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11 Agosto 2020

Violetta Chiarini: "Dobbiamo comprendere la lezione che la natura ha voluto impartirci"

di Fabrizio Federici
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Violetta Chiarini: "Dobbiamo comprendere la lezione che la natura ha voluto impartirci"

Il lungo e oscuro tunnel del coronavirus, la potenza della creatività, le nuove frontiere del teatro: parla un nome storico del palcoscenico e del panorama artistico italiano, nei giorni del suo ‘Buen retìro’ in Sabina, nel cuore dell’Italia centrale

L'emergenza coronavirus, se da un lato sta costringendo milioni di italiani a una pesante e innaturale – per quanto necessaria – situazione di ‘arresti domiciliari’, dall'altro può rappresentare un'occasione preziosa per interrompere la nostra nevrotica corsa quotidiana, fermandoci un attimo a riflettere sul senso della vita, il nostro rapporto con Dio e la natura, coi nostri cari e con tutti gli altri e i nostri conseguenti progetti per il futuro. Riflessione e concentrazione, infatti, favoriscono la creatività di saggisti, scrittori, artisti, musicisti, uomini di teatro e di cinema. Tra questi ultimi, abbiamo ascoltato, dalla sua casa di campagna nel reatino, Violetta Chiarini: un nome storico del teatro italiano. Già diplomata allo Studio di Arti sceniche di Alessandro Fersen, attrice nel teatro di prosa e musicale (sia sul palcoscenico, sia ai microfoni) e per lo schermo, cantante e autrice di testi, la Chiarini - membro anche del Cendic, il Centro nazionale di Drammaturgia italiana contemporanea -  ha creato spettacoli che salvaguardano forme espressive musical-teatrali che sono diventate patrimonio dell’identità europea. Questo, rimanendo personaggio 'fuori dal coro', mai omologatosi alle logiche di mercato e di potere dello ‘show-business’, riuscendo ad anticipare, con le sue creazioni, anche tendenze di cultura e di costume. Un’artista, insomma, orgogliosa di essere rimasta sempre fedele alle sue  convinzioni e al principio della “santità laica dell’attore”, trasmessole dal suo Maestro, Alessandro Fersen.

Violetta Chiarini, come sta vivendo questa situazione di ‘prigionia’ che riguarda tutti noi?
“Sto tesaurizzando lo ‘stop’ a tutte le attività, comprese le relazioni sociali dirette, con un provvidenziale ritiro nella mia casa di Casperia, in provincia di Rieti, nella campagna sabina. Qui ho anche il mio Centro culturale ‘Piccolo Teatro del Violangelo’, com il quale da oltre dieci anni svolgo attività di cultura, spettacolo e ricerca nel territorio”. 

Anni fa, lei ha creato l'associazione ‘Terzo Millennio-Compagnia del Violangelo’, che ha presentato,in Italia e all'estero, performances di prosa e musica, assimilate dalla critica più autorevole al ‘Kabarett’ musical-letterario: spettacoli dal taglio brillante e giovanile, accomunati a una forte  ricerca filologica e letteraria,  con l’intento di  valorizzare aspetti della nostra cultura  trascurati da quella ufficiale, o dalla pigrizia mentale del pubblico. Col ‘Centro culturale’, invece, collaborando anche con altre realtà, come il Teatro Helios di Bordighera, il Bis Tremila Bideri Produzioni, il Teatro dell’Albero di Imperia e altre, lei ha fatto conoscere il nome della ‘Perla della Sabina’, come viene chiamata l’antica Aspra, oggi appunto Casperia, uno dei borghi antichi piu' belli d'Italia citato addirittura nell'Eneide ‘virgiliana’: quale attività, tra queste, ha maggiormente favorito l'evoluzione del suo pensiero?
“Il ‘Violangelo’ è sempre stato il mio pensatoio, il ‘Buen retiro’ contro lo stress metropolitano di Roma, che pure adoro e dove normalmente vivo.  Questo periodo di quarantena, che ho la grande fortuna di  trascorrere nella pace e nel verde, mi facilita una profonda riflessione sulla vita, stimola pensieri e considerazioni affatto nuovi, in cui l’ego si fa da parte per lasciar scaturire un senso di forte legame con tutta l’umanità e con la natura, mai provato prima così profondo e potente. E ripenso alle parole di un’intellettuale indiana  riguardo alla pandemia, quando dice che la  Natura, grande sperimentatrice, ‘scarta le specie che non supportano l’intero sistema’. Può essere vero, se pensiamo che, nel corso di innumerevoli millenni, sono scomparsi i dinosauri e altre specie, compreso l’uomo di Neanderthal. E noi siamo sicuri del successo della nostra specie, di sopravvivere per sempre, di essere di beneficio all’intero sistema”?

Come si sentirebbe di rispCon_Nino_Manfredi.jpgondere?
“E' discutibile davvero, data la nostra crudeltà verso il pianeta Terra, a cui abbiamo distrutto piante e animali e data anche la nostra mancanza di evoluzione come specie. Mentre le altre specie animali, infatti, uccidono solo perché minacciate o affamate, noi uccidiamo le altre specie non per sopravvivenza, ma per senso di superiorità e di dominio, quando non per solo piacere.  Il problema coronavirus non è la Cina o i cinesi, ma la nostra coscienza: viviamo pensando di essere separati da tutti, in una disconnessione che ha, in ogni campo, le sue ripercussioni. Vediamo, infatti, la violenza figlia della paura, aumentare in tutte le sue forme e in ogni parte del mondo. E il dilagare del cancro, delle calamità naturali, del coronavirus…”.
 
