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2 Ottobre 2020

Davide Verazzani: "Attori e artisti debbono aprirsi alla cultura imprenditoriale"

di Valentina Cirilli
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Davide Verazzani: "Attori e artisti debbono aprirsi alla cultura imprenditoriale"

Dall'8 al 13 settembre 2020, sei palchi per sei compagnie di teatro contemporaneo, gite e spettacoli itineranti nel quartiere milanese, concerti e gare di 'giocoleria' per quella che si riconferma la grande festa di No.Lo

Il sipario immaginario su un palcoscenico d'inciampo; le tracce sonore del roboare sfrontato di certi treni di passaggio e di qualche clacson qua e là; il fischiettare lontano del passante 'X'; oggetti di scena che ne indicano altri; ogni tanto, il verso di una cassa che si rifiuta di collaborare, aprendo insoliti spazi di confessione che un personaggio, nel bel mezzo del suo spettacolo, vuole condividere con lo spettatore della prima fila. Ma quant'è bella la magia dell'effetto Fringe? Ad aggiungersi alla lista degli organizzatori più temerari di questa stagione, ci sono anche quelli che hanno portato, lo scorso anno, per la prima volta a Milano, il format del tanto famoso quanto necessario Edimburgh Fringe Festival. Il 'No.Lo. Fringe Festival', diretto dall'artista Davide Verazzani, col suo programma eclettico, fatto di spettacoli realizzati in luoghi non teatrali, stand up comedy a bordo di tram dismessi, tour alla scoperta delle storie di quartiere, laboratori aperti alla cittadinanza, danza e cibo, non è solo una rassegna di teatro, ma una grande festa della comunità del suo territorio. Il festeggiamento degli abitanti di 'No.Lo.', che dall'8 al 13 settembre hanno partecipato alla festa in forme diverse. C'è chi ha accompagnato il pubblico a prendere posto in sala; chi ha fatto 'scouting' di nuove location che accogliessero le performance, o chi si mette alla prova in scena nei panni di un 'Romeo', per poi ritrovarsi tutti insieme, spalla contro spalla, con spettatori e artisti, a scambiarsi impressioni e curiosità sotto il tendone magenta dello spazio 'Hug'. In fondo, diciamocelo: non dovrebbe essere questo lo spirito di un festival? Proprio nel cortile del coworking space di via Venini, abbiamo ascoltato il racconto del direttore artistico, Davide Verazzani, uno di quelli che di rinunciare a questa seconda edizione del 'Fringe meneghino' non ci ha proprio mai pensato...

Davide Verazzani, come è stato ripensato il 'No.Lo. Fringe Festival' alla luce delle nuove disposizioni sulla sicurezza in materia di coronavirus?
"Abbiamo seguito le norme. Questo ci ha portato a inserire nuovi palcoscenici all'aperto, che l'anno scorso non c'erano, come l'anfiteatro di via Russo, un luogo sconosciuto anche dagli stessi abitanti del quartiere, gentilmente concessoci dalla scuola proprietaria dello spazio. Siamo stati costretti a limitare il numero degli spettacoli per ogni palco, allo scopo di evitare il più possibile l'andirivieni degli spettatori ed eventuali contaminazioni. L'anno scorso, ogni location vedeva la presenza di due compagnie, mentre quest'anno ogni compagnia aveva il suo palco. È stato poi imposto l'uso di mascherine e il calcolo della distanza di un metro tra i posti a sedere. E la partecipazione agli spettacoli ha previsto una prenotazione, da parte degli spettatori, che hanno indicato nominativi e indirizzi mail. Tutto ciò, ci ha permesso di allargare la lista dei contatti del nostro pubblico, di conoscerlo meglio e di tenerlo aggiornato sulle nostre iniziative. Insomma, come si dice in questi casi, abbiamo fatto di necessità virtù".

Questa edizione del festival hSALUMERIA_carlorecchi7.jpga visto l'apertura verso nuove location: come avete fatto? Chi vi ha aiutato?
"Si: dovendo destinare un palco a ciascuna compagnia senza restringere il numero degli spettacoli, siamo andati alla ricerca di nuovi spazi, lanciando una 'call' ai cittadini del quartiere, che ci hanno dato delle preziose segnalazioni. Così, si sono aggiunti nuovi palchi, come il Tranvai, il Q club e ArteMadia".

