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21 Novembre 2017

La Cina twitta su Weibo

di Francesca Buffo
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La Cina twitta su Weibo

Si chiama Weibo ed è il microblogging cinese che sfida Twitter. Conta 300 milioni di utenti cinesi registrati, confermandosi come uno dei siti più popolari del Paese. Tuttavia, malgrado l'ampio successo della piattaforma, il microblog ha un limite enorme: la discussione pubblica è controllata dallo Stato e dalle compagnie di telecomunicazione. 

Si chiama Weibo ed è il microblogging cinese che sfida Twitter. Ad oggi conta 300 milioni di utenti cinesi registrati, confermandosi come uno dei siti più popolari del Paese. Tuttavia, malgrado l'ampio successo della piattaforma il microblog ha un limite enorme: la discussione pubblica è controllata dallo Stato e dalle compagnie di telecomunicazione. 
In Cina, dove Twitter è censurato dalle autorità, spezzare il monopolio dell'informazione è un'impresa ardua. Un caso emblematico, a riguardo, è stato l'incidente dei treni ad alta velocità avvenuto prima dell'estate nel sud della Cina, a Wenzhou. A causa della copertura mediatica scandalosa da parte dei media ufficiali, ben presto i cinesi hanno iniziato diffondere le proprie contro inchieste sul twitter locale, finendo per mettere in evidenza le falle informative sul reale numero dei morti, sulle cause dell'incidente e sulla più generale censura operata dalle autorità per quanto riguarda la comunicazione sull'evento. Tutto ciò ha generato un risveglio della coscienza civile e alimentato l'indignazione generale nella popolazione (che generalmente è poco interessata a vicende catalogate in odore di politica). 
Che la metà degli oltre 480 milioni di utenti Internet cinesi usi Weibo comincia a interessare anche le autorità che guardano al fenomeno con un misto di entusiamo e preoccupazione. I vertici del partito sono spaventati da questo nuovo mezzo di comunicazione che non riescono a controllare, soprattutto in vista del cambio di leadership che avverrà nel 2012. Solitamente nella corsa alle elezioni dei rappresentanti popolari i candidati indipendenti sono osteggiati dal Partito. Quest'anno però – come ha dichiarato Li Fan, direttore del World and China Institute, al Washingt on Post – più di cento aspiranti politici privi di patrocinio del partito hanno annunciato le loro intenzioni su Weibo. 
Il partito, sempre molto attento al polso sociale della sua popolazione, ha compreso l'importanza dello strumento e ha richiesto a gran voce una maggiore presenza da parte dei politici su Weibo, proprio per contrastare la vulgata sempre più contraria ai dettami ufficiali. Ma le notizie in Rete si accavallano e gli internauti cinesi sono avidi lettori e commentatori. 
Sempre i microblogger hanno dato per primi la notizia degli scandali che hanno portato alle dimissioni di alcuni funzionari di partito corrotti. Inoltre, spesso le chiacchiere trovano una via per diventare azioni. Vedi le proteste scoppiate lo scorso agosto a Dalian che hanno portato alla chiusura di una fabbrica petrolchimica. 
È di soli pochi giorni fa la notizia che a Wukan, nel Guangdong, circa 5mila persone si sono riversate nelle strade per protestare contro gli abusi della dittatura, la mancanza di democrazia e le promesse non mantenute dall´amministrazione comunista. Brogli elettorali, espropriazione delle terre e disumane condizioni di lavoro sono le scintille che sempre più spesso innescano questo tipo di rivolta. Indispensabile strumento per convocare e organizzare le manifestazioni è appunto Weibo, sul quale vengono poi spesso pubblicate le immagini che documentano il malcontento popolare e la repressione delle forze dell´ordine.

In uno Stato autocratico, in cui è proibito l'interesse per la cosa pubblica, Wibo è la voce della società civile. Essere coinvolti vuol dire rompere il silenzio e mettere in pratica i diritti civili. Pubblicare un messaggio legato ai diritti o sfidare chi esercita il controllo “ri-postando” ciò che viene censurato, sono entrambe azioni della collettività. Un aiuto per la lenta formazione della società civile cinese che ancora non è completamente maturata. Certo osservare ciò che accade su Weibo, non può ancora cambiare la Cina. Però ha già modificato il dibattito pubblico in Cina.

