A Milano, il ‘Museo Temporaneo delle Esperienze’ ha stravolto il concetto di performance, senza un vero inizio né fine: un ‘loop’ di tre giorni, in cui il pubblico è diventato parte intgrante dell’opera
Lo scorso dicembre, gli spazi di Base Milano si sono trasformati in un organismo vivo: un luogo in cui le idee non erano semplicemente esposte, ma respiravano, cambiavano, reagivano. Tutto questo è stato rappresentato del Museo Temporaneo delle Esperienze, il nuovo progetto presentato dal Cimd (Centro internazionale di movimento e danza, ndr) all’interno della residenza artistica 'Erbacce', che ha riunito sei giovani performer under 35 in un ambiente di lavoro condiviso, aperto e radicalmente in relazione con chi guarda.
Non una
rassegna e non un museo in senso tradizionale, ma una serie di performance 'in loop', senza un vero inizio, né una fine, con il pubblico che era libero di entrare, uscire, tornare, spostarsi da una pratica all’altra, diventando parte attiva di un processo in continua mutazione. Un modo per ribaltare la distanza tra palco e platea, restituendo alla danza la sua natura più autentica: un incontro.
Sin dal 2 dicembre i sei artisti – Chiara Casiraghi, Giacomo De Luca, Silvia Galletti, Martina Gambardella, Elia Pangaro e Pablo Rizzo – hanno lavorato fianco a fianco con tutor di grande esperienza, come Daniele Albanese, Franca Ferrari, Francesca Foscarini, Francesca Grilli, Daniele Ninarello e Stefano Tommasini. Un confronto generazionale, che ha messo in moto un modello di creazione basato sulla contaminazione e sul dialogo. Alla base del progetto, un principio chiaro: l’arte esiste davvero solo quando incontra qualcuno. “Lo sguardo dello spettatore modifica il lavoro dell’artista”, ha spiegato la direttrice Franca Ferrari, “e questo incontro non è accessorio: è costitutivo dell’atto artistico”.
Il Museo Temporaneo delle Esperienze ha dato corpo proprio a questo passaggio: mostrare la danza mentre accade, nel suo stato più fragile e più potente, condividendo pratiche, dubbi, tentativi, intuizioni. Un modo per restituire al pubblico non un prodotto, ma un processo.
Cimd, fondato nel 1981 da Franca Ferrari, porta avanti da anni un lavoro pionieristico sulla ricerca performativa: dal festival 'Più che danza' ai percorsi di professionalizzazione come 'Erbacce', nato dall’incontro con il coreografo Daniele Ninarello e il cultural manager, Gianluca Cheli. Il progetto è sostenuto dal MiC e dalla Siae nell’ambito di 'Per chi crea', con il contributo del Comune di Milano e il patrocinio di Fondazione Cariplo.

LE FOTO UTILIZZATE NEL PRESENTE SERVIZIO GIORNALISTICO SONO DI EMANUELE PADOVANI