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23 Ottobre 2019

Il teatro emergente romano è Grog

di Francesca Buffo
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Il teatro emergente romano è Grog

Nella realtà romana, il teatro è un settore in continuo fermento. In grande crisi, ma pieno di proposte. Naturalmente, non parliamo dei pochi grandi teatri che propongono pochi nomi (e sempre gli stessi), ma di quelli piccoli (a Roma erano tantissimi, un tempo, oggi un po' meno). Così, ai giovani, anche a quelli più capaci, non resta che autoprodursi negli 'altri' teatri, spesso veri e propri avamposti di frontiera. Tanti spettacoli hanno valore, ma il pubblico manca, la città è grande e la gente spesso resta nel proprio quartiere. Così, anche quelli che cominciano a decollare (ed è cosa ben rara) guadagnandosi un proprio pubblico devono girare la città spostandosi in tourné di teatro in teatro, per farsi conoscere il più possibile. Ora, su questo argomento potremmo aprire una grande parentesi relativa all'incapacità dei direttori artistici di saper scoprire nuovi talenti (sono molti quelli che in realtà affittano il teatro, cosa che di artistico possiede ben poco), ma è meglio porre subito un velo pietoso sulla questione. 
Trovo invece più interessante parlare di un gruppo emergente che, in questo triste panorama, brilla come una stella: i ragazzi di Grog! Intruglio comico.  Il loro spettacolo è una sorta di varietà-cabaret misto a teatro-canto molto divertente che, da oltre un anno, sta conquistando il pubblico romano (ma con un po' di fortuna e la lungimiranza di qualche direttore artistico che si possa definire tale, ha il potenziale per 'sfondare' sul nazionale). Loro sono Luca Avagliano, Cecilia D’Amico, Daniele Parisi, Antonio Randazzo, Giorgio Regali, Antonio Roma e Diego Venditti. Ve li presento in questa intervista e consiglio ai lettori romani di cercarli su facebook per vedere dove vanno in scena e andarsi a godere due ore di sane risate con i loro numerosi sketch e i pezzi musicali (il repertorio dei Pegaso e gli unicorni è una vera chicca).

Come prima cosa vorrei sapere, per i vostri spettatori, dove è possibile acquistare i successi di 'Pegaso e gli unicorni'?
(risata generale) Daniele Parisi: "È vero, dovremmo proprio riportarli su cd dato il clamoroso successo del gruppo”.

Ci raccontate come è nato il vostro gruppo?
Luca Avagliano: "Nasce da lontano. Tutti siamo, più o meno, compagni di classe dell'accademia (la silvio D'amico). Dopo abbiamo iniziato a lavorare in una compagnia tutti insieme, facendo diversi spettacoli e così abbiamo continuato a collaborare per parecchio tempo. Grog è nato da un esperimento che abbiamo provato a fare io e Daniele”.
Daniele Parisi: "Sì tutto è nato dopo aver incontrato in un laboratorio studio Paolo Rossi. Un laboratorio che ci ha dato il la per lavorare sul comico. Da lì abbiamo iniziato un esperimento. In tre, in realtà, c'era anche il pianista Edoardo Simeone. Po da lì il gruppo si è allargato”.

Questo rapporto di amicizia che vi lega si riflette molte nelle 'battute che portate in scena?
Luca Avagliano: "sì decisamente. Diciamo che negli anni ci siamo sempre divertiti insieme e di conseguenza abbiamo sempre giocato e lavorato al contempo”.

Sul palco improvvisate molto?
Antonio Randazzo: "Moltissimo. Noi alterniamo la parte improvvisativa, a canovaccio, a pezzi più strutturati che hanno una loro drammaturgia”.
Antonio Roma: "in effetti, se non ci controlliamo, alcuni 'pezzi' possono durare ore”.

Molto dipende anche da come reagisce il pubblico?
Antonio Randazzo: "Molto, sì. Tieni presente che noi alterniamo il teatro-canzone al teatro popolare, al teatro dell'assurdo”.

Cecilia D'Amico, che vi fa da spalla, anche con gag tutte sue nelle quali è da sola sul palco, ha il ruolo di darvi respiro?
Luca Avagliano:
"Sì ci permette di cambiarci fra una scena e l'altra, ma è anche l'elemento femminile del gruppo”.
Cecilia D'Amico: "Nella nostra amicizia è chiaro che condividiamo la stessa visione della comicità, anche se siamo molto diversi tra noi. Questa è la cosa più bella di Grog”.
Giorgio Regali: "Grog vuole essere un varietà. Quindi è corale, collettivo. Però ognuno di noi ha la responsabilità, ma anche la voglia, di sperimentarsi. Quindi alterniamo esperimenti personalissimi a momenti di follia collettiva”.

