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21 Agosto 2019

Gianni Matacchione: "Grazie ai nostri giovani possiamo tornare a vincere"

di Lorenza Morello
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Gianni Matacchione: "Grazie ai nostri giovani possiamo tornare a vincere"

Intervista al direttore generale della Polisportiva Garino, la cui squadra di calcio giovanile ha compiuto una grande impresa in pochi anni, scalando le categorie inferiori dei tornei regionali piemontesi, fino a raggiungere la ‘Promozione’ vincendo ‘alla grande’ il campionato di ‘Prima categoria’ 2017/2018

Gianni Matacchione è il direttore generale della Polisportiva Garino, una piccola realtà sorta in una frazione del comune di Vinovo, alle porte di Torino. Ebbene, la squadra di calcio giovanile, allenata da Giuseppe Franco, ha realizzato un miracolo: 3 promozioni in tre anni, scalando le categorie inferiori dei tornei regionali piemontesi, fino a raggiungere il campionato Promozione, vincendo ‘alla grande’ il campionato di ‘Prima categoria’ 2017/2018. 79 i goal segnati, solo 30 quelli subiti e una media di quasi tre reti a partita: questo il ‘tabellino di marcia’ di una squadra di ragazzi eccezionali, i quali hanno ottenuto una serie di risultati che riappacificano tutti noi con il mondo del calcio più sano. Sono queste le basi a cui bisogna tornare, per ricominciare a vincere in campo europeo e internazionale: le belle realtà di Sassuolo e Atalanta di questi ultimi anni sono lì a dimostrarlo. I vivai giovanili sono un capitale importantissimo. Un mondo da valorizzare, poiché popolato da persone straordinarie, che si battono ogni giorno per insegnare ai nostri ragazzi i valori educativi e formativi più autentici dello sport.

Gianni Matacchione, in soli 3 anni siete riusciti ad avere, oltre alla prima squadra, altre 13 categorie tra scuola calcio e settore giovanile, con circa 250 tesserati: qual è il segreto del raggiungimento di questo risultato?
“Sicuramente, oggi è importante investire, in primis, nelle strutture. Avere una struttura all’avanguardia consente di poter lavorare in modo continuativo e corretto, soprattutto con i tesserati delle fasce di età più piccole. Aver investito, realizzando 2 nuovi campi a 5 e un nuovo campo a 7 in erba sintetica di nuova generazione, ci ha consentito di far avvicinare alla nostra struttura i bambini della scuola calcio che disputano campionati e tornei in cui servono campi proprio di quelle dimensioni. A contorno di questo, l’implementazione degli spogliatoi ci ha consentito di far sovrapporre le squadre negli stessi spazi. In ultimo, la corretta gestione e manutenzione degli spazi: anche l’occhio vuole la sua parte. E anche io, come genitore, mi fiderei nel vedere una struttura non solo all’altezza, ma adeguatamente manutenuta: pulizie effettuate giornalmente in maniera accurata; gestione delle aree verdi adiacenti ai nostri impianti sportivi; attrezzatura adeguata alle attività di cui necessita ogni fascia di età”.

Quindi, basta investire e il più è fatto?
“Chiaramente, per partire è un punto fondamentale. L’investimento consente alla società di far avvicinare alla struttura le famiglie e i loro bambini. Inoltre, l’investimento è importante quando si riesce a valorizzarlo al massimo. I nostri campi, la sera, dopo gli orari di allenamento, vengono affittati a privati; si organizzano campionati di calcio a 5 a 8; addirittura il ‘Torneo dei papà’ dei ragazzi delle nostre squadre. Le entrate di tali affitti servono sia a ripagare gli investimenti, sia a poter ‘ingaggiare’ degli istruttori/allenatori ‘qualificati’, che possono dare il loro valore aggiunto nel seguire le squadre facendo crescere i nostri piccoli e facendoli divertire, per poi diventare da grandi dei veri giocatori di calcio. Oggi, una società di calcio dev’essere gestita come un’azienda. Quindi, in maniera imprenditoriale: a fine anno, le entrate e le uscite devono ‘quadrare’, altrimenti si chiude. E di società che chiudono i ‘battenti’ ce ne sono, purtroppo, ogni anno. Pertanto, gli investimenti devono essere consolidati da obiettivi che si vogliono raggiungere e da una programmazione e organizzazione per raggiungere l’obiettivo prefissato. Lavorando in maniera casuale non si arriva da nessuna parte: la fortuna per 1 o 2 anni ti può aiutare, ma poi...”.

