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23 Ottobre 2019

L'inquilina del piano di sopra

di Raffaella Ugolini
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L'inquilina del piano di sopra

Ottimo successo di pubblico al Golden di Roma per Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero, con una commedia che affronta, con leggiadrìa e delicatezza, senza ridondanze, la paura di amare e il tema del mal di vivere

La stagione 2016/2017 del Teatro Golden, inizia con ‘L’inquilina del piano di sopra’, amabile commedia dal sapore ‘ironic-chic’ francese nata dalla 'penna' del parigino Pierre Chesnot, in scena fino al prossimo 23 ottobre. La difficoltà di amare e lasciarsi amare, la paura di non essere accettati o di non piacere. Rimanere soli per non soffrire, o pensare al suicidio per non continuare a farlo. Oppure ancora, chiudersi in se stessi e non vivere. Sono scelte: affrontare i propri traumi e le passate sconfitte andando avanti. In questa commedia si parla di questo e anche di più. Si parla del male più comune: la paura di dare e ricevere amore, di aprirsi con qualcuno senza temere di soffrire. Il tutto con leggiadrìa e delicatezza, senza ridondanze, nonostante il tema del mal di vivere. Perché gli intrecci comici di Chesnot non sono mai 'banali': ognuno può ritrovarsi in un ‘pezzettino’ dei suoi tre personaggi. La storia è quella di Sophie, bella ma depressa parigina che, nel giorno del suo quarantesimo compleanno, non sentendosi realizzata dal punto di vista sentimentale e non vedendo la ‘luce’ nel suo futuro decide di suicidarsi dopo aver mangiato da sola un pezzo della sua torta di compleanno e aver bevuto dell’ottimo champagne. La sua amica Suzanne, animale da discoteca e viaggi, con la sua telefonata 'profetica' la convince a desistere dal funesto intento. E le consiglia di impegnarsi a rendere felice il primo uomo che incontra sulla terra. Il fato vuole che, mentre la nostra eroina è al telefono, l’acqua della vasca, lasciata scorrere, ha allagato la casa dell’inquilino del piano di sotto che, guarda il caso, è l’unico ‘maschio’ disponibile. Insopportabile, misogino e ‘mammone’, lo scorbutico Bertrand, professore ‘single’ in apparenza insensibile al fascino femminile, serrato come il suo cuore nel proprio appartamento blindato, stracolmo di strani allarmi urlanti e anti-scasso, in realtà è anch’egli impaurito dalla vita, paralizzato dai dubbi sul mettersi in gioco o meno. Ma ogni maschera, ogni armatura, cela un essere sofferente e ferito che, piano piano, si apre. E, tra litigi furiosi e tentativi di pacificazione, i due cuori finiscono col riconoscersi e con l'abbracciarsi, regalandosi finalmente una vita degna di questo nome senza più farsi la guerra, accettandosi reciprocamente. Dighero e la De Laurentiis ottengono l’ottimo risultato di rendere credibili i loro rispettivi personaggi, che da 'macchiette' improbabili prendono forma, donando alla commedia una vivacità comica e una leggerezza encomiabile. Era dai tempi di ‘A piedi nudi nel parco’ che non vedevamo in scena la De Laurentiis. E di Dighero avevamo solamente un lontano ricordo di palcoscenico (2001) votato solamente al piccolo schermo.  Ineccepibile, dunque, l'idea di riproporre, in chiave moderna, un classico della commedia di Chesnot, riuscendo con maestria a rendere verosimili i suoi personaggi a prima vista comuni, come il professore cinquantenne del piano di sotto e la ‘desperate’ imprenditrice quarantenne e 'single' con istinti suicidi. Particolarmente accattivante la scenografia, quasi ‘strappata’ al ‘magico mondo di Ameliè’ dal giovane Matteo Soltanto. Gli attori, immersi in questo mondo improbabile, tra uccelli di ferro, maschere e manichini impagliati particolarmente inquietanti, mantengono la scena e non risultano mai pesanti, neanche nel momento del ‘tentato suicidio’ della proptagonista, la quale, gettandosi dal balcone, atterra proprio su quello dell’inquilino ‘misogino’. L’interpretazione dei due attori, diretti dalla sapiente regia di Stefano Artissunch, denota un particolare studio nel tener sempre viva l’attenzione, strappando al pubblico grasse risate e momenti di riflessione. Degna di nota l’interpretazione dell’amica salvatrice e consigliera della protagonista, Suzanne, al secolo Laura Graziosi, che tra un mambo, un tango e una ‘bachata’ si intrattiene via telefono da Cannes con Sophie, risultando spesso profetica, oppure comparendo nei momenti fondamentali della commedia, con suoi consigli benevoli sulle note di 'chanson' francesi o regalando ‘stacchetti’. E’ la perfetta rappresentazione dell’amica ‘svagata’ ma sincera e, a suo modo, affettuosa, a sua volta ‘intricata’ in un ‘rendez vouz’ amoroso con un fantomatico fidanzato che, in apparenza, sembra tutto ‘frizzi’ e ‘lazzi’, ma che alla fine le rende ben poche certezze.

Roma, Teatro Golden
Via Taranto 36 – Metro A Re di Roma
dal 27 settembre al 23 ottobre 2016
L’inquilina del piano di sopra
di Pierre Chesnot
Traduzione e adattamento: Maria Teresa Petruzzi
con Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero
e con Laura Graziosi
Regia: Stefano Artissunch
Scene: Matteo Soltanto
Costumi: Marco Nateri
Disegno luci: Giorgio Morg
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Nella foto: Ugo Dighero e Gaia De Laurentiis


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