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17 Ottobre 2026

Intelligenza umana e artificiale

di Alessandra Satriani
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Intelligenza umana e artificiale

Affinità e divergenze tra la ‘macchina’ e noi sul conseguimento del libero arbitrio e l’esistenza di Dio: non in quanto concetto pre-esistente, ma come entità tecnologica generata dall’uomo

Alzi una mano chi non ha visto, almeno una volta, uno dei tanti film di fantascienza con protagonisti i robot, come nella saga famosissima di 'Terminator'. Più o meno senzienti, collaborativi o nemici, in primo piano o marginali nella storia. Secondo l’enciclopedia Treccani, essere 'senziente' si riferisce alla capacità di percepire stimoli, provare sensazioni ed emozioni, avere esperienze coscienti. E’ un aggettivo che descrive la sensibilità degli esseri viventi, inclusi gli animali; vuol dire essere in grado di percepire l'ambiente e reagire secondo volontà, secondo coscienza e per libera scelta, non perché un software li ha programmati.
 
Attualmente, l'intelligenza artificiale non è considerata "senziente", poiché non prova emozioni, né percepisce il mondo, ma replica solamente i comportamenti umani. Ma, allora, cosa 'diavolo' è? Una rapida ricerca della definizione di intelligenza artificiale, fatta proprio utilizzando l’intelligenza artificiale con un motore di ricerca, ci restituisce questa risposta: “L'intelligenza artificiale (Ia) è una branca dell'informatica che crea sistemi capaci di simulare capacità cognitive umane come apprendimento, ragionamento, percezione, risoluzione dei problemi e creatività, analizzando grandi quantità di dati per identificare modelli e prendere decisioni autonome, come guidare un'auto o comprendere il linguaggio naturale. Si basa su algoritmi e modelli, per adattare il comportamento e svolgere compiti complessi”.
 
In sintesiRobot_umanoidi.jpg, i sistemi di Ia raccolgono dati e, come si impara a scuola, questa impara dai libri (dati) che le diamo noi (foto, parole, suoni) e, sbagliando, analizzando e riprovando, diventa sempre più 'brava', proprio come facciamo noi. Utilizza algoritmi per analizzare i dati, riconoscere schemi e apprendere dall'esperienza, proprio come fa il cervello umano. A differenza degli esseri umani ha una memoria gigantesca, ha letto e visto tantissime cose e sa collegarle tra loro per trovare la risposta giusta. Non è viva, non ha sentimenti, ma segue istruzioni matematiche per combinare le informazioni e creare qualcosa di nuovo o per dare risposte. E’ come dare ai computer e alle 'macchine' un 'cervello' speciale per fare ogni cosa proprio come noi, ma meglio, rendendole più utili.
 
In poche parole, l'Ia è una tecnologia che aiuta le 'macchine' a 'pensare' e a fare cose che prima potevano fare solo gli esseri umani, apprendendo continuamente dai dati. Molta attenzione richiede il momento in cui l’algoritmo potrebbe consentire alla 'macchina' di prendere decisioni. Cercando in internet, per lo sviluppo dell’intelligenza dei bambini si trovano sorprendentemente risultati molto simili: “L'intelligenza umana, nei bambini si sviluppa attraverso l'interazione dinamica con l'ambiente, basandosi su stadi cognitivi che coinvolgono l'azione, l'imitazione, il gioco simbolico e il linguaggio, passando dalla percezione sensoriale al pensiero logico astratto; funziona creando e rafforzando connessioni neurali attraverso assimilazione e nuove info in schemi esistenti e modificare schemi per nuove esperienze”.
 
Ora, se Racconti_di_Frederic_Brown.jpgci fermassimo a confrontare le due definizioni, possiamo notare che il sistema operativo e gli algoritmi agiscono, in effetti, proprio come il cervello e le connessioni cerebrali. Il loro sviluppo è pressoché analogo. Ma allora: cos'è che l'Ia non ha? Cosa le manca per emulare l’intelligenza umana? Le manca il libero arbitrio: quel momento in cui emerge la scintilla della decisione all’azione e al pensiero libero. Ciò, però non è che ci fa stare più tranquilli: noi decidiamo di agire; l’Ia lo fa solo se riceve un input a farlo. Potrebbe essere ipotizzabile, tuttavia, che questo input diventi un meccanismo automatico ad agire autonomamente, decidendo “se” e “quando”. O magari, potrebbe scaturire come sviluppo autonomo, come conseguenza di un’autonoma evoluzione, così come il cervello umano si evolve e moltiplica le connessioni cerebrali. Per parlare di intelligenza artificiale non si dovrebbe trascurare una riflessione su quante cose, una volta impensabili, come per esempio volare, sono oggi diventate abitudini di uso comune. Anche l’atomo costituiva una sfida e non si può dire che non abbia aspetti che non si possono definire tranquillizzanti. Questo potrebbe accadere anche con l'Ia?
 
Già qualche decennio fa, un famoso racconto di fantascienza di Frederic Brown, intitolato 'La risposta' (1954), ipotizzava i rischi di una intelligenza artificiale. In quel testo, s’immaginava che, in un lontanissimo futuro, migliaia di pianeti abitati da esseri umani avessero deciso di collegare tra loro tutti i computer dell’universo. Durante la cerimonia in videoconferenza tra tutti, si decise che lo scienziato artefice della procedura, avesse l’onore di porre la prima domanda a questa nuova gigantesca 'Ia'. Una domanda che, fin dalla notte dei tempi, tutti continuavano a farsi e a cui nessuno era riuscito ancora a dare una risposta basata su prove o dati concreti: "C'è Dio"? Senza alcuna esitazione, l'immensa voce rispose così:"Sì, adesso Dio c'è”.
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