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22 Febbraio 2018

Anastasia Sciuto: con 'Le onde' un passo verso la 'recherche' infinita

di Giuseppe Lorin
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Anastasia Sciuto: con 'Le onde' un passo verso la 'recherche' infinita

Un ricordo affettuoso nei confronti dell'attrice catanese, per dare l'ultimo saluto a una regista piena di passione, che ha lasciato alcune ‘perle rare’ della cultura teatrale più elevata

Oggi vogliamo raccontare uno dei sogni più belli di Anastasia Sciuto, che il 24 gennaio 2018, a soli 37 anni, si è addormentata. Gli amici, in questi giorni, scrivono dal suo profilo. Loro, che le sono stati vicino in questa ultima parte della sua vita, stanno cercando di raggiungere tutti. Le ultime giornate di Anastasia sono state molto intense: in alcuni momenti, ci ha regalato, assieme ai suoi sorrisi più luminosi, il suo umorismo unico. Ma queste situazioni si alternavano a momenti di consapevolezza del suo essere sempre più stanca. Spesso, chiedeva di riposare il più possibile per non affaticarsi, o cercava di dormire più che poteva. Nel sonno, forse si sentiva più tranquilla. Ed è proprio nel sonno che se ne è andata. Senza soffrire più. Il suo ultimo respiro ha sfiorato le sue labbra pochi giorni fa. E se ne è andata nei suoi sogni, lasciandoci tante cose vere, semplicemente belle, folli e geniali com'era lei. Ci abbracciamo insieme a lei, piangendo e sorridendo nello stesso momento, per tutto ciò che ci ha legati e che ci legherà per sempre.

