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10 Agosto 2020

Antonio Nobili: "Il poeta è colui che ti legge dentro senza averti mai conosciuto"

di Valentina Cirilli
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Antonio Nobili: "Il poeta è colui che ti legge dentro senza averti mai conosciuto"

‘Dio arriverà all’alba’ è l’omaggio scenico alla grande poetessa Alda Merini, scritto e diretto dal poeta Antonio Nobili, che continua a registrare sold out in tutta Italia

È nella sospesa solitudine di un monolocale popolare, dove libri e fogli sparsi si mescolano alla cenere delle sigarette che, nel cuore di certe notti insonni, una bambina compare a dare vita a dei versi destinati a diventare intramontabili. È così che il giovane, ma promettente, genio registico di Antonio Nobili traduce sulla scena la sacralità dell’atto fecondo della poesia di Alda Merini. Lo fa con lo spettacolo ‘Dio arriverà all’alba’, prodotto da ‘TeatroSenzaTempo’, che ha debuttato al Teatro Spazio 89 di Milano il 18 febbraio scorso, dopo una lunga e applauditissima tournée nazionale.
Colta nell’intimità domestica del suo periodo più maturo, la ‘poetessa dei Navigli’ è interpretata da una straordinaria Antonia Petrone, che ne restituisce in modo puntuale non solo la fisicità, ma anche la pluralità espressiva delle inclinazioni emotive, rese per mezzo di una varietà di registri vocali e gestuali. Un personaggio, quello della Merini, tante volte affrontato a teatro, ma spesso inchiodato a una rappresentazione ingiustamente amara e patetica. ‘Dio arriverà all’alba’, invece, mostra un ritratto inedito di un'Alda Merini, che nonostante il peso di un passato tormentato dalle ombre oscure della malattia mentale, della maternità interrotta e delle difficoltà economiche, accoglie la vita con vigore umoristico, acuto sarcasmo e timida tenerezza. “Ho cercato di entrare”, confessa la Petrone, “nell’intimo di questo grande personaggio per capire le radici della sua sofferenza e cercare di farle mie, restituendo la parte ironica di una donna che non si è mai pianta addosso ma anzi ha quasi riso del suo vissuto”.
In quell’interno popolare che profuma di vita vera, così simile a un’aula di scuola, la scrittrice si confronta con la sua anima più infantile, ‘Bambina’, la musa ispiratrice calzata dalla giovanissima attrice, Sharon Orlandini. Qui consuma le sue giornate in compagnia della fedele cameriera Anna (Sara Morassut), presto innamorata “dell’amico di sempre”, Arnoldo Mondadori, nella versione grottesca proposta dall’attore Alessio Chiodini, abile soprattutto nei dialoghi più vivaci con la poetessa, nello spingersi verso una resa efficace dei tempi comici, che conquistano il riso del pubblico in più riprese. Tra una visita e l’altra del dottor Gandini (Alberto Albertino) arriva la telefonata di un professore universitario, che chiede alla Merini di accogliere un promettente allievo (Valerio Villa) impegnato in una ricerca sulla poesia contemporanea. Sarà l’inizio di un’intensa complicità intellettuale e di un affetto viscerale tra i due, che durerà fino a quando la poetessa sarà costretta ad abbandonare la casa per sottoporsi alle ultime cure mediche.
L’autore e poeta Antonio Nobili costruisce un impianto drammaturgico denso di richiami metaforici. La dolcezza di una partitura poetica originale, che arriva dritta allo spettatore come “una carezza al cuore” – come dice egli stesso al pubblico in sala - si mescola alla vivacità del registro comico che permea lo spirito intimo di un’artista la cui storia e poetica non smettono di affascinare. Prima del debutto, il regista Antonio Nobili ci ha rilasciato un’intervista che pubblichiamo qui di seguito.

Antonio Nobili, come si inserisce, nel suo percorso di regista e poeta, uno spettacolo dedicato al grande genio poetico di Alda Merini e quale taglio drammaturgico ha scelto di proporre?
“La scrittura che riconosco da sempre più vicina alla mia essenza è la poesia. Ho scelto, dunque, incontrando contestualmente la passione per il teatro, di mettere in scena spettacoli scritti da poeti, il primo dei quali fu dedicato a Federico Garçia Lorca. Da qui è arrivata l’urgenza di provare ad inserire le mie poesie all’interno dei dialoghi dei personaggi per vedere se il pubblico riusciva ad assorbire dei dialoghi poetici. Questo non significa tornare ai poemi ‘cavallereschi’, ma di proporre un dialogo in forma poetica. E ho deciso di farlo, raccontando proprio i poeti. Ho tentato con Ungaretti e il racconto della sua esperienza in trincea, per poi approdare alla poesia italiana contemporanea con un personaggio femminile altrettanto importante: la Merini. È stato un fiume che mi ha portato a sfociare in un vero e proprio oceano: quando ho iniziato a lavorare sul materiale di Alda Merini, mai avrei immaginato che fosse così sterminato. Il successo che lo spettacolo sta riscuotendo porta a pensare che sia un oceano del quale il pubblico ha molta sete”.

