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28 Ottobre 2020

Perché i teatri non vanno trattati come gli altri spazi pubblici

di Valentina Cirilli
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Perché i teatri non vanno trattati come gli altri spazi pubblici

Un solo caso positivo registrato su più di 2 mila e 500 spettacoli, eppure il settore soccombe di fronte alle aspre norme per il contenimento dell’epidemia da Covid 19

Si rassicurino i gentili spettatori: i teatri non sono tra i luoghi da considerare a rischio contagio da Covid 19. Secondo uno studio condotto da Agis - Associazione generale italiana dello spettacolo, su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli, monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, si è registrato un solo caso di contagio. La ricerca è relativa al periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown, ndr) a inizio ottobre. E si è basata sulle segnalazioni pervenute dalle Asl territoriali. La rilevazione dell’unico caso positivo è stata possibile grazie all’app 'Immuni', ma gli accertamenti sanitari hanno confermato la negatività degli spettatori entrati in contatto con lo stesso. Una percentuale irrilevante, che rassicura non poco sulla sicurezza di tutti quei luoghi dedicati allo spettacolo duramente colpiti dal sopraggiungere della pandemia. Un settore che conta oltre 500 mila lavoratori, tra personale artistico e tecnico. Per molti di essi, si stimano ripercussioni che potranno perdurare anche una volta superata l’emergenza.
Proprio loro, quelli che qualcuno ha definito sprezzantemente "i teatranti", come dimostrano i numeri, si sono distinti per l’attenzione e il rispetto delle norme igienico-sanitarie, fin troppo rigide e restrittive: i 'teatranti' hanno a cuore la sicurezza dei loro colleghi e, soprattutto, del pubblico.
Non tutti i teatri, alla luce delle attuali contingenze, hanno potuto alzare la saracinesca, vedi il caso del Verdi di Milano, dell’Eliseo e del Vittoria di Roma. Passare da una capienza di 500 a 150 posti o, addirittura, da 200 a 50 posti, non consente, tramite lo Bauli_3.jpg‘sbigliettamento’, di sostenere i costi vivi di un allestimento. La maggior parte degli spazi che hanno deciso coraggiosamente di riaprire ha optato, allora, per una programmazione 'step by step', così da monitorare l’andamento dell’emergenza.
Alla luce del recente studio compiuto dall’Agis e considerando la specificità della fruizione dello spettacolo - immobile, priva di contatto interpersonale e di durata limitata - gli operatori culturali chiedono una revisione delle misure ‘anticontagio’. Tra queste, l’innalzamento dei limiti di capienza delle sale fino al 70/80% di quella totale; l’acquisto on line dei biglietti; l’entrata ordinata e differenziata per settore; la soppressione dell’intervallo. Rimane l'obbligo della mascherina, della misurazione della temperatura e dell'igienizzazione delle mani all'ingresso.
Si tratta di sedersi a un tavolo di discussione, tenendo presente che l’esperienza teatrale non può essere considerata al pari delle altre nei luoghi pubblici, come discoteche, bar e locali, nei quali non può essere garantito un posto fisso distanziato, l’assenza di scambi di contatto tra persone o il ricambio frequente delle stesse nel medesimo ambiente. A teatro, la durata limitata dell’evento permette una sosta temporanea dello spettatore e una più efficace gestione delle procedure di sanificazione. Nel frattempo, si moltiplicano le manifestazioni di piazza a tutela della categoria, come quella dei 500 bauli posizionati ‘a scacchiera’ in piazza Duomo, a Milano, dello scorso 10 ottobre, che ha visto migliaia di operatori tra artisti, tecnici, organizzatori, promoter, direttori artistici. Tentativi compiuti nella speranza che possano affacciarsi nuove soluzioni in materia, già nel prossimo Dpcm.

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