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28 Gennaio 2023

Sopravvivere di cultura

di Marcello Valeri
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Sopravvivere di cultura

Gli occupati nel comparto artistico e culturale in piazza a Roma nella manifestazione nazionale per denunciare la crisi del settore e rivendicare la loro dignità

Il 27 giugno scorso, a Roma, in piazza Santi Apostoli, i lavoratrici e i lavoratori dell’arte, dello spettacolo e della cultura hanno portato in piazza la loro richiesta di aiuto. Una calda giornata di fine giugno, quella scelta da attori, registi, musicisti, scenografi, ballerini, sarti, costumisti, circensi, tecnici, organizzatori di eventi, poeti e saltimbanchi che, a quasi 15 giorni dal decreto governativo per la riapertura dei teatri, non riescono a vedere un futuro e, purtroppo, neanche un presente. Artisti provenienti da tutta Italia sono dunque scesi in strada, per denunciare le nefaste conseguenze che hanno avuto, sulla loro professione, l’assenza di una regolamentazione contrattuale e dei diritti di base, il lungo lockdown dei mesi scorsi e le necessità legate al distanziamento sociale nei luoghi di espressione e fruizione dell’arte. Necessità che, come per altri settori, causeranno la permanente chiusura di molti luoghi e di molte imprese, le quali, specie le compagnie indipendenti, rappresentano l’unica fonte di sopravvivenza. Anche in questo caso, gli unici a salvarsi saranno i ‘grandi’, i soggetti del solito ‘mainstream’ e chi ha abbastanza budget da poter sostenere i costi di spettacoli con meno pubblico pagante. Il rischio è che molte delle preziose compagnie indipendenti soffocheranno, senza possibilità di poter accedere alle ‘terapie intensive’ rappresentate dagli aiuti di Stato, facilmente accessibili da realtà più strutturate - o più furbe - che riusciranno a rispettare i vincoli espressi nei decreti emanati dal Governo. ‘Mors tua vita mea’, si diceva nel Medioevo. Si tratta di lavoratrici, lavoratori, associazioni, imprese dello spettacolo e della cultura, riuniti in realtà nazionali e territoriali, che si riconoscono negli articoli 4, 9 e 33 della Costituzione italiana, nella cultura etica del lavoro, nei suoi doveri e nei suoi diritti. In questa fase di emergenza, essi chiedono un reddito fino allo scioglimento definitivo delle limitazioni imposte dai Protocolli Covid-19: un sostegno per imprese, aziende e associazioni di settore, affiancati da protocolli per la sicurezza unitari, che rispettino e tutelino le singole specificità di ogni categoria di lavoratori e datori di lavoro. Come per gli altri settori economici, si reclama: a) il mantenimento dei livelli occupazionali ‘pre-Covid’ senza riduzione dei compensi; b) l’impiego del Fondo unico per lo spettacolo ordinario per saldare tutte le retribuzioni e i cachet insoluti prima dell’emergenza sanitaria; c) il riconoscimento di un'indennità per i contratti interrotti causa della pandemia; d) una gestione emergenziale chiara e democratica sul diritto d’autore; e) infine, il rifiuto di ogni forma di ‘streaming’ dello spettacolo dal vivo in assenza di una regolamentazione specifica concertata tra le parti.
Tutte categorie che auspicano un nuovo sistema della cultura, delle arti e degli spettacoli dal vivo, secondo una visione d'insieme che preveda: 1) il riconoscimento giuridico delle professioni artistiche e tecniche che ne rispetti e tuteli la specificità; 2) una parità di retribuzione e il diritto per le donne a non essere discriminate sul lavoro durante e dopo la maternità; 3) il compimento del diritto di pari opportunità sul lavoro per ogni etnia e genere; 4) internalizzazioni e assunzioni dirette in teatri, musei, biblioteche e organismi culturali pubblici; 5) una forma di reddito continuativo; 6) la revisione dei Ccnl (Contratti collettivi nazionali di lavoro, ndr) in un’ottica di uniformità contrattuale di tutele e di diritti (non al ribasso); 7) una politica che consideri la cultura come un investimento. Si chiede, insomma, di migliorare il pluralismo e di rendere più trasparente l’accesso al Fondo unico per lo spettacolo; la revoca dei finanziamenti del Fus ai soggetti beneficiari che non rispettano il Ccnl; l’attivazione di strumenti come l’Osservatorio nazionale per l’assunzione di responsabilità da parte delle imprese rispetto agli illeciti; dei Protocolli di sicurezza sul lavoro adeguati alle mansioni e relativi a controlli con tutele in caso di infortunio o malattia; l’inserimento dell'insegnamento delle arti dello spettacolo nella scuola pubblica a esclusivo appannaggio dei professionisti del settore; la creazione di uno sportello di consulenza e di domanda/offerta per le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, della cultura e dell'arte all'interno dei Centri per l'impiego; la revisione del sistema pensionistico del settore spettacolo e cultura; il ripristino dell'autonomia dell'Enpals dallManifestazione_2.jpg'Inps.
