Proprio qui sta l’equivoco: Freud presentò la propria teoria come derivata dall’esperienza clinica, convinto della sua validità poiché veniva accettata dai pazienti e perché era in grado di spiegare tutto proprio come fanno le religioni o la teoria delle fate. Inoltre, esisteva - ed esiste tuttora - un grande interesse personale a non farlo: dietro la astrusa fumosità dei concetti, l’impianto teorico era semplicissimo, poteva essere imparato in un paio di giorni e non v’era possibilità di essere confutati in quanto, se le cose non tornavano a livello conscio, si poteva sostenere che ciò fosse possibile a livello inconscio. Questo conferiva agli psicoanalisti la omniscenza, grande prestigio e facilità di lauti guadagni”.


È possibile uscire da una crisi del genere? E come? “Certo. Sono quarant’anni che un gruppo di psicoanalisti lo sta indicando: occorre sostituire la teoria ottocentesca sulla quale si fonda la psicoanalisi attuale con la neurobiologia e l’evoluzionismo moderno. Secondo questi sistemi scientifici, infatti, parlare dell’esistenza concreta di un inconscio come fosse un organo diverso dal cervello è “una bestemmia”. Ciò che dobbiamo invece spiegare è come siamo giunti, solo noi uomini, a raggiungere la consapevolezza riflessiva. Teniamo presente che, così facendo, non ci sarà affatto bisogno di rinunciare ai classici concetti psicoanalitici come ‘transfert’, ‘resistenze’ e ‘interpretazione dei sogni’, bensì potranno essere riformulati all’interno di una coerente visione scientifica. Freud stesso, in una fase di coerenza scientifica (1926), fondò l’identità scientifica della psicoanalisi sull’evoluzionismo, poiché lo riteneva utile per la pratica clinica e promise di farlo insegnare nelle scuola di psicoanalisi. Ma poi non ne fece più nulla, inaugurando una linea di condotta tuttora operante: nell’impossibilità di muovere serie obiezioni alle proposte fatte da chi segue i paradigmi della scienza moderna, in termini pratici le si ignora, oppure si cerca nella scienza quei punti che potrebbero suonare a conferma di teorie di per sé inaccettabili”.


Da cosa derivano questi stretti legami fra psicoanalisi ed evoluzionismo? “Freud prese da Darwin molti concetti ( Jones lo definiti: Il Darwin della mente). Inoltre, le due discipline hanno lo stesso oggetto di studio: la radice inconscia dei nostri motivi coscienti. Freud interpretò la questione ponendo dietro ai motivi consci quelli inconsci, mentre Darwin li fece risalire alla ‘filogenesi’. In sintesi, in ogni essere vivente le caratteristiche del nostro cervello (cioè dell’ideazione e del comportamento) sono quelle che nei milioni di anni sono state selezionate perché in grado di far sopravvivere e riprodurre le specie che hanno preceduto quelle attuali. Si tratta di un principio che neppure la Chiesa cattolica mette in dubbio: vedi il recente dossier sulla evoluzione pubblicato da ‘Vita pastorale’….”.


Questo nuovo approccio è valido anche nella prospettiva psicoterapeutica? “Prima di risponderle, devo correggere un paio di errori che gli psicoterapeuti tendono a commettere sul piano teorico, ma non su quello clinico: sostenere che in psicoterapia agisca un solo fattore psicoterapeutico, quello dalla propria o di altre scuole (sembra siano più di 800), ritenendo che, grazie a questo fattore psicoterapeutico, si ottenga la guarigione delle malattie mentali. Se invece realisticamente accettassimo che in ogni forma di psicoterapia agiscano molteplici fattori terapeutici (a cominciare dalla soddisfazione di alcuni bisogni) e che i risultati che possiamo ottenere sono diversi, l‘evoluzionismo assume un’importante funzione psicoterapeutica. Con la psicoterapia che utilizza i concetti della psicologia evoluzionista possiamo dunque aiutare i soggetti a conoscere meglio se stessi e gli altri, a migliorare le proprie capacità affettive e di ragionamento, ad affrontare meglio le difficoltà della vita (fra queste le malattie psichiatriche) e i rapporti interpersonali. Io penso che Grinde, quando ha pubblicato, nel 2002, il libro “Felicità Darwiniana”, abbia esagerato. Ma, di sicuro, possiamo tutti imparare a vivere meglio”.


E per il futuro? “Sono in fase di studio dei nuovi seminari annuali di psicoanalisi evoluzionista presso il Centro fiorentino di studio dell’evoluzionismo che, senza scopo di lucro, chiederà il riconoscimento di una Scuola omonima. Trattandosi di scegliere fra scienza e ‘pseudoscienza’, il Ministero per la Ricerca scientifica non dovrebbe aver dubbi. Ma siamo in Italia… 

*Giordano Fossi, libero docente in Neurologia e psichiatria, è docente di ruolo in Psicoterapia, Psichiatria e Psicopatologia presso le Facoltà di Medicina e di Scienze della formazione. Membro ordinario e didatta della Società italiana di psicoanalisi, è autori di numerosi libri e articoli.


LINK UTILI: www.psicoanalisi-evoluzionista.com


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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