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5 Dicembre 2019

La vita continua perché deve continuare

di Michele Di Muro - mdimuro@periodicoitalianomagazine.it
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La vita continua perché deve continuare

La perdita di una persona cara è un’esperienza d’indicibile drammaticità: l’autore della serie ‘After Life’ riesce nell’arduo tentativo di raccontare un tema così delicato senza retorica, ma con ironia e toccante profondità

Tutti conosciamo l’attore inglese, Ricky Gervais. Soprattutto, come mattatore di numerose edizioni dei premi Golden Globes; come stand-up comedian politicamente scorretto e senza peli sulla lingua; in qualità di autore e interprete della fortunata serie ‘The Office’ (di cui è stato realizzato di recente il remake in versione americana, con protagonista Steve Carrel). Sorprende positivamente, pertanto, vederlo cimentarsi nel dramma di Tony, giornalista di un piccolo giornale locale. All’inizio della serie, targata NetAfetr_Life_2.jpgflix e pubblicata sulla piattaforma lo scorso 8 marzo, veniamo introdotti nella storia. Tony ha da poco perso la moglie per un cancro al seno. Ma non è solo: oltre al cane, Lisa gli ha lasciato in eredità una serie di video attraverso i quali, dall’ospedale, fornisce delle linee guida per la sopravvivenza. Tony è depresso e fa fatica a riprendere il ritmo di una vita normale. Stare seduto sul divano a guardare e riguardare i video della sua vita passata, attraverso i quali si racconta il bellissimo rapporto tra i due, fatto di tenera e appassionata complicità, è l’unica attività a cui il protagonista sembra interessato. E’ depresso, manifesta tendenze autodistruttive e sembra sull’orlo di compiere l’insano gesto, ma desiste. Lo spettatore che abbia vissuto una simile esperienza non avrà difficoltà a immedesimarsi nel sentimento dominante che anima la personalità di Tony: la rabbia. Verso il mondo e verso tutti. Crede di essere l’unico a stare male e riversa sulle persone a lui vicine la sensazione di aver subito un’ingiustizia. Sente che la vita lo ha truffato, togliendogli l’unica cosa per lui veramente importante. Odia gli altri e detesta il suo lavoro. E l’impossibilità di superare il lutto lo conduce a crogiolarsi masochisticamente nella sofferenza. La sua proverbiale comicità si trasforma in un acido sarcasmo. Inizialmente, rifiuta il sostegno di amici e familiari, che tratta con cinismo, ma attraverso nuove conoscenze, nel corso delle sei puntate di questa prima stagione, Tony affronterà un difficile percorso di catarsi e riappacificazione col mondo. Gli saranno di aiuto un tossico, una prostituta, un’anziana vedova conosciuta al cimitero e il suo papà malato di Alzheimer (David Bradley, il Gazza di Harry Potter). A nulla vale l’aiuto dell’inetto psicologo. Quindi, Tony decide di liberarsi delle inibizioni della vita in società. Si abbandona ai vizi, come la droga. E inizia a trattare tutti male, con battute pungenti e, a tratti, macabre. Veniamo a scoprire, così, che la difficokerry_godliman_new.jpgltà nell’elaborazione del lutto deriva dal fatto che Tony aveva impostato l’intera sua esistenza attorno alla moglie. Non ha coltivato amicizie e particolari ambizioni lavorative, ma non ha rimpianti: è grato di aver vissuto venti anni felici, ma non riesce a capacitarsi di aver perso la sua anima gemella. Dopo essere sprofondato nel baratro, inizia un viaggio interiore che lo porterà a una lenta risalita e, forse, a una nuova relazione, quando comprende che le sue pessime azioni hanno conseguenze sulla vita degli altri. L’epifania giunge, infatti, nel momento in cui realizza di avere ancora molto da perdere e che, quindi, vale ancora la pena lottare per rendere il mondo un posto migliore. La serie, scritta, diretta e prodotta dallo stesso attore, varia tra diversi registri, alternando il dramma alla commedia, il tutto intinto nello humor nero. Scritta col cuore e diretta con trasporto, ‘After Life’ si fa guardare e induce nello spettatore un turbinio di emozioni. Nella sua sofferenza, il protagonista si trova circondato da personaggi sopra le righe, strambi e divertenti, ma che rivelano una profonda umanità. ‘After Life’ non vuole divertire o commuovere a tutti i costi. In tal senso, la serie è accostabile al cinema indipendente americano quando affronta tematiche spinose in maniera leggera, come avviene ad esempio nel film ‘50/50’, con Seth Rogen e Joseph Gordon-Levitt. Costruita su una struttura semplice e senza fronzoli, la serie è principalmente il racconto di una storia d’amore di quelle intense e irripetibili, in grado di arricchire una vita intera di ricordi indelebili.

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