Quale Alda Merini vedremo sulla scena?
“Vedrete un poeta che racconta un altro poeta; un poeta colto di notte, con la luna, quando dà vita ai suoi versi e si confronta con ‘lo sporco’ del quotidiano; che cerca di raccontare alla società che lo circonda. Volevo mostrare la dimensione di sofferenza in cui sono immersi i poeti, che scrivono partendo da una situazione privata e personale nella quale si svela la maschera intima dell’artista. Entreremo nelle stanze intime di Alda Merini, per raccontare proprio questa dimensione”.

La scelta del titolo, che ricalca un verso della celebre poesia “’Accarezzami’, come è avvenuta? Quanto è centrale la tematica di Dio all’interno del testo?
“Dio è una tematica molto presente nello spettacolo. Il titolo viene dalla mia personale esperienza: gli occhiali che porto esistono perché sono ‘retinopatico’, destinato a diventare cieco: per me, Dio c’è ogni volta che il sole passa dalle fessure della finestra la mattina. ‘Dio arriverà Alda_Merini_in_controcampo.jpgall’alba’, perché le 24 ore che la precedono sono quelle in cui posso ancora fare il mio lavoro, nonostante, come è successo a tanti colleghi poeti che mi hanno preceduto, questa malattia tenti di impedirmelo. A causa di essa ho avuto, però, la possibilità di vivere le 24 ore di ogni giorno come fossero 48, perché ogni sera ho bisogno di andare a letto sicuro di aver fatto tutto quello che volevo e potevo. Spesso mi chiedo quanto questa spiacevole esperienza abbia influito sul farmi osservare le cose in modo ‘poetico’. L’alba è il momento in cui tutto ha inizio, un momento portatore di luce. Molti cercano la poesia nelle trame barocche della vita, quando invece essa si nasconde nel nudo e nel vuoto di una solitudine; altre volte, la si può trovare in un momento di gioia che quando arriva si esprime in versi. Noi poeti siamo dei ‘dislessici sociali’, restii a parlare ai grandi gruppi, ma nel momento in cui ci troviamo davanti a un foglio di carta ecco che quel momento coincide con l’apparizione della ‘luce’, l’arrivo dell’ispirazione. Non a caso, Dio viene spesso paragonato a una luce. E l’alba è la prima luce del giorno. All’interno dello spettacolo ho cercato di dare molta importanza alle proiezioni di luce, che infatti interagiscono con lo spazio della stanza”.

A quale spettatore ideale si rivolge con questo spettacolo?
“Lo spettatore e il mio metro ideale è mia nonna: se non avessi avuto il contatto con quelle mani così increspate, che profumavano di detersivo e fatica, non avrei mai saputo cosa fosse la poesia. Mia nonna non ha mai potuto vedere tutto questo per ragioni di tempo. E mi piacerebbe tanto, oggi, condividerlo proprio con lei, che mi ha insegnato le metafore della vita, a vedere le cose quotidiane sotto un’altra prospettiva. Penso a uno spettatore che non abbia grossi mezzi intellettuali, ma che abbia per una volta la possibilità di specchiarsi dentro, di farsi una carezza sul cuore e, soprattutto, a una donna che abbia voglia di liberarsi dai doveri della vita quotidiana e lasciarsi abbandonare”.

Che tipo di parola e di semantica è quella di Alda Merini e quale importanza può avere oggi per i giovani?
“I versi della Merini assomigliano a dei Salmi: contengono una loro sacralità. I Salmi erano brevi preghiere che lavoravano molto sull’immaginazione di chi li ascoltava; allo stesso modo, le parole di Alda Merini sono sacre: c’è un alone di spiritualità quando vengono lette, quel sacro che, se fosse spiegato bene ai giovani, cosa che raramente accade, eserciterebbe un fascino vicino alla pazzia. Perché i santi sono i ‘pazzi di Dio’. Alda Merini può essere definita una ‘santa della poesia’, davanti alla quale puoi riconoscerti e vivere lo spavento di chi ti ha letto dentro e non ti ha mai conosciuto. Questo è il poeta, secondo me”.


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NELLA FOTO QUI SOPRA: IL POETA E REGISTA TEATRALE, ANTONIO NOBILI

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