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24 Marzo 2019

Barbie Time

di Marcello Valeri
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Barbie Time

Lo spettacolo scritto e diretto da Guido Del Vento affronta il tema dell’identità di genere, appassionando e commuovendo il pubblico romano del Teatro Tordinona

Il retrogusto di un pugno nello stomaco. E’ questo il sapore che lascia nello spettatore ‘Barbie Time’, lo spettacolo scritto da Guido Del Vento e Alessandro di Marco andato in scena al Teatro Tordinona dal 14 al 17 febbraio 2019, per la regia di Guido Del Vento, assistito da Gabriele Planamente. La commedia narra la storia di Stella (Antonio de Stefano), una ‘transgender’ e del suo percorso di affermazione. L’ambientazione principale è il camerino di uno ‘strip bar’, ultimo luogo di amicizia tra Stella e Gloria (Giorgia Berti) e del loro rapporto con la prorompente ‘Tantarobba’ (Barbara Bricca). Ballano, ridono e litigano, Gloria e Stella, amiche di una vita, amiche da sempre. Uno strato di cipria, ‘glitter’ come se non ci fosse un domani e un rossetto spavaldo e aggressivo. Sono amiche da quando Stella si chiamava ancora Gerardo e combatteva con la propria famiglia per farsi accettare. Una lettera inaspettata portBarbie_Time_1.jpga la ragazza a ripercorrere con la memoria i momenti salienti della sua vita, che prendono corpo sulla scena dietro un velo di ricordo e di rabbia, di commozione, nostalgia e ferocia: ricordi sempre presenti nella mente di Stella ed espressi in modo efficace sul fondale della scena. La voce narrante è presente sul palco grazie agli attori, che rimangono in secondo piano rispetto alla scena principale, attraverso la recitazione dei ricordi e i ‘flashback’ sul passato come in un viaggio onirico. Il padre di Gerardo racconta le sue aspirazioni ‘maschie’ per il figlio. E gli sputerà in faccia il suo disprezzo, quando scoprirà l’identità che Gerardo deciderà di fare propria. La madre, che ama il figlio, ma é troppo impaurita e impotente innanzi ai pregiudizi della società, lascia giocare Gerardo con le ‘Barbie’ di nascosto dal padre. E poi c’é Imma, la zia mai sposata e che, in qualche modo, assolve alle incapacità dei genitori di Gerardo, almeno fino a quando Stella si palesa agli occhi di tutti. La lettera contiene un invito e, forse, un tentativo di riconciliazione al quale Stella sembra non voler cedere. Saranno proprio Gloria e Tantaroba a convincerla ad accettare quella mano tesa proveniente dal passato. Barbara Bricca invade e prorompe nel suo incalzare le due ragazze. E il confronto, inizialmente comico e crudo, porta alla riflessione. Giorgia Berti, nel ruolo di una Gloria un po’ svampita, convince e rende importante un personaggio che riesce a rappresentare la leggerezza con cui si riesce a vivere quando c’è la libera affermazione di sé. Armando Quaranta, attraverso l’uso del dialetto pugliese, dà carattere e vigore al padre di Stella: la sua forza trainante si sente e si vede anche nel finale. Martina Montini è convincente nel trasmettere il dramma interiore di una madre che sa già tutto ed è preoccupata delle difficoltà che dovrà affrontare Stella nella vita. Infine, Sarah Nicolucci rende appieno il personaggio di Imma, la zia di Stella, che come in un film di Özpetek si trasforma nel personaggio che, tra un sorriso e un altro, riesce a salvaguardarne l’identità, nonostante un apparente ruolo marginale nell’educazione di Gerardo. Un irriconoscibile Antonio de Stefano convince nei monologhi e nelle espressioni di ‘isteria frocia’ di Stella, senza mai mancare di rispetto al personaggio: fa sorridere e, al contempo, commuove il pubblico, dando importanza e spessore al proprio personaggio pur mantenendone la delicatezza. Complice il trucco, che trasforma Gerardo in Stella e sa invecchiare i componenti della famiglia nell’epilogo. Insomma, un’interpretazione collettiva di non comune intensità, con una leggera musica di sottofondo, appena percepita, che riesce a infondere il giusto ritmo a una commedia dai tempi veloci e che, nel tempo scenico, inserisce il passato attraverso dei ‘flashback’ cognitivi resi più coinvolgenti sia dalla scelta scenica, sia da un’ottima gestione delle luci (Sirio Lupaioli ha curato il light design). Infine, Nicola Civinini ha curato le scene, i costumi e la grafica. E la regia ha saputo a sua volta amalgamare bene tutti gli ingredienti, donando un finale inaspettato e commovente. Tutto molto appassionante.

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LE FOTO UTILIZZATE NEL PRESENTE SERVIZIO SONO DI MARCELLO VALERI

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