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19 Agosto 2019

Le cinque giornate di Paolo Rossi

di Valentina Cirilli
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Le cinque giornate di Paolo Rossi

Una nuova primavera milanese, agitata e combattiva, si è risvegliata lo scorso 18 marzo sotto la pulsione militante del ricordo della storica rivolta di Milano nel 1848

Proprio nella data in cui, nel lontano 1848, in molti punti della città lombarda i civili, uniti tra loro, insorsero contro il dominio straniero, l’artista Paolo Rossi ha proclamato la sua occupazione all’interno di un ‘teatro-simbolo’ della memoria storica meneghina: il Teatro della Cooperativa. Maestro indiscusso di una comicità ascoltatrice e interprete dei cambiamenti del presente, sempre in bilico tra l’attore e la persona, Rossi ha resistito dietro le ‘barricate’ del teatro dal 18 al 21 marzo scorso, proponendo un laboratorio di ricerca e improvvisazione ispirato al testo di Luciano Bianciardi: ‘Le cinque giornate’, seguito da una maratona di ventiquattr’ore in cui l’artista ha riproposto gran parte del personale repertorio teatrale dagli anni ’80 ad oggi. Una celebrazione di quelli che furono cinque giorni di duri combattimenti. Il tentativo di farsi contaminare dal coraggio e dalla determinazione con la quale tanti milanesi si batterono contro la guarnigione del maresciallo Radetzky, costringendola a lasciare il capoluogo lombardo. Nonostante gli austriaci torneranno ben presto in possesso di Milano, una cosa è certa: nulla poté più spegnere quel fervore rivoluzionario che aveva acceso lo spirito della popolazione lombarda.
Un fervore ‘quarantottino’ che è tornato a pulsare proprio là dove si conservano, ancora intatte, le tracce della fiera resistenza lombarda: a Niguarda, il quartiere della periferia nord di Milano, celebre per esser stato liberato un giorno prima rispetto al resto dellPaolo_Rossi_6.jpg’Italia, il 24 aprile del 1945. Tra il murale ‘Niguarda antifascista’ e le solidali associazioni di quartiere sta il Teatro della Cooperativa, il cui direttore, Renato Sarti, non ha che potuto accogliere a braccia aperte la proposta di occupazione avanzata da uno dei suoi più attivi sostenitori e compagni.
“Un vero e proprio ipergesto alla maniera di Marina Abramovich”, ha dichiarato il suo ideatore. Un’occasione per riflettere sul ruolo necessario e opportuno del teatro e sulle strategie di lotta che l’attuale comunità degli artisti ha bisogno di mettere in pratica, per affermare se stessa e per capire, guardando al passato, come continuare a resistere. I recenti cambiamenti avvenuti nella città meneghina: il ‘cambio della guardia’ tutto a sinistra, in primis. E l’emergere di un fermento culturale e intellettuale da troppo tempo soffocato dai beni voluttuari, dal lusso e dal design, che lasciano intravedere un terreno favorevole sul quale costruire uno spazio di rivendicazione dell’arte.‘sushi’,cola dunque. Una Milano che vede uno spirito di ribelle autoaffermazione agitare gli animi di artisti, cantastorie, saltimbanchi e spettatori, che hanno partecipato alla maratona durata dalle 23.00 del venerdì alle 23.00 di sabato 22 marzo. Nessuna variazione di programma per il teatro ospitante, che ha visto confermato lo spettacolo ‘Noi siamo Voi: votateci’ con Sergio Sgrilli e Antonio Cornacchione. Dopo gli applausi conclusivi, Paolo Rossi, detto anche il ‘Kowalsky delle barricate’, è salito sul palcoscenico trascinando con sé la propria valigia e ha annunciato al pubblico gli intenti della sua battaglia. Ed è così che molti dei presenti non hanno voluto abbandonare i loro posti, seguiti da chi, a poco a poco, ha fatto il proprio ingresso a teatro nelle diverse ore della notte. Tra sketch satirici e intervalli musicali, diretti dallo stesso Sergio Sgrilli e da 'gruppi-spalla' come i ‘Duperdu’ e ‘Gli impermeabili’, Paolo Rossi ha intrattenuto il suo pubblico stupìto e divertito nell’assisterlo nei suoi gesti più privati, come mangiare, cambiarsi d’abito e - perché no? - persino dormire. Confortevole la barricata fatta allestire sul palcoscenico: un letto, un tavolo, due microfoni e una chitarra. Le armi essenziali per cinque giornate all’insegna della condivisione e del sostegno di una causa preziosa, l’arte, che grazie a celebrazioni come questa grida tutta la sua emergenza.

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NELLA FOTO: PAOLO ROSSI DURANTE L'OCCUPAZIONE DEL TEATRO DELLA COOPERATIVA

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