Anastasia Sciuto, nel 2009 aveva vinto il Premio nazionale delle Arti per la recitazione, presentando il poema di Virginia Woolf, ‘Le onde’, innanzi a un pubblico scelto e di intenditori del Teatro Studio ‘Eleonora Duse’, fucina e vetrina delle nuove idee teatrali e sede indiscussa di rappresentanza per gli spettacoli dell’Accademia nazionale di Arte drammatica 'Silvio D’Amico'. L’accurata ricerca sul testo della Woolf e le stressanti prove alle quali erano stati sottoposti tutti i giovani attori diretti dalla giovanissima regista approdarono alla realizzazione di uno spettacolo originale e suggestivo, in cui protagonista indiscusso è il pensiero, il ricordo, l’astrazione totale. Il monologo, il soliloquio, il recitativo puro diventano onde del pensiero, che immancabilmente ci avvicinano sempre più verso quel salto nel nulla tanto amato da Saffo. La scenografia, voluta per ricordare una giungla di bambù, era sinonimo e metafora di intricate sinapsi della mente, riportandoci alle lezioni scolastiche di latino e alle corse in palestra, dove il quadro svedese era di sfondo con la sua numerologia: ‘6x4’. Il tempo si differenzia per l'assenza di una cronologia precisa. E la narrazione procede attraverso spostamenti in avanti e all'indietro nel tempo, proprio come i flussi e i riflussi, come le onde, assieme ai pensieri e ai ricordi suscitati dall'ambiente circostante. ’Le onde’ era, indubbiamente, il romanzo più sperimentale della scrittrice britannica, essendo strutturato sottoforma di soliloqui dei sei protagonisti della storia: Bernard, Susan, Rhoda, Neville, Jinny e Louis. Altrettanto importante è il settimo personaggio del libro, Percival. In questo studio sul romanzo della Woolf, per ciò che riguardava gli interpreti, la scelta della regista, anche lei interprete di ruoli come Bernard-Virginia, era stata più che accurata. E la loro fisicità ben si sposava con gli stilemi delle opere di Virginia Woolf, poiché Diletta Acquaviva, Vincenzo D’Amato, Desy Gialuz, Massimo Odierna, Marco Palvetti, Fiorenza Potenza e Sara Putignano rispondevano in pieno alle aspettative delle critiche più crudeli, lasciando tutti disarmati di fronte alla realizzazione teatrale, alla capacità di sperimentazione e all’autonomia creativa di Anastasia Sciuto, la regista. Tutti si rivelarono all’altezza dell’ostico ‘poema’ della Woolf. E l’assistente alla regia, Alessandro Meringolo, con la sua precisione segnatoria di ogni singolo movimento scenico voluto dalla regista, contribuì all’ottima lettura dello spettacolo, facendo rispettare regole e ruoli agli scalmanati attori. In sostanza, la Woolf utilizza la tecnica del ‘flusso di coscienza’ per far parlare i propri personaggi. Dunque, Anastasia Sciuto pose a noi questa problematica realizzativa nella maniera più semplice possibile, tanto da risvegliare nello spettatore il desiderio di rileggere l’opera della Woolf senza incutere paure di sorta. E risultò spontaneo porsi la domanda: "Ma chi ha più paura di Virginia Woolf, dopo questa realizzazione teatrale di Anastasia Sciuto"? In quello spettacolo, evidente era la sperimentazione per lasciare inalterati i concetti dell'individualità, dell'io e della comunità. Niente male anche l’inserimento nel testo di riflessioni filosofiche proprie della regista-autrice, che giocava con la voce aiutata, a tratti, dall’amplificazione fonica. Ogni personaggio era ben distinto dagli altri. E la regia di Anastasia fece sì che si seguisse la loro vita dall'infanzia fino alla maturità, proprio come nell’intento della Woolf nel suo scritto. Per questa ragione è stato accostato a un altro grande romanzo della letteratura di quegli anni, il 'Ritratto dell'artista da giovane' di James Joyce, dove si narra il risveglio intellettuale, filosofico e religioso del giovane Stephen Dedalus, che comincia a interrogarsi e a ribellarsi contro le convenzioni della società bigotta nella quale è cresciuto. Alla fine andrà a Parigi per fare l’artista. Qui ci piace ricordare un’altra suggestiva messa in scena di Anastasia Sciuto, ammirata a Spoleto durante il Festival dei Due Mondi al Teatro delle 6: l'Illusion Comique di Pierre Corneille, in cui la saggia, originale e creativa regia della Sciuto riuscì a concentrare tutti i generi teatrali con la sperimentazione di contaminazione dei diversi linguaggi espressivi drammaturgici. Grazie alle stesse tecniche descrittive operate da James Joyce in Irlanda, da Marcel Proust in Francia e Italo Svevo in Italia, Virginia Woolf abbandonò la tecnica di narrazione tradizionale per svilupparne una più moderna, portando l’attenzione del romanzo al monologo interiore del soggetto in questione, eliminando così la forma comune di dialogo diretto e la struttura tradizionale della trama. Possiamo augurarci di veder realizzato il sogno di molti registi di mettere in scena con successo, se non tutta, almeno in parte ‘A la recherche du temps perdu'? In ogni caso, nella messa in scena del romanzo ‘Le onde’, con la meditazione sui temi del flusso e del riflusso del pensiero, del ricordo, del tempo, della morte e della vita, Anastasia Sciuto si rivelò una delle più originali e suggestive creatrici della scena drammaturgica del nuovo millennio, come poi confermato in altre opere teatrali messe in scena con un estro che riusciva a dare una narrazione straordinariamente fantasiosa e simbolica all’opera di Virginia Woolf. Nel ricordo di Anastasia Sciuto si confida in una nuova messa in scena, nel rispetto delle linee guida geniali della ‘piccola’ che ci ha prematuramente lasciato. A maggio 2018, l’associazione di promozione sociale 'Le Ragunanze', nel V anno dell’omonimo Premio internazionale per la poesia, la narrativa e lo ‘short movie’, consegnerà la Targa ‘Anastasia Sciuto’ a un giovane talento dell’arte drammatica, cinematografica e televisiva, nel plauso dell’impegno artistico della giovane.

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NELLA FOTO: L'ATTRICE E REGISTA TEATRALE, ANASTASIA SCIUTO

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