Tutto questo, mentre invece l'umanità, da sempre, ben prima della rivoluzione telematica, è spiritualmente connessa con tutto il mondo e con le altre specie viventi: forse, questa pandemia ce lo farà finalmente capire a fondo?
“Ora o mai più! Direi che questo è il momento della nostra trasformazione, che non dobbiamo assolutamente perdere, se vogliamo creare un mondo migliore, per noi e per quelli che verranno. Dobbiamo capire   che la solitudine è un’illusione, perché in realtà siamo tutti legati da una rete di relazioni tra persone e cose: siamo collegati al tutto. Se riusciamo a percepire dentro di noi questi  legami con l’intero universo, non ci sentiremo più separati dal mondo e gli altri non saranno più nemici da temere o da combattere, bensì fratelli con cui dialogare.  È così che deponiamo le nostre armi interiori e diventiamo – per riprendere lo storico ‘Discorso della montagna’ del Vangelo - costruttori di pace. Questo tema del cambiamento, della rivoluzione umana di ciascun individuo - fulcro del pensiero del mio Maestro spirituale, Daisaku Ikeda (il filosofo, educatore e maestro buddhista giapponese, attuale Presidente della Soka Gakkai International, ndr) - cerco di svolgerlo nello scrivere testi, anche poetici e saggistici, o preparando spettacoli contenenti tale messaggio, provando a dimostrare - sempre attraverso il linguaggio teatrale e l’evento scenico - che non è affatto utopico”. 

Quale suo nuovo progetto persegue questi obiettivi?
“Penso soprattutto al mio ultimo progetto ‘Si vis pacem…’. Consta di tre spettacoli, due di prosa e uno musicale, diversi per forma, plot narrativo e linguaggio, ma accomunati da un denominatore comune, che è il  capovolgimento del celebre detto latino ‘Si vis pacem, para bellum’ in quella che è, invece, la formula oggi necessaria all’umanità: ‘Si vis pacem, para pacem’. Il primo di questi 3 spettacoli, ‘Guerra mondiale e guerretta metropolitana’, è un testo di prosa che ha vinto il Premio ‘Sipario-Portale dello spettacolo’, nel concorso di drammaturgia ‘Autori italiani 2018’ e ha debuttato il 28 dicembre scorso al Teatro comunale di Casperia, come vincitore del bando della Rasi, la Rete artisti italiani per l’innovazione”.

Sì, uno spettacolo che affronta il tema ‘guerra-pace’ in modo nuovo, col confronto tra situazioni della seconda guerra mondiale e della Roma, violenta e stressante, degli anni '80-'90, offrendo una prospettiva in cui il ruolo della donna diventa fondamentale per  la storia futura: cosa può dirci, invece, degli altri due spettacoli?
“Il secondo spettacolo di prosa s’intitola ‘Come il colibrì’: è andato in scena in estratto, per esigenze di rassegna, al Teatro ‘Tordinona’ di Roma durante il Festival della drammaturgia italiana ‘Schegge d’Autore 2019’, in attesa di un debutto integrale. Qui, il tema della rivoluzione umana e della pace è trattato in chiave di ‘empowerment’ femminile: la donna, sempre più protagonista del XXI secolo, madre dell’uomo oltre che di sé stessa, prende coscienza del suo potere di creare un essere umano nuovo: un condottiero di Con_le_Kessler.jpgpace. Ella è in grado, infatti, di deporre nel cuore della sua creatura i semi della pace fin dalla più tenera età, diventando così la chiave di volta per la formazione dell’umanità futura”.

Lei ha sempre coltivato la passione per la musica, accanto a quella per il teatro e ha realizzato vari spettacoli di teatro musicale, sempre con ‘Terzo Millennio-Compagnia del Violangelo’, strumento di base delle sue produzioni teatrali. Col Centro culturale di Casperia, inoltre, ha contribuito a salvare la memoria storica di forme di teatro musicale italiano ed europeo che rischiavano di scomparire: in questa sua ‘trilogia della pace’, è compreso quel suo modo particolare di far teatro con la canzone che l’ha contraddistinta nel panorama teatrale internazionale?
“Non poteva mancare, nel mio progetto, un concerto-spettacolo. S’intitola: ‘E la Violeta (no) la va a la guera’, con riferimento al famoso canto alpino ‘La Violeta la va, la va’. E’ frutto del mio lungo sodalizio artistico con Antonello Vannucchi, musicista di fama internazionale, tra i padri del jazz italiano, purtroppo recentemente scomparso. Lo spettacolo, coi modi del teatro musicale, vuole ispirare una riflessione su tutte le guerre e sulla ricerca di una convivenza civile che bandisca ogni forma di sopraffazione e di violenza. Il repertorio è costituito da canzoni e canti che hanno accompagnato le lotte e i conflitti armati del ‘900 europeo, rivisitati in una chiave nuova, ma sempre attenta al rispetto e alla valorizzazione del loro spirito originario, incastonati in un tessuto letterario in versi che ho scritto appositamente: uno ‘spettacolo-concerto’ che rappresenta una novità assoluta. Non è potuto ancora andare in scena, sia per la scomparsa del mio insostituibile pianista accompagnatore, che da solo rappresentava un’intera orchestra, sia per l’emergenza sanitaria del coronavirus. Così, nel mio ‘Buen retiro’ in Sabina, tra una pratica di meditazione e l’altra, mi sto dedicando al lavoro preparatorio che precede il debutto”.

Quando pensa che ciò avverrà?
“Sono ottimista e spero di tornare in scena quanto prima. Faccio mio, il  famoso detto popolare: ‘Più profonda è la notte, più vicina è l’alba’. E sento che sarà così. Noi esseri umani, oggi sofferenti e immersi nel caos, usciremo alla fine arricchiti da questa terribile esperienza della pandemia, perché avremo conquistato la consapevolezza per aver imparato la lezione che la natura ha voluto impartirci, proiettandoci in un’epoca nuova”.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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