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24 Gennaio 2022

Abu Tbeirah: una grande impresa dell'archeologia italiana

di Stefania Catallo
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Abu Tbeirah: una grande impresa dell'archeologia italiana

Un libro che mostra i risultati delle attività archeologiche e degli studi specialistici effettuati presso il sito risalente al III millennio a. C. situato presso Nasiriya, nella provincia di Dhi Qar, nell’Iraq meridionale: un progetto nato grazie alla sinergia tra Cooperazione italiana del ministero degli Affari Esteri e l’Ambasciata d’Italia a Baghdad

Alla presenza dell’Ambasciatore dell’Iraq e dell’Ambasciatrice irachena presso la Santa Sede, si è tenuta nei giorni scorsi, presso l’Aula III della facoltà di Lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, la presentazione del libro ‘Abu Tbeirah Excavations 1’, edito da Licia Romano e Franco D’Agostino (Sapienza Università Editrice), già scaricabile gratuitamente on line. “Si tratta del frutto del lavoro di un team multidisciplinare de ‘La Sapienza’ e di altre istituzioni italiane e straniere, soprattutto irachene; è un lavoro corale di tanti anni di attività e cooperazione”. Così Licia Romano, capo missione del sito di Abu Tbeirah in Iraq e coautrice del volume.
Il libro-catalogo presenta i risultati delle attività archeologiche e degli studi specialistici effettuati presso il sito, risalente al III millennio a. C. e situato presso Nasiriya, nella provincia di Dhi Qar, nella zona meridionale dell'Iraq. La missione archeologica congiunta italo-irachena, diretta da Franco D’Agostino e Licia Romano, è un progetto nato grazie alla sinergia tra Cooperazione italiana del ministero degli Affari Esteri e l’Ambasciata d’Italia a Baghdad, che dimostra quanto siano stretti i legami storici e culturali tra Italia e Iraq, Paesi depositari di culture millenarie. “Il volume”, ha spiegato il professor Franco D’Agostino, co-curatore del volume insieme a Licia Romano, “introduce e presenta 6 anni di scavo del sito di Abu Tbeirah. Il lavoro è iniziato nel 2012 e presenta i risultati ottenuti nell’area sudorientale del sito, dove è stato identificato un grande edificio di circa 600 mq. Si tratta di una struttura la cui funzione non è stata ancora ben chiarita”, ha aggiutno il professor D’Agostino, “a causa della difficoltà nel trovare reperti identificativi all’interno dei vani. Per questo, abbiamo adoperato tecniche e strumentazioni che ci permettessero di capire meglio, come ad esempio l’analisi dei residui pesanti ed altre analisi. Questo ci ha permesso di immaginare che l’edificio fosse un’area abitativa probabilmente privata, all’interno della quale si svolgevano una serie di attività: dalla preparazione del cibo, alla produzione di contenitori e alla fabbricazione di utensili. Il nostro lavoro si è avvalso di un team plurispecializzato: dalla geologia alla archeo-zoologia, dalla antropologia fisica alla paleobotanica. Tutto ciò ci ha portato a poter descrivere la realtà di questo sito, che copre un periodo molto interessante che va dal 2400 al 2300 a. C., perché coincide con un evento climatico definito ‘Evento K4.2’. In pratica, circa 4200 anni fa, nell’area si è verificato un grande periodo di siccità, che, probabilmente”, ha concluso, “ha spostato la realtà politica del mondo orientale, a partire dall’Anatolia fino al Golfo”. Era presente all’evento anche il dottor Abdulamir al Hamdani, ministro della Cultura della Repubblica dell’Iraq, intervenuto attraverso un collegamento in videoconferenza.
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