Quali sono le motivazioni che vi hanno portato alla decisione di realizzare questa seconda edizione, nonostante le difficoltà date dal contesto?
"Non abbiamo avuto neanche un momento di esitazione. Abbiamo solamente deciso di spostarla da giugno a settembre, facendo un azzardo. Ma nessuno di noi ha mai messo in discussione l'idea di farlo. Siamo convinti che, se esiste un modo per ripartire dopo un 'lockdown', non solo fisico ma soprattutto mentale e spirituale, questo è la cultura. Lo spettacolo dal vivo è l'unica modalità attraverso cui far vivere un'esperienza collettiva: l'unica che ci riconferma come comunità".

Cosa pensi di molti operatori culturali più 'attendisti', che hanno rinunciato alla programmazione di attività, per destinare le risorse economiche al mantenimento dello staff delle loro associazioni?
"Molti festival, seppur rimodulati, sono stati realizzati nonostante le condizioni avverse. Non mi sento di giudicare chi ha deciso di fermarsi: avranno avuto le loro ragioni. Penso, però, che l'attività culturale richieda anche un approccio imprenditoriale che ti fa dire: "Se io mi fermo non sto facendo niente. Il mio progetto si ferma e sto pagando delle persone che non stanno lavorando a ciò per cui sono stati assunti". Sono molto contrario a chi afferma che il teatro, fatto a un metro di distanza e alla presenza degli spettatori che devono indossare le mascherine, non sia teatro. Il teatro viene a esistere nel momento in cui qualcuno ha qualcosa da dare all'altro, sia che abbia una persona o milioni di persone davanti a sé".

Qual è la sua opinione sul teatro on line?
"Il teatro trasmesso on line non è propriamente teatro, altrimenti non si chiamerebbe spettacolo dal vivo. Non sono, però, totalmente vicino alla posizione di molti colleghi che 'demonizzano' questo tipo di teatro. Non sono d'accordo con chi vuole trasmettere le riprese di uno spettacolo on line, perché ritengo che vada visto 'live'. Sono invece d'accordo con l'idea di utilizzarlo come mezzo espressivo, come un'opportunità, purché sia interattivo: un 'on line 2.0'. In fondo, questa non è che una nuova piattaforma di cui il teatro può appropriarsi, come ha fatto in passato con altri mezzi non propriamente teatrali, come la musica registrata, le luci, gli estratti-video: cose che vediamo oggi, ma inesistenti nell'antica Grecia".

Come ha trovato gli artisti e come giudica i provvedimenti emanati dal Governo per sostenere il loro settore, in seguito all'emergenza? E cosa pensa delle iniziative dei nuovi movimenti di protesta come 'AAU-Attori e Attrici Uniti'?
"Seguo il movimento 'Attori e Attrici Uniti' e penso sia una realtà bella e meritevole. Temevo che, come tante azioni simili nate in passato, anche loro avrebbero rischiato di svanire all'esaurirsi dell'emergenza. Se l'esperienza continuasse, come spero che sia, questo coordinamento potrebbe sopperire ai sindacati. Il Governo ha fatto il possibile per la nostra categoria di lavoratori, seppure con delle mancanze gravi, prima su tutte l'aver totalmente ignorato l'esistenza del contratto intermittente nella fase iniziale. Ho trovato gli artisti molto contenti di tornare sul palco, ma stanchi, immersi in una condizione di totale incertezza. Se è vero che l'instabilità fa parte del lavoro dell'attore, è altrettanto vero che un avvenimento come questo ha notevolmente peggiorato le cose".

Quale soluzione auspica per risollevare il settore dello spettacolo?
"Ci vorrebbe una maggior apertura da parte dei teatri, affinché possano assumersi un maggior rischio imprenditoriale. Gli artisti dovrebbero ripensare i propri spettacoli, per andare incontro alle contingenze. Tuttavia, i teatri dovrebbero avere più fiducia nel futuro. Anche se suona sempre male accostare la parola 'impresa' al teatro, bisogna ammettere l'impegno imprenditoriale che esso si assume, in relazione all'impatto sociale che si propone di realizzare. I teatri dovrebbero pensare a una stagione più ampia, che copra tutto l'arco dell'anno, anziché darsi dicembre come limite".

Il 'NoLo Fringe Festival' si svolge grazie al patrocinio del Comune di Milano ed è all'interno del palinsesto di 'Aria di Cultura'. Rientra ne 'Lacittàintorno', il programma della Fondazione Cariplo, in collaborazione con il progetto 'Jameson: il wiskey del tuo quartiere'.
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NELLA FOTO QUI SOPRA: 'ARTEMADIA', UNA DELLE NUOVE LOCATION DEL NO.LO FRINGE FESTIVAL

AL CENTRO: LA SALUMERIA DEL DESIGN (FOTO DI CARLO ROCCHI)

IN APERTURA: DAVIDE VERAZZANI IN UNO SCATTO DI LEILA POZZO



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