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2 Aprile 2020

C’è solo Milena: tutto il resto è ‘polenta e osei’

di Vittorio Lussana
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C’è solo Milena: tutto il resto è ‘polenta e osei’

Certi cosiddetti ‘talk’ di approfondimento non sempre risultano concepiti secondo criteri di equilibrio giornalistico. E l’intera classe politica viene, ormai retoricamente, indicata al pubblico ‘ludibrio’ in quanto unica responsabile di ogni accadimento che avviene nell’universo, compresi i passaggi di comete, gli asteroidi in avvicinamento, le cadute di meteoriti e le possibili invasioni aliene

Abbiamo seguito nei giorni scorsi, con notevole interesse, l’inchiesta giornalistica condotta dalla redazione di Report, diretta da Milena Gabanelli, in merito al disastroso naufragio della nave da crociera Costa Concordia. E abbiamo compreso il ‘taglio’ che questi bravissimi colleghi hanno voluto fornire al proprio servizio di approfondimento: quello relativo a una società navale, Costa Crociere, che sta tentando di approfittare della ‘goffaggine’ dell’ex comandante, Francesco Schettino, pur di ‘scaricare’ le proprie responsabilità e ridurre ogni possibile danno economico o di immagine che potrebbe derivare dal processo in corso a Grosseto. Invece, oltre gli errori di Schettino, assolutamente imperdonabili, bisogna prendere in considerazione anche una serie di imperizie e mancate manutenzioni della nave in questione da parte di Costa Crociere, congiuntamente agli insani intrecci di rapporti tra questa stessa società navale, Fincantieri e persino il Rina, l’ente preposto alla registrazione e al controllo di tutte le procedure previste per l’autorizzazione alla navigazione. Cominciamo dunque col dire che alcune dichiarazioni rilasciate da Schettino sono risultate al limite della credibilità: non si è mai sentito da nessuna parte di un comandante che “scivoli” all’interno di una scialuppa di salvataggio; così come non si è mai avuta notizia alcuna di come, a causa del buio, non sia possibile raggiungere una ‘biscaggina’ di prua circumnavigando la propria imbarcazione in fase di affondamento. Anche l’errore di valutazione derivante dalla convinzione che il piroscafo si fosse “seduto” sul fondale marino, senza calcolare minimamente tutti i rischi potenziali derivanti dalla possibilità che una nave, posta in determinate condizioni, possa reclinarsi o addirittura ribaltarsi e inabissarsi, risulta un elemento di evidente responsabilità, che ha fatto perdere quella trentina di minuti assolutamente fondamentali per la messa in sicurezza di tutte le persone che si trovavano a bordo della Concordia. Siamo insomma di fronte a una serie di evidenti sottovalutazioni, conseguenti a una scarsissima conoscenza anche delle caratteristiche geologiche del Giglio: un’isola di origini vulcaniche, che per tali motivi possiede una conformazione assai frastagliata delle proprie coste e dei suoi stessi fondali. Basti pensare che l’unico ‘letto’ sabbioso di questa splendida isola dell’arcipelago toscano si trova in località Campese, ovvero nell’angolo di costa situato diametralmente all’opposto rispetto al porto, dove cioè si è verificato il drammatico naufragio. Francesco Schettino, insomma, sostanzialmente è indifendibile. Ma nel merito di un’estensione di responsabilità anche ad altri, siamo pienamente d’accordo con lui: qualcuno sta cercando un facile ‘capro espiatorio’. La nave aveva una serie di problemi evidenti, gravemente sottovalutati per via della convinzione, assai diffusa in molti ambienti della nostra Marina militare e mercantile, che un bastimento di una simile stazza sia da considerarsi inaffondabile, o in grado di galleggiare anche in condizioni molto difficili. Tale superficialità, sommata al cattivo funzionamento di alcune scialuppe di salvataggio e di altre funzioni di emergenza che, in caso di pericolo, dovrebbero risultare al massimo grado di efficienza, rappresentano delle aggravanti autentiche. Oltre a tutto ciò, l’insano intreccio di personaggi assai discutibili tra i vari consigli di amministrazione di Costa Crociere, Fincantieri e Rina, compresa la sorprendente scoperta di un ufficio stampa, quello del Registro di navigazione, sostanzialmente ricoperto da addetti contrattualizzati da Fincantieri nonostante i numerosi bravissimi colleghi attualmente ‘a spasso’, completa la fotografia di un modo di fare le cose ‘tutto italiano’ assai duro a morire, che rischia di dare la ‘stura’ a movimenti di protesta che espongono, già oggi, la nostra democrazia ad avventurismi