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18 Giugno 2019

Tu chiamale, se vuoi, ossessioni

di Annalisa Civitelli
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Tu chiamale, se vuoi, ossessioni

Velia Viti porta in scena al teatro Trastevere una buona ‘fotografia’ del mondo giovanile di oggi, costretto a muoversi sul palcoscenico della realtà sociale come un ‘Giano bifronte’, poiché ormai privo di riferimenti educativi e valoriali autentici

Una commedia divertente, a tratti esilarante, quella andata in scena al teatro Trastevere di Roma dal 19 al 31 gennaio scorso, intitolata ‘Non ti fissare’ per la regia di Velia Viti. Si tratta di un testo di Lorenzo Misuraca e Antonia Fama che racconta, in forma leggera e divertita, le fisime, le ossessioni e i molteplici complessi psicologici degli anni di gioventù. Tutto prende il via da un imprevisto: una corriera regionale si rompe in un non-luogo di campagna, completamente isolato dal mondo. Gli smartphone non ‘prendono’ e i 4 ragazzi, più l’autista, per ingannare l'attesa che qualcuno giunga ad aiutarli si raccontano le rispettive paure e fissazioni. C’è la donna in carriera ossessionata dal lavoro e dal fitness; quella che vorrebbe incontrare il proprio ‘principe azzurro’, più per il bisogno di sfuggire alla solitudine che per autentico amore altruista; quello sempre ‘appiccicato’ allo smartphone che si ‘spara’ i ‘selfies’ anche nelle situazioni meno opportune; l’autista della corriera, talmente ipocondriaco da portarsi nella borsa una vera e propria ‘farmacia ambulante’; infine, quello che vorrebbe emanciparsi da una madre possessiva, che lo ha trasformato in un vero e proprio ‘bamboccione’. La rappresentazione, pur tra scherzi e momenti esilaranti, induce a riflettere sulla condizione in cui attualmente versano i nostri giovani. Ragazzi i quali, pur supportati da palliativi tecnologici, tendono sempre più a isolarsi e a chiudersi in se stessi. 5 vite ‘sfessate’, non ‘risolte’, rappresentative di un mondo giovanile che si muove sul palcoscenico della realtà sociale come un ‘Giano bifronte’, poiché totalmente privo di punti di riferimento educativi, civili o valoriali. Anche la condivisione delle rispettive esperienze soggettive sui social network si rivela vuota e insoddisfacente, in un ‘crepuscolo’ di gioventù che dovrebbe preparare l’approdo verso la maturità adulta. Un approdo che risulta, altresì, continuamente procrastinato. La presa in ‘giro’ della società globalizzata emerge pienamente in quanto elemento esautorativo, generatore di esperienze non-vissute, con la complicità di famiglie ansiogene, che trasmettono ai propri figli complessi e frustrazioni, evidenziando la contraddizione di una realtà virtuale in stridente conflitto con la vecchia corriera, che fatica a rimettersi in moto. Nel momento in cui i ragazzi si ritrovano in una sorta di ‘terra di nessuno’, le contraddizioni delle loro esistenze si palesano pienamente, poiché semplicemente ‘velate’ da distrazioni e sollecitazioni esogene. E’ infatti la percezione dinamica del tempo che passa ciò che, all’improvviso, i ragazzi sono costretti a concepire come esigenza primaria rispetto a una vita ‘statica’, di cui risultano prigionieri. Il gruppo di giovani attori, sulla scena è affiatato e divertente: Alessandro Di Somma passa con sicurezza dal ruolo di assurdo ‘playboy’ a quello di autista ipocondriaco del ‘Cotral’, ormai prossimo allo stato ‘tossico’; Antonia Fama è bravissima nell’interpretare la dura battaglia di una giovane ‘rampante’, convinta di potersi liberare da una condizione di precariato immolando se stessa, benché ciò serva a poco; anche Lidia Miceli è brava a raccontare la propria malinconica esistenza solitaria di ‘pulzella’ che proprio non riesce a trovare un compagno di vita, poiché tutti corrono disperatamente al fine di non rimanere indietro rispetto al proprio futuro; i 3 ‘maschietti’, infine, raccontano le loro esperienze di complessati, iper-responsabilizzati dalle famiglie. Il tutto va a formare una simpatica ‘fotografia’ che l’attenta regia di Velia Viti ha voluto guidare con naturalezza, senza forzature, lasciando gli attori relativamente liberi di mostrare se stessi e le proprie capacità espressive. Rappresentazioni come ‘Non ti fissare’ appartengono a quel filone di commedie divertenti che, tuttavia, ci inducono a riflettere sul ‘chi siamo’ veramente e verso ‘dove stiamo andando’, dimostrando come la cultura popolare sia un qualcosa di ben diverso rispetto alla comicità televisiva, talvolta un po’ ‘trash’ e qualunquista, dei monologhi di ‘Zelig’ o ‘Colorado’. Un buon lavoro collettivo o di gruppo, insomma, in quanto prezioso insegnamento della cultura teatrale più autentica, che infatti è ben altra cosa. E bene hanno fatto questi giovani artisti della compagnia ‘Come risolvere in 2 problemi che da solo non avreste’ a ricordarcelo.

NON TI FISSARE
di Lorenzo Misuraca e Antonia Fama -regia Velia Viti
Interpreti: Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
Aiuto Regia: Teresa Fama
Locandina: Martoz
Scene: Paolo Carbone
Video: Alessandro Felici


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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