Quanto è importante peGianni_Matacchione_2.jpgr una società come la vostra il cosiddetto vivaio?
“E’ fondamentale, ma oserei dire non solo per il settore dilettantistico, ma anche per i professionisti. Avere un vivaio gestito bene e una valorizzazione dei propri settori giovanili consente una riduzione dei costi e, soprattutto, un rilancio a livello professionistico dei giovani italiani. Credo che almeno nell’ultimo decennio, in Italia, si dia troppa importanza alla tattica, fin troppo estremizzata a discapito del ‘gesto tecnico’. Così, quando i nostri giovani crescono, mancano di quelle qualità che vengono cercate puntualmente all’esterno, anche se spesso tali qualità sono sovrastimate. Questo ricercare al di fuori dei nostri confini la ‘qualità’ tecnica del giocatore impoverisce il nostro calcio. E i risultati si vedono, con la nazionale o nei confronti internazionali, che ormai da anni non ci vedono più ai primi posti del calcio mondiale”.

Può raccontarci, sinteticamente, la grande impresa della prima squadra del Garino?
“Tre anni fa siamo ‘partiti’ quasi per gioco, che però ben presto è diventata una sfida. E a noi, le sfide stimolano molto. Abbiamo trovato un gruppo di ragazzi eccezionali, disposti anche ad autofinanziare, in parte, alcuni costi della prima squadra. Quando si ha a che fare con dei ragazzi così, non è possibile non accettare le sfide. Siamo stati fortunati, ma tutto è stato programmato nei minimi dettagli, perché fare da ‘comparsa’ non c’interessava. Quindi, è sorto subito l’obiettivo di arrivare almeno in Prima Categoria in 3 anni. E in tre anni siamo, invece, arrivati addirittura in Promozione: un traguardo storico per questa società, ma soprattutto impresa non da tutti, se pensiamo che tutto ciò è avvenuto nel primo triennio di ‘rinascita’ di questa Polisportiva, che ha dovuto attivare una nuova matricola. Se poi aggiungiamo il fatto che Garino non è nemmeno un comune, ma solo una frazione, beh: penso che in Italia non ci siano tanti casi comuni a questo. E ciò ci riempie di orgoglio ed è motivo di grandissima soddisfazione”.

I prossimi obiettivi? Dove volete arrivare?
“Sognare non costa nulla. 3 anni fa, tutto quello che abbiamo appena detto era solamente un ‘sogno’ che poi si è materializzato. Nessuna preclusione, quindi, anche se i ‘budget’ che abbiamo sono ridottissimi. Tuttavia, l’esperienza ci insegna che spendere non vuol dire vincere: ci sono società che ogni anno spendono molto per raggiungere l’obiettivo e, spesso, falliscono. Bisogna ricercare non solo buoni giocatori, ma giocatori che sposino un progetto serio e ambizioso con il solo desiderio di togliersi, in campo, quelle soddisfazioni che non hanno valore economico. I ‘mercenari’ non sono giocatori da Garino. In ogni caso, abbiamo conquistato la Promozione sul campo. E adesso, ci toccherà dimostrare che siamo in grado di mantenere la categoria. Continueremo a lavorare bene con i giovani, perché il massimo sarebbe avere, nei prossimi 4-5 anni, una ‘Prima squadra’ realizzata in gran parte con giocatori che provengono dal nostro vivaio”.

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NELLA FOTO: I RAGAZZI DELLA POLISPORTIVA GARINO AL TERMINE DELLA PREMIAZIONE COME SQUADRA VINCITRICE DEL CAMPIONATO REGIONALE PIEMONTESE DI PRIMA CATEGORIA

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