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23 Ottobre 2019

Punto e a capo: torniamo alla sincerità

di Andrea Giulia
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Punto e a capo: torniamo alla sincerità

La compagnia ‘i Tramattori’ porta in scena in questi giorni, sul palco del Teatro Trastevere, la commedia spiritosa e un po’ surreale di Marco Falaguasta. Una trama complessa, estremamente divertente, ricca di momenti spassosi, che rendono la piéce assai piacevole per il pubblico, facendogli trascorrere una serata in allegrìa

Ogni tanto, è buona cosa andarsi a vedere uno spettacolo cosiddetto ‘leggero’: ci si rivede in alcuni episodi della nostra vita e si riesce a evadere dalla ‘routine’ quotidiana, oltre a ‘bypassare’ il solito teatro ‘intellettualoide’, declamatorio e pieno di sé. Anche perché, bisogna pure ‘saperlo fare’ il teatro ‘leggero’. È questo il caso della compagnia ‘i Tramattori’, che hanno portato in scena in questi giorni, sul palco del Teatro Trastevere di Roma, la commedia spiritosa e un po’ surreale di Marco Falaguasta dal titolo ‘Punto e a capo’, per la regia di Olimpio Pingitore. L’attenta e coerente scenografia di Paolo Carbone, che ha perfettamente ricostruito lo scompartimento di un treno osservato da una prospettiva esterna, si apre splendidamente presentando una serie di ‘personaggini’ ognuno più ‘squinternato’ degli altri: il giornalista di cronaca nera che sviene ogni volta sulla scena del crimine alla vista del sangue, interpretato dallo stesso regista Pingitore; il timido testimone oculare di un omicida seriale, che deve recarsi presso il Tribunale di Milano per accusare un presunto assassino, parte ben recitata da Leonardo Buttaroni; c’è poi l’andrologo divenuto padre da pochissimi giorni, rappresentato da Fabrizio Nicoletti; una dentista nevrotica e ‘tutta curve’, la gradevole Silvia Cox, afflitta da complicate pene d’amore; un ‘asceta’ in crisi mistica, che cerca di illuminare chiunque incontri con forme di meditazione ‘zen’, ruolo ben rappresentato dal divertente ‘caratterista’ Gianlorenzo Tennenini; infine, il capotreno e controllore del convoglio, interpretato da una ‘superspalla’ matura e sapiente come Carlo Ettorre, il quale via via che il viaggio procede si ritrova costretto ad assistere, quasi con le mani tra i capelli, a una sorta di gara di ‘spogliarello piscologico’ dei distinti componenti di uno scompartimento che assortito peggio di così proprio non si poteva disporre, neanche volendo. In fondo, è capitato a tutti di dover trascorrere un lungo viaggio in treno chiacchierando e raccontando le proprie vicende: all’inizio, ognuno fornisce una ‘proiezione’ di sé, trincerata dietro a una maschera di autodifesa. Ma con il passare delle ore - e forse per il fatto che chi si conosce in treno sa che non avrà poi modo di frequentarsi nella vita reale - le difese si abbassano ed emergono gli ‘altarini’ di ognuno. Lentamente, ma inesorabilmente, le rispettive metamorfosi si concretizzano: la dentista aveva solo bisogno di un po’ di attenzione e conforto; il cronista di nera, in realtà voleva fare il calciatore, poiché da ragazzo aveva raggiunto buoni livelli agonistici partecipando a un paio di campionati della nostra ‘antica’ e un po’ rimpianta serie ‘C’; il fissato per le religioni orientali confessa di essere vittima di una setta, che lo costringe a fare proselitismo e a cercare nuovi ‘discepoli’, pena l’espulsione dal gruppo; l’andrologo, invece, si è scoperto ‘incastrato’ dalla gravidanza a sorpresa di una fotomodella; infine, il timido e complessato testimone oculare racconta la propria mediocre esistenza di notaio fallito e solitario, nonché la propria volontà di testimoniare al processo contro “il serial killer delle netturbine” incolpando un innocente, al fine di essere intervistato, almeno una volta nella vita, da Bruno Vespa nel ‘salotto’ televisivo di ‘Porta a Porta’. Anche il controllore delle Ferrovie dello Stato, ormai in procinto di andare in pensione, alla fine racconta la sua vicenda personale di ex chitarrista melodico. E il finale di questa spiritosa commedia sembra delineare un ‘quadretto’ conclusivo da favola, tutto sembra andare verso il ‘lieto fine’, ma proprio sul più bello il ‘diavolo’ ci mette la ‘coda’. Non vi sveliamo il finale per non togliervi il piacere di scoprirlo a teatro. Insomma, una commedia senza pretese, ma estremamente divertente, ricca di momenti spassosi, che hanno reso la piéce assai piacevole per il pubblico, facendogli trascorrere una serata in allegrìa. Una rappresentazione gradevole, autentica e sincera.

Punto e… a capo
di Marco Falaguasta
Regia di Olimpio Pungitore
Interpreti: Carlo Ettorre, Olimpio Pungitore, Leonardo Buttaroni, Silvia Cox, Gabriele Tennenini, Fabrizio Nicoletti
Scenografie: Paolo Carbone

al Teatro Trastevere
dal 3 all'8 novembre 2015


Via Jacopa de Settesoli 3 - 00153 Roma
www.teatrotrastevere.it


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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