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20 Luglio 2019

Aldo Moro: l'uomo, il docente, lo statista

di Raffaella Ugolini - rugolini@periodicoitalianomagazine.it
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40 anni di un dolore che ci ha trascinato fuori dall’inferno degli assolutismi e dei totalitarismi

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Si avvicina il quarantennale del rapimento e dell’uccisione di un grande uomo politico, marito e giurista, Aldo Moro (e dei 5 uomini della sua scorta), che poteva e doveva essere salvato da chi si è portato o si porterà nella tomba la verità. Ma noi vogliamo ricordare il presidente della Democrazia cristiana un po’ diversamente, questa volta, rievocando la sua lungimiranza politica per la stesura dell’articolo 32 della Costituzione, in cui volle inserire a tutti i costi il principio “che nessun trattamento sanitario può essere imposto, se non nel rispetto della dignità umana”. Oppure l’enorme importanza che, nel 1958, da giovane ministro dell’Istruzione pubblica, seppe conferire all’istituzione dello studio dell’educazione civica nelle scuole medie e superiori. Educazione civica, legale, costituzionale e socioeconomica che dovrebbe essere non solo riscoperta, ma compresa veramente attraverso un apprendimento pratico, vissuta fino in fondo in questo momento di ‘liquidità’ dei nostri valori. Il rapimento e la sua uccisione fu una vicenda cupa e dolorosa, che segnò l’inizio del declino della prima Repubblica e di una classe politica che, pur tra difetti e contraddizioni, aveva saputo portarci fuori dalle macerie di una guerra disastrosa, riuscendo a fornire agli italiani di allora risposte e speranze. Dobbiamo ricordare questa figura come quella di un uomo buono, un docente universitario amato dai suoi allievi e studenti, un politico coraggioso che, in una prima fase, riuscì a guadagnare il sostegno dei socialisti per la stabilità della nostra democrazia e, in un secondo momento, seppe affrontare il Partito comunista italiano riconoscendo e valorizzando le sue qualità di aggregato popolare e democratico. Se sapremo comprendere fino in fondo la drammatica vicenda di Aldo Moro, forse capiremo, per la prima volta, che probabilmente l’Italia, in quel 16 marzo 1978, si ritrovò a varcare un terribile ‘momento-soglia’ della sua Storia. E che quelle morti non rappresentarono affatto la sconfitta di un certo modo di intendere e interpretare il mondo e la politica, bensì gettò le basi per la maturazione di un popolo che soltanto allora cominciò a confrontarsi veramente con i princìpi di libertà, di rispetto della dignità umana e della democrazia.
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