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5 Dicembre 2019

Chambers: un horror atipico

di Pietro Pisano
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La serie tv targata Netflix è un esperimento ibrido tra il thriller e il mistery, che imbastisce atmosfere inquietanti e surreali sull’onda di ‘Twin Peaks’, centrando il bersaglio

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Arizona: una ragazza navajo di nome Sasha decide di fare l’amore per la prima volta con il suo fidanzato, TJ Locklear. Ma proprio nel momento ‘clou’, il suo cuore cessa di battere. Un cuore compatibile, appartenuto a un’altra ragazza, Becky Lefevre, morta lo stesso giorno, permette a Sasha di sopravvivere miracolosamente all’arresto cardiaco. Dopo il buon esito del trapianto, Sasha si ritroverà vittima di strane visioni ed eventi inspiegabili, oltre che assumere atteggiamenti, lati caratteriali e persino tratti dell’aspetto fisico della ragazza defunta. E’ attraverso queste premesse narrative che ci viene presentato ‘Chambers’, disponibile su Netflix dal 26 aprile scorso: una serie che, nonostante non brilli per eccessiva originalità della trama, cerca di rinnovare i generi horror, mistery e thriller mischiando le carte in tavola con stile ed eleganza, senza mai sfociare nel pretenzioso. Se le prime puntate possono apparire lente e poco incisive, il registro di ‘Chambers’ cambia drasticamente nel corsUma.jpgo degli altri episodi, regalandoci uno sviluppo ricco di colpi di scena e inquietanti rivelazioni. Ben presto, Sasha cercherà di scoprire cosa si cela dietro gli strani fenomeni che la vedono come protagonista e, nello stesso tempo, farà luce sul mistero che aleggia intorno alla morte di Becky. Allo spettatore attento non potranno certo sfuggire i rimandi e le analogie con il celebre ‘Twin Peaks’, per le atmosfere angoscianti, i molti segreti custoditi dai personaggi e il ‘focus’ sulla straziante morte di una ragazza adolescente. Niente è ciò che sembra in ‘Chambers’. Nemmeno la generosa offerta dei coniugi Nancy e Ben Lefevre (Uma Thurman e Tony Goldwyn, ndr), genitori di Becky, di offrire a Sasha una borsa di studio nella stessa scuola della loro defunta figlia. Un po’ come accadeva in ‘Twin Peaks’, ricorre il tema del ‘doppio’ e l’inevitabile conflitto tra due polarità: identità opposte che lottano per imporsi l’una sull’altra, Becky e Sasha, in un conflitto che si rispecchia anche nella collocazione geografica dove le vicende prendono piede - tra Arizona e New Mexico - e che non può non far riflettere sulle differenze sociali ed economiche tra il gruppo degli indiani mezzosangue (Sasha, suo zio big Frank e TJ) e quello dei ricchi bianchi ‘wasp’, cui appartengono i genitori di Becky. La stilosità della regia, affidata a diversi talentuosi registi, tra cui Alfonso Gomez-Rejon, autore di alcuni episodi di ‘American Horror Show’, va di pari passo con una fotografia davvero degna di nota. Merito, in parte, anche dei suggestivi e polverosi paesaggi dell’America del sud-ovest. Alcune ‘sottotrame’ non sono purtroppo state approfondite a dovere, ma il finale di questa prima stagione lascia intendere come gli autori abbiano in mente un seguito e, quindi, una seconda stagione attraverso la quale dipanare ulteriormente il bandolo della matassa. In definitiva, di ‘Chambers’ è la sua natura ibrida a stupire piacevolmente: a cavallo tra horror e mistery, la narrazione si muove in maniera obliqua e niente affatto lineare, con un uso parco e sapiente delle ellissi capace di affascinare e coinvolgere fino in fondo lo spettatore. Un plauso va alla recitazione degli attori, davvero molto buona, tra cui spicca una Uma Thurman in ottima forma nel ruolo di una madre distrutta dal dolore: un’interpretazione sentita e commovente. Contribuisce inoltre al valore artistico della serie, una colonna sonora di qualità, forse una delle migliori delle produzioni televisive Netflix. Tra le traccie degne di menzione figurano, infatti, pezzi di band quali Stone Roses, Blood Orange, Swans, The Smiths e Deftones.

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