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20 Novembre 2017

Sarahah: la app amica dei 'bulli'

di Clelia Moscariello - cmoscariello@periodicoitalianomagazine.it
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Sarahah: la app amica dei 'bulli'

Si tratta dell’applicazione più scaricata dell’estate, che permette di offendere in forma anonima: un segnale evidente di come il pubblico sia sempre più sottoposto a sollecitazioni alienanti, che conducono alla dissociazione da se stessi
 
Si chiama ‘Sarahah’ ed è la nuova applicazione dell’estate di cui parlano tutti. Si tratta di una ‘app’ creata dal 29enne saudita Zain al-Abidin Tawfiq, che ha scalato in poco tempo la cima delle applicazioni più scaricate per gli Ios e gli Android. Sarahah, che in arabo significa 'onestà', ha già fatto il record di download: tra la app e la versione desktop si calcolano, ormai, più di 20 milioni di utenti. Ma cos’è realmente? Sarahah era nata, in realtà, in quanto applicazione per i dipendenti aziendali, finalizzata a valutare i propri colleghi in forma anonima. Purtroppo, essa si è diffusa all’esterno del proprio contesto, diventando un modo per ‘recensire’ le persone, inviare messaggi, insulti e offese protetti dall’anonimato, favorendo il ‘cyperbullismo’. “Qualche ostacolo ai ‘bulli’ esiste, in effetti. Come, per esempio, la possibilità di bloccare gli utenti e attivare filtri per le parole offensive”, ha commentato Zain al-Abidin Tawfiq. Ma ovviamente tutto dipende dal grado di sadismo, o viceversa di masochismo, del singolo utente. Il fenomeno ha avuto dei precedenti: Ask.fm, Yik Yak e Whisper erano applicazioni molto simili, che avevano tentato di diffondersi puntando sulle medesime caratteristiche, ma misteriosamente fallite. In una società sempre più dipendente dalla tecnologia, noi ci auguriamo che il ‘fenomeno Sarahah’ duri poco. Anche perché, a quanto pare, non è possibile rispondere, ma solo salvare i commenti. Perché, allora, non farsi una bella litigata ‘faccia a faccia’? Semplicemente, perché il termine ‘onestà’, se coniugato con l’anonimato, diventa vigliaccherìa: un modo di scagliare una pietra e nascondere la mano. L’onestà morale impone il coraggio delle proprie opinioni e la responsabilità personale delle proprie azioni, non certo la possibilità di nascondersi dietro a un ‘dito’: quello che, sempre più stupidamente, digita gli smartphone di giovani generazioni sempre più abbandonate a se stesse, vittime di sollecitazioni ‘esogene’ che conducono alla dissociazione del singolo e all’alienazione di massa. L’unico vero ‘merito’ di Sarahah, alla fine, è quello di aver svelato un pubblico di utenti sempre più attratto dai difetti, piuttosto che dalle potenzialità offerte dallo sviluppo tecnologico in atto.

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