Durante la manifestazione, c’è stato un momento di tensione per la voglia dei manifestanti di uscire dalla piazza e sfilare in un corteo. Ma il sangue freddo dei funzionari delle Forze dell’ordine, il sano confronto tra i rappresentanti della manifestazione e i funzionari, la maturità della piazza hanno evitato di trasformare una sana espressione di disagio e il loro tendere virtualmente la mano per non affogare, in uno spettacolo da strumentalizzare da parte dei mass-media. In tutta Italia e in forme diverse, le piazze hanno gridato a favore di una maggiore dignità della cultura in quanto cibo essenziale per il benessere di una nazione democratica e pari diritti ai lavoratori del comparto artistico. Non sarà una lotta semplice, in un Paese che ha visto, nell’ultimo trentennio, la marginalizzazione di molti settori artistici e culturali e un progressivo impoverimento della scuola pubblica, la quale sembra aver perduto la propria essenza formativa e culturale, in cui gli insegnanti sono troppo spesso ostaggio dei narcisismi genitoriali. Una scuola in cui il fascino dei ‘ripetenti storici’ ha ceduto il passo al mero formalismo estetico del titolo di studio, svuotato, troppo spesso, di contenuto. Una scuola pubblica che permette vanti di qualche becero liceo, per l’assenza di studenti poveri o stranieri. Una scuola che ha perso di vista la propria missione di formazione culturale della coscienza individuale, per diventare un moderno “complemento per l’avviamento al lavoro”. In una nazione in cui gli adulti non hanno senso critico e, troppo spesso, non comprendono la realtà che li circonda e in uno Stato in cui i poeti attenti smettono di parlare, morendo sulle spiagge romane con il corpo martoriato senza riuscire a far sapere quali siano i nomi dei reali colpevoli, esecutori e mandanti. In una società in cui vige il vuoto luogo comune secondo il quale: “Con la cultura non si mangia”.
Il documento del tavolo di emergenza è stato redatto da: Attrici e Attori Uniti, Adl Cobas, Approdi, Lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo Calabria, Autorganizzati Spettacolo Roma, Comitato artistico e direttivo associazione Tdl, Facciamolaconta, Fedas - Federazione italiana aziende dello spettacolo, Intermittenti spettacolari, Lavoratrici e lavoratori della Toscana spettacoli, Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura Abruzzo, Lavoratori e lavoratrici dello spettacolo Piemonte, Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo Campania, Lavoratori pugliesi dello spettacolo e della cultura, Lirica-Muta, Maestranze dello spettacolo – Veneto, Mujeres nel teatro, Potere al popolo - Cultura e spettacolo, Professionisti spettacolo e cultura - Emergenza continua, Professionisti spettacolo e cultura – Emilia Romagna, Spin Off.
Hanno inoltre aderito alla manifestazione: Momo edizioni, Social PopUp, Forum del Libro - Roma, Urban Photo Hunts - Bordeaux, Gruppo operaio 'E Zezi di Pomigliano d'Arco’, Forum dell'arte contemporanea italiana, Sipari aperti sempre, Stati generali della musica indipendente ed emergente, l’Associazione Spazio Libero, il Laboratorio teatrale Spazio Donna di San Basilio, Angelo Mai, Ass. Moon in june, Si Cobas  - Sindacato intercategoriale Cobas, Lavoratori autorganizzati - coordinamento provinciale di Napoli, EffectUs, Arte e Martello, Clap - Camere del lavoro autonomo e precario, Ultimo Teatro Produzioni Incivili, Il Teatro dell'assedio, l’Associazione culturale ‘Le Strenne di Baal’, Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo - Lombardia, l’Associazione ‘Affabulazione’, l’Arci Roma Aps, L'opposizione è un altra cosa", Sarte di scena.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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