Si chiama Weibo ed è il microblogging cinese che sfida Twitter. Ad oggi conta 300 milioni di utenti cinesi registrati, confermandosi come uno dei siti più popolari del Paese. Tuttavia, malgrado l'ampio successo della piattaforma il microblog ha un limite enorme: la discussione pubblica è controllata dallo Stato e dalle compagnie di telecomunicazione. 

In Cina, dove Twitter è censurato dalle autorità, spezzare il monopolio dell'informazione è un'impresa ardua. Un caso emblematico, al riguardo, è stato l'incidente dei treni ad alta velocità avvenuto prima dell'estate nel sud della Cina, a Wenzhou. A causa della copertura mediatica scandalosa da parte dei media ufficiali, ben presto i cinesi hanno iniziato a diffondere le proprie controinchieste sul twitter locale, finendo per mettere in evidenza le falle informative sul reale numero dei morti, sulle cause dell'incidente e sulla più generale censura operata dalle autorità per quanto riguarda la comunicazione sull'evento. Mentre all'estero quasi tutti hanno preso per buoni i numeri, 40, 43 secondo la Reuters, dei morti e le cause dell'incidente – un fulmine – in Cina tutto ciò ha generato un risveglio della coscienza civile e alimentato l'indignazione generale nella popolazione (che generalmente è poco interessata a vicende catalogate in odore di politica). 

140 caratteri possono cambiare la democrazia?
Che la metà degli oltre 480 milioni di utenti Internet cinesi usi Weibo comincia a interessare anche le autorità, che guardano al fenomeno con un misto di entusiamo e preoccupazione. I vertici del Partito sono spaventati da questo nuovo mezzo di comunicazione, che non riescono a controllare, soprattutto in vista del cambio di leadership che avverrà nel 2012. Solitamente, nella corsa alle elezioni dei rappresentanti popolari, i candidati indipendenti sono osteggiati dal Partito. Quest'anno però – come ha dichiarato Li Fan, direttore del World and China Institute, al Washington Post – più di cento aspiranti politici privi di patrocinio del Partito hanno annunciato le loro intenzioni su Weibo. Il Pcc, sempre molto attento al polso sociale della sua popolazione, ha compreso l'importanza dello strumento e ha richiesto a gran voce una maggiore presenza da parte dei politici su Weibo, proprio per contrastare la vulgata sempre più contraria ai dettami ufficiali. Ma le notizie in rete si accavallano e gli internauti cinesi sono avidi lettori e commentatori. Sempre i microblogger hanno dato per primi la notizia degli scandali che hanno portato alle dimissioni di alcuni funzionari di Partito corrotti. Inoltre, spesso le chiacchiere trovano una via per diventare azioni. Vedi le proteste scoppiate lo scorso agosto a Dalian, che hanno portato alla chiusura di una fabbrica petrolchimica. È di soli pochi giorni fa la notizia che a Wukan, nel Guangdong, circa 5 mila persone si sono riversate nelle strade, per protestare contro gli abusi della dittatura, la mancanza di democrazia e le promesse non mantenute dall'amministrazione comunista. Brogli elettorali, espropriazione delle terre e disumane condizioni di lavoro sono le scintille che sempre più spesso innescano questo tipo di rivolta. Indispensabile strumento per convocare e organizzare le manifestazioni è appunto Weibo, sul quale vengono poi spesso pubblicate le immagini che documentano il malcontento popolare e la repressione delle forze dell´ordine. In uno Stato autocratico, in cui è proibito l'interesse per la cosa pubblica, Wibo è diventata la voce della società civile. Essere coinvolti, vuol dire rompere il silenzio e mettere in pratica i diritti civili. Pubblicare un messaggio legato ai diritti o sfidare chi esercita il controllo. “ri-postando” ciò che viene censurato, sono entrambe azioni della collettività. Un aiuto per la lenta formazione della società civile cinese, che ancora non è completamente maturata. Certo, osservare ciò che accade su Weibo non può ancora cambiare la Cina. Però, ne ha già modificato il dibattito pubblico. 


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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