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21 Ottobre 2019

Petrolio: l'oro nero che avvelena la Terra

di Emanuela Colatosti
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Petrolio: l'oro nero che avvelena la Terra

Attore e regista lucano, Ulderico Pesce trasforma in copione civile un capitolo tragico della storia della sua terra, tiene aperte le ferite della conoscenza degli effetti del prelevamento degli idrocarburi dal suolo con la speranza che siano curate prima della cancrena

Un caldo africano nella piazzola di sosta IP, quello di domenica 15 settembre 2019. Poiché la stazione del fornitore di carburanti deve necessariamente rimanere libera per eventuali acquirenti, neanche l’ombra di una tettoia riparava gli spettatori di ‘Petrolio’. Si radunano a gruppetti, seduti o in piedi, col capo coperto da una sciarpa o da un ombrello davanti a un barile nero, di quelli che si vedono in tv quanto si parla del prezzo dei carburanti. Sarebbe stato l’unico elemento scenico utilizzato da Ulderico Pesce per il suo spettacolo. Alle 15.30 si raggiunge il picco di temperatura della giornata. E il pubblico dello spettacolo se l’è vissuto col sole sulla testa. Il direttore artistico di ‘Stradarolo’, Andrea Satta, ironizza sul caldo delle regioni arabe. Paesi torridi, da cui perlopiù il petrolio viene estratto. Così anche ‘Petrolio’ rientra perfettamente nello spirito del festival zagarolese che, tra le altre cose, narra i disagi di vita dei pendolari alle porte della capitale. Sono proverbiali le bibliche attese delle corse soppresse delle corriere Cotral. In realtà, l’attesa dell’inizio della performance di Ulderico Pesce è più che giustificata: si sta lasciando il tempo alle persone di transitare da una piazzola a all’altra, da un’esibizione a un’altra. Persino durante lo spettacolo sono in tanti a fermarsi incuriositi a godere un teatro civile che ha restituito ai partecipanti di ‘Stradarolo’ la vicenda ambientale di una terra quasi sempre al di fuori della cronaca. Impossibile non conoscere Matera e i suoi ‘sassi’. Ma la LPetrolio2.jpgucania è molto altro, almeno secondo il racconto che ne fa l’attore e regista di se stesso, che in quella parte d’Italia è nato e cresciuto. Una regione in cui la natura sarebbe estremamente generosa, se solo l’uomo non l’avesse avvelenata. L’opera di Pesce non viene trasmessa in dialetto, perché altrimenti sarebbe incomprensibile ai più. Tuttavia, ha la sensibilità di mantenere una cadenza, per ricreare un legame intimo tra la cultura della Basilicata e la descrizione che ne viene fatta. Lo spettacolo accompagna il calar del sole. Ciò significa che Ulderico Pesce ha saputo tenere, totalmente da solo, un nutrito gruppo di ascoltatori attaccati alla sedia per quasi un’ora e mezzo. ‘Petrolio’ può farlo, perché si struttura con una drammaturgia intelligente: gradualmente, l’attore transita da uno stile comico e lezioso, guarnito di sarcasmo, per poi spezzare la storia a metà con un urlo tragico e straziante, perno su cui la narrazione svela una sostanza tragica. Se, da un lato, lo spazio scenico scelto nel territorio di Zagarolo si sposava perfettamente con il tema, dall’altro ha reso necessario una revisione dei movimenti, per emancipare la sceneggiatura da eventuali quinte e dal disegno luci. ‘Petrolio’ scandalizza senza banalizzare: il pathos non diventa patetico. Si apre con un quadro positivo, pieno di luce, colori e odori. E si chiude con una fotografia negativa della scena iniziale: olezzi macabri e rumori disturbanti. Le immagini e i giochi di parole disseminate nello spettacolo sono simbolici: denunciano quanto sia stretta la fessura in cui dovrebbe infilarsi la capacità di modificare la propria condizione da parte dell’individuo, drammaticamente solo di fronte a un sistema economico che guarda esclusivamente al profitto; notificano l’inesistenza di ogni dignità di vivere senza lavoro; portano alla luce le biografie di spiriti coraggiosi, che per sconfiggere il potere dell’oro nero hanno dato la vita. Come Guido Conti e Gianluca Griffa, protagonisti di due capitoli della cronaca nera di Eni, sentenziati suicidi: dopo anni di indagini forse le loro anime troveranno un po’ di pace. A quanto pare, sembra sia una consuetudine che gli investigatori del mondo del petrolio non siano destinati a sopravvivere alle proprie scoperte. Anche la morte di Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini, nella ricostruzione di Ulderico Pesce, sono due omicidi mascherati da incidenti. Il lavoro è arrivato a nobilitare l’uomo anche fuori dalle porte dei campi di concentramento. Oggi, ci sono grandi aziende a pagare denaro contante per la salute di ogni regione in cui mettono piede. Ma il denaro versato non è abbastanza per sanare le ferite che vengono lasciate nel sottosuolo e che riemergono in forme cancerogene per l’uomo e per l’ambiente. Con ‘Petrolio’, sono due anni che Ulderico Pesce porta conoscenza e consapevolezza nei teatri e nelle piazze. Con la speranza che quello spiraglio di possibilità che qualcosa cambi possa allargarsi. Magra speranza, ma pur sempre una speranza.

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QUI SOPRA: ULDERICO PESCE CON IL PUBBLICO DI 'STRADAROLO' ABBAGLIATO DAL SOLE

AL CENTRO: L'ARTISTA LUCANO TRA I FIORI, SIMBOLI UTILIZZATI NELLO SPETTACOLO

IN ALTO A DESTRA: L'ATTORE DI FRONTE A UN BARILE DI PETROLIO

LE FOTO DEL PRESENTE SERVIZIO SONO DI GHERARDO GHERARDI


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