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19 Aprile 2019

Provaci ancora, Roma

di Alessio Spelda
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Provaci ancora, Roma

Come nel 1984, la squadra capitolina deve affrontare il Liverpool: allora fu una disfatta ai rigori, oggi dev’essere lo spirito di rivincita a dettare l’atteggiamento giusto alla compagine giallorossa, soprattutto sotto il profilo psicologico

Il 24 agosto 2017, i sorteggi della fase a gironi di Champions League decretarono che nel girone C si sarebbero scontrate: Chelsea, Atletico Madrid, Roma e Qarabag. "Un girone di ferro”, si disse, “la Roma non potrà mai farcela". Ma il successivo 31 ottobre, quella che veniva considerata la ‘terza squadra’, grazie a una prestazione magistrale prese addirittura la testa del girone: Roma-Chelsea: 3-0. E qui sorsero i primi dubbi. È stata la fortuna dei principianti, o qualcosa è davvero cambiato nella squadra capitolina? Forse, una piccola anticipazione delle sue potenzialità, la Roma l’ha data contro lo Shakhtar: al ritorno, al minuto 52esimo Dzeko segna l'1 a 0 che fu sufficiente, nonostante l'amara sconfitta dell'andata per 2-1, per raggiungere i quarti di finale dopo una pausa durata 34 anni. La partita contro il Barcellona non è stata, quindi, frutto di una casualità. Chissà, magari i giallorossi hanno davvero cambiato quella famosa ‘mentalità’ che a Roma viene richiamata ogni qualvolta la squadra subisce un duro colpo, soprattutto nelle competizioni europee. Di sicuro, per affrontare i 'marziani', che a dire il vero non lo sono più così tanto, la Roma ha dovuto preparare con estrema precisione l’incontro. All’andata, la tattica era quella giusta, ma complice una doppia sfortuna e qualche decisione arbitrale dubbia, è stata una disfatta. Al ritorno, però, la musica è cambiata. Anzi, si è proprio ribaltatata: i giallorossi hanno annientato il Barcellona, riuscendo in un’impresa storica, grazie alla Roma più cinica e determinata degli ultimi anni. Sembrava davvero una grande squadra, già ‘rodata’ per le grandi partite. Ora non resta che affrontare il Liverpool di Klopp e di Momo Salah. Ambedue le squadre, Roma e Liverpool, sono sull’attenti. Klopp, infatti, ha già dichiarato: “Facile con la Roma? Chi lo pensa non ha capito niente”. A dimostrazione del fatto che i giallorossi sono considerati una ‘mina vagante’ che, se ‘ingrana’ la marcia giusta, potrebbe compierroma_foto_1.jpge l’impresa delle imprese. Dall'altra parte, tuttavia, c’è una delle squadre che, quest’anno, più delle altre si è trasformata da bruco in farfalla. Le falcate e le aperture dell’ex romanista-egiziano sono uno dei pericoli più grandi per la difesa della Roma, che potrebbe schierare di nuovo una difesa con tre centrali, per evitare grosse ‘imbarcate’. La strada delle italiane nelle coppe internazionali, da qualche anno è diventata in salita, a causa delle enormi differenze finanziare con l’estero. Riuscendo a comprare campioni, i club tedeschi, inglesi e spagnoli riescono sempre a essere decisivi. Stavolta, però, la Roma ha puntato su un ‘cavallo’ diverso, mettendo da parte i grandi investimenti (forse eccessivamente, dato che a lungo è stata additata dai tifosi di essere un ‘supermercato’): un gioco solido e il massimo impegno da parte di tutti i giocatori, spingendo fino alla fine sull’acceleratore. Che sia la strategia giusta? Una cosa è certa: troppe sono le varibaili in campo, troppa l’instabilità delle due squadre, tanto che fare pronostici è impossibile. Ma la Roma è proprio questo: l'insicurezza del "non avere la mentalità" si è talvolta fatta sentire. Nonostante ciò, non è la prima volta che riesce a ribaltare un risultato in casa, partendo da una situazione disastrosa. Una delle prime fu ancora in una Coppa dei Campioni del 1984 ai danni del Dundee United, che non era certo il Barcellona, ma di sicuro regalò una di quelle serate che i tifosi non hanno mai dimenticato. La squadra di Falcao aveva incassato due gol in Scozia, ma al ritorno riuscì a totalizzare un 3-0, che gli permise l'accesso alla storica finale proprio contro il Liverpool. Quindi, il vero problema della Roma non è che "nun c'ha la mentalità". Manca un approccio psicologico e soprattutto tattico agli scontri con le big. De Rossi, prima della partita con il blaugrana disse: "Siamo 11 noi e 11 loro e dobbiamo giocare a calcio. Dobbiamo arrivarci carichi e consapevoli di essere meno forti di loro e non fare le vittime già in partenza". E se lo dice De Rossi, che nelle grandi partite a volte scompare e che si è reso famoso per le sue espulsioni di frustrazione, è tutto dire. Lo scorso 10 aprile, la Roma è scesa in campo con un'energia che, in queste ultime stagioni, si era vista raramente, Ma in quelle poche volte si è sempre giocato contro dei campioni. Attraverso un gioco fisico e dinamico, i giallorossi hanno dimostrato di saper affrontare meglio proprio le grandi squadre, sapendo anche soffrire, come nel finale di ritorno. In campo non c’erano ‘11 leoni’, ma 11 ‘cani rognosi’, che non hanno davvero lasciato un centimetro di spazio. Per proseguire nella Coppa dei campioni, la squadra di Di Francesco può e deve continuare su questa strada e, forse, prendersi addirittura una rivincita contro una storica rivale.

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