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23 Ottobre 2019

‘Maids’: un’audace rivisitazione di Genet

di Vittorio Lussana
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‘Maids’: un’audace rivisitazione di Genet

Al Teatro Trastevere di Roma è in scena un’opera ricca di complessità psicanalitiche, un adattamento di ‘Le serve’ con il quale Fulvio Peroni apre la stagione 2015/16 presentando un testo versatile e, al contempo, difficile e controverso  

È la psicosi di due domestiche quel che Fulvio Peroni ha cercato di evidenziare nel suo ‘Maids’, rivisitazione teatrale de ‘Le serve’ di Jean Genet, in scena in questi giorni al Teatro Trastevere di Roma. Un testo difficile, che presenta già in partenza quella doppia ‘chiave’ critica che da lungo tempo si trascina con sé: quella di un tragico fatto di cronaca mosso dalla paranoia, dunque da un movente sadomasochistico, contrapposta a quella sociologica di Jean Paul Sartre, che intravide nella vicenda, realmente accaduta nella cittadina francese di Le Mans, una sorta di ‘micro-lotta di classe’ riprodotta all’interno di un’abitazione di provincia. Probabilmente, la verità è sempre stata nel mezzo: l’invidia sociale di 2 sorelle che lavoravano come domestiche presso una ‘padrona’ sdegnosamente borghese ebbe senz’altro un proprio peso specifico, ai tempi di un fatto risalente ai primi anni ’30 del secolo scorso. Ma risulta pur vero che la sottile lama di rasoio dell’amore/odio, della sindrome di sottomissione masochistica delle due ‘servette’, alla fine abbia preso il sopravvento come causa effettiva di fatti dei quali, per più di un quindicennio, si è saputo ben poco, ovvero fino a quando lo stesso Genet non decise di portarli a conoscenza del grande pubblico attraverso quest’opera. Ma Fulvio Peroni ha tentato anche di più: ricorrendo allo ‘sdoppiamento’ delle due domestiche, secondo una logica di rispecchiamento che si affianca al già macabro ‘gioco’ delle ragazze, le quali, in assenza della loro signora, passanoil tempo a imitarla alternandosi nel ruolo della ‘dominatrice’ e della ‘servetta’ umiliata, il regista inserisce nuovi elementi, come per esempio far interpretare la padrona stessa a un attore ‘uomo’, quasi a voler rinunciare a quell’emotività femminile che avrebbe donato maggior autenticità e vivacità alla rappresentazione. Si tratta di un’idea che ha il merito di ribaltare, tuttavia, il testo teatrale in questione, giungendo a una rivisitazione diversa, quasi ‘opposta’, dato che Genet aveva invece in mente di ricorrere a due giovinetti maschi per la rappresentazione delle domestiche impazzite. Peroni ha voluto dimostrare la perfetta versatilità di una ‘gemma’ drammaturgica che, in effetti, riesce sempre a ottenere la medesima ‘somma’ qualitativa pur modificando i diversi ‘addendi’ che la compongono. Fin qui tutto bene, dunque: coraggio, impegno interpretativo degli attori, inserimento di riflessioni ancor più specifiche e peculiari, le quali hanno alzato di molto l’asticella della difficoltà recitativa. Un’asticella che, tuttavia, poteva anche esser mantenuta più in basso, al fine di dar modo al gruppo di attori in scena di interiorizzare meglio i rispettivi ruoli. Quello della resa recitativa, infatti, è il vero punto critico dello spettacolo. Ma non per ‘colpa’ dei suoi interpreti, bensì per una rivisitazione che, probabilmente, avrebbe dovuto esser preparata attraverso un percorso più graduale: una sorta di processo a ‘tappe’ che avrebbe dato modo al regista stesso di individuare, negli interpreti da lui diretti, una maggior varietà di ‘corde’ interpretative. Il risultato è sembrato quello di una serie di complicazioni eccessive, indubbiamente coraggiose e non certo derivanti da presunzione, che però sono rimaste in mezzo al guado tra il merito di aver voluto affrontare un testo molto particolare e una recitazione piuttosto ‘monocorde’ da parte degli attori in scena. Un Peroni ‘apprendista stregone’, insomma, che probabilmente avrebbe avuto bisogno di più tempo per permettere al proprio gruppo di approfondire le molteplici sfaccettature socio-psicologiche di una, già di per sé, controversa commedia tragica. Resta comunque più che apprezzabile l'idea di riportare in scena un testo del 'principe dei drammaturghi' che, di questi tempi, rischia di essere malauguratamente dimenticato.

 


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Teatro Trastevere
Dal 22 al 27 settembre 2015
MAIDS

Liberamente tratto da 'Le serve' di Jean Genet
Regia: Fulvio Peroni
Interpreti: Giorgio Conese, Patrizia Fata, Giulia Gheller,
Nelly La Rosa e Flavia Federico
Coreografie: Cristina Pitrelli
Aiuto regia: Flavia Federico
Costumi: Paola Vari
Scenografie: Giorgio Conese
Arrangiamenti musicali: Giacomo Zumpano
Luci e fonica: Dame Diane
Direttore di scena: Denise Villani
Fotografa di scena: Stefania Bagnoli
Compagnia Novaccademia

Via Jacopa de’ Settesoli, 3 - 00153 ROMA
info@teatrotrastevere.it - www.teatrotrastevere.it
Orario Spettacoli: feriali ore 21 - festivi ore 18
Biglietti: intero 11,00 euro – ridotto 8,00 euro
Informazioni e prenotazioni: 06.5814004 (dalle 19.00)


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
Registrata presso il Registro Stampa del Tribunale di Milano, n. 345, il 9.06.2010.
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