Alcuni pezzi li abbiamo riconosciuti. Tipo "hai portato un pani papà", un vecchio pezzo di Musumeci...
Antonio Randazzo: "Certo noi attingiamo anche da un certo tipo di immaginario. Ma l'obiettivo è proprio questo. Ciò che vogliamo fare non è un cabaret per come lo possiamo conoscere oggi. Ovvero legato a tempi televisivi e con strutture ben precise. Guardiamo invece a un varietà di un certo tipo. A voler strutturare scene e quindi lavorare di relazione. Inevitabilmente c'è anche qualcosa che 'riesce' fuori dal passato”.
Giorgio Regali: "Oggi la comicità è legata a dei tempi televisivi molto stretti. A delle regole ben precise: certi tipi di tormentino, certi tipi di tempistiche. Noi, venendo dall'accademia e dal teatro, cerchiamo di avere altri tempi. Anche nell'improvvisazione. Con un inizio, un centro, una fine. Insomma un percorso. E cerchiamo di far ridere in questo modo”.

I pezzi collettivi, quelli che sembrano più improvvisati, sono quelli che vi riescono meglio.
Luca Avagliano: "Perché i pezzi collettivi sono improvvisati ma hanno dei punti di riferimento ben precisi, un canovaccio precostituito. Ad esempio lo sketch del quiz è totalmente improvvisato, però ha quelle due o tre regole che ti permettono di  'giocare' con una sicurezza, con una forza. Vengono bene per questo. Funziona molto il fatto che giochiamo e che si percepisca questo: è divertente vederci creare delle cose. Non mancano però i momenti di sperimentazione e ricerca di nuovi linguaggi”.
Diego Venditti: "Non è che sentiamo a tutti i costi l'esigenza del fiato sul collo della risata. Ci sono dei pezzi che possono cambiare il ritmo all'interno della serata e possono interessare ugualmente il pubblico”.

Ogni vostra serata sul palco è programmata in modo diverso. Quindi il pubblico torna più volte perché trova, ogni volta, qualcosa di diverso. Ma il pubblico risponde sempre bene?
Daniele Parisi: "Quello romano è piuttosto imprevedibile. A volte ti aspetti la risata che poi arriva in un momento improbabile”.
Antonio Randazzo: "Non sappiamo se in quella battuta, effettivamente, rideranno la volta dopo”.

Ma perché Grog?
Luca Avagliano: "Grog è la bevanda dei pirati nella serie di videogiochi Monkey Island che, quando viene descritta dai tre pirati saggi, è un intruglio di infinite cose. Quindi è un immaginario abbastanza folle, è un intruglio, ed è quello che noi abbiamo creato: un intruglio comico al pari di quello piratesco”.

Da quando avete iniziato ad oggi, come è cambiato il vostro progetto?
Luca Avagliano: "All'inizio ci siamo buttati dentro senza sapere dove stavamo andando. La nostra voglia era quella di divertirci e recuperare un qualcosa che ci piaceva: Siamo tutti affezionati a un certo tipo di commedia all'italiana: Volevamo anche cercare il rischio. Veniamo tutti da carriere teatrali. Quindi spettacoli con un pubblico di abbonati, che subiva in maniera passiva quello che facevamo. Abbiamo cercato quindi un rapporto più diretto con lo spettatore. Questo era il motivo per cui abbiamo deciso di fare Grog. Adesso l'obiettivo sta diventando specificare il nostro linguaggio comune fino a costruire un format da proporre anche in video, sul web o in televisione”.

Ma continuerete a costruire il vostro futuro professionale insieme?
Luca Avagliano: "Ciascuno di noi ha una sua carriera individuale, ma questo lo facciamo tutti insieme”.Antonio Roma: "Diciamo che Grog è una nave, un contenitore, noi ci siamo saliti sopra. Vediamo dove ci porta. Seguendo, però, ciascuno anche la propria strada”.

E l'incontro con Paolo Rossi?
Luca Avagliano: "È arrivato in un momento 'di mezzo', nel quale avevamo cominciato a capire che volevamo lavorare sulla comicità, ma non sapevamo come. Poi abbiamo recitato in una versione 'moderna' di Nemico di classe, facendo una tournée. Paolo Rossi si è incuriosito e ha voluto conoscerci. Così c'è stato questo 'scambio' nel quale lui ci ha detto chiaramente: Ragazzi, buttatevi e fate le cose vostre".

Da semplice spettatrice posso solo aggiungere che aveva ragione. Ma per darvi l'idea di ciò di cui abbiamo parlato vi propongo qui di seguito un piccolo assaggio in video.


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