pericolosi. Tutto ciò è andato in onda nel medesimo giorno in cui la città di Genova si è ritrovata, per l’ennesima volta, inondata dal Bisagno. Anche in questo caso, una precisa ‘piattezza logica’ non è riuscita a trovare altro ‘sfogo’ se non quella di incolpare, principalmente, l’attuale sindaco di Genova. I lavori di interramento di una buona parte del tratto urbano del Bisagno sono riconducibili addirittura agli anni ’30. E tutti i piani regolatori succedutisi nel tempo non hanno fatto altro che cementificare e devastare, metro per metro, l’intero golfo del capoluogo ligure. Evidente, inoltre, è apparso il ritardo con cui è stata lanciata l’allerta per il maltempo in arrivo, una funzione che non è affatto di competenza del sindaco di Genova o del suo Consiglio comunale, bensì della Protezione civile. Infine, l’intera querelle relativa ai vari ricorsi al Tribunale amministrativo regionale, per l’assegnazione dei progetti di manutenzione e riqualificazione del territorio costiero genovese, sconta una serie di intralci intorno ai quali si intravedono, con una certa evidenza, le incertezze decisionali della Regione Liguria, più che del comune di Genova. Invece, è stato il sindaco Marco Doria a esser messo in stato d'accusa, anche e soprattutto dagli organi di informazione. Perché? Non è dato sapere. La rabbia dei cittadini dev’essere giustamente messa in rilievo nel corso di un servizio giornalistico, poiché la condizione di difficoltà in cui si sono ritrovati e oggi si ritrovano commercianti o semplici residenti rappresenta la notizia principale da fornire al resto del Paese, finalizzata a dar luogo a tutte quelle iniziative di solidarietà che dovrebbero caratterizzare una comunità unita di persone che compongono una nazione. Quel che proprio non si comprende, invece, è a quale titolo vengano invitati in alcune trasmissioni televisive personaggi ed esponenti politici subito pronti a scaricare ogni responsabilità sul primo che passa per caso. Certi cosiddetti ‘talk’ di approfondimento non sempre risultano concepiti secondo criteri di effettivo approfondimento ed equilibrio giornalistico. E la classe politica viene, ormai retoricamente, indicata al pubblico ‘ludibrio’ in quanto unica responsabile di ogni accadimento che avviene nell’universo, compresi i passaggi di comete, gli asteroidi in avvicinamento, la caduta di meteoriti e le possibili invasioni aliene. Il caso Schettino, in particolare, ma anche quello genovese, in realtà hanno dimostrato il contrario: esiste una ‘casta’ dirigenziale e burocratica, in questo Paese, composta da cattivissimi amministratori e impiegati inetti e incapaci. Una categoria di persone con ‘i piedi sempre al caldo’ che, spesso e volentieri, prendono decisioni senza riuscire minimamente a calcolarne le conseguenze o, viceversa, impongono tempistiche di intervento a dir poco ‘rilassate’, quando non veri e propri intralci legati a gruppi di interesse o a ‘cordate di amici’, fregandosene letteralmente dell’interesse collettivo. Siamo pieni di manager di Stato inqualificabili, di dirigenti incompetenti, di burocrati disonesti o in malafede. Ma invece di approfondire, andando a scandagliare in profondità determinati fatti, si finisce quasi sempre col far ricadere il ‘melone’ sulla testa del politico di turno, talvolta anche per le motivazioni più balzane. Noi non siamo ingegneri, né architetti. Dunque, non ci inoltriamo in giudizi tecnici relativi, per esempio, al crollo di un viadotto autostradale: al massimo, intervistiamo un esperto, oppure consultiamo un professore universitario o un ricercatore autorevole. E’ possibile dunque sapere per quale ‘colpa ancestrale’, a seguito di un alluvione, molti colleghi si sentano in dovere di propinarci, tanto per fare un esempio, l’onorevole Santanché? A quale titolo questa signora, sempre pronta a puntare il dito contro qualcuno o qualcosa, dal sindaco di Genova ai giovani musulmani di Centocelle, viene continuamente chiamata a rappresentare il proprio ‘vuoto mentale’? Ma cosa abbiamo fatto di male? Si tratta di uno schema ‘fisso’? Verso quali orizzonti si muove la deontologia professionale di alcuni colleghi? Un mix di erotismo sado-maso e giacobinismo ‘forcaiolo’? E che ‘razza’ di ‘piattino’ viene fuori, di grazia? Polenta e ‘osei’? E il ‘bello’ è che, in tutta questa situazione, molti stanno ancora lì a chiedersi per quale motivo i ‘talk’ televisivi continuino a perdere pubblico in quantità a dir poco emorragiche.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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