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24 Gennaio 2019

Alle radici storiche del fantastico, tra rinascimento e 'grotesque'

di Annalisa Civitelli - acivitelli@periodicoitalianomagazine.it
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Alle radici storiche del fantastico, tra rinascimento e 'grotesque'

Il fascino esoterico ci coinvolge pienamente nel Parco dei Mostri di Bomarzo, in provincia di Viterbo: nel Sacro Bosco, o Villa delle Meraviglie, s’incontrano sculture in basalto risalenti al XVI secolo, che ritraggono animali mitologici, divinità e mostri all’interno di un panorama fitto di mistero

Su una superficie di circa 3 ettari, circondato da una foresta di conifere e latifoglie, si estende questo parco naturale ‘a tema’, ornato da sculture enigmatiche di varia grandezza. Un luogo definito da Salvador Dalì: “Un’invenzione storica unica”. Alle statue di Bomarzo (VT), realizzate probabilmente da Simone Moschino, si uniscono architetture anomale e surreali, che s’innestano nell’ambiente rendendolo unico nel suo genere. Attualmente, la disposizione delle costruzioni non è quella originaria (salvo alcuni casi documentati), poiché risale alla seconda metà del XX secolo, quando la famiglia Bettini rilevò il Parco dei Mostri. In evidente stato di abbandono, nel 1985 venne restaurato, per rimetterlo in uso e restituirlo al pubblico. Voluto dal principe Pier Francesco Orsini, che lo dedicò alla moglie, Giulia Farnese, venne appunto denominato dallo stesso: “Sacro Bosco”. Quest’ultimo fu ideato e progettato dall’architetto Pirro Ligorio, tra il 1552 ed il 1580, il quale oltre a dirigere la realizzazione del parco, lo ha elevato al genere ‘grotesque’. Ecco spiegato il motivo della presenza di statue simboliche e significati occulti: i continui rimandi alla mitologia e al mondo fantastico fanno del ‘Bosco iniziatico’ un’attrazione caratteristica, adatta ad adulti e piccini. L’intenzione iniziale era proprio quella di creare una sorta di percorso iniziatico. Non si conosce l’esatto motivo del perché la villa sia stata costruita, ma si pensa che il principe Orsini si sia provvisto del luogo incantaLa_casa_pendente.jpgto, per piacere personale e per stupire i suoi ospiti. Il ‘Sacro Bosco’ è strutturato come un percorso articolato, che aiuta a stimolare l’intelligenza e la cultura del visitatore grazie al gioco di richiami mitologici ed enigmi. Non solo le statue di sirene, mostri marini, tartarughe giganti, satiri, sfingi, draghi, maschere, falsi sepolcri e giochi illusionistici compongono parte del ‘puzzle’, bensì anche temi antichi e motivi letterari rinascimentali, quali 'Il canzoniere' di Francesco Petrarca, 'l’Orlando Furioso' dell’Ariosto e i poemi 'Amadigi' e 'Floridante' di Bernardo Tasso (il padre di Torquato, ndr). Scienziati, storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi per spiegare questo ‘labirinto’ colmo di simboli. Ma tuttora persistono molti misteri, di cui non si è ancora individuato alcuno schema interpretativo. lI parco, in ogni caso, costituisce un ‘unicum’, inserendosi nella cultura architettonico-naturalista del ‘secondo cinquecento’. I giardini all’italiana, realizzati grazie a criteri di razionalità geometrica e prospettica, sono ornati da ampie terrazze, fontane con giochi d’acqua e sculture manieriste. Al contrario, gli edifici all’interno della Villa delle Meraviglie richiamano il mondo classico, annullando però le regole prospettiche o addirittura estetiche. Proprio allo scopo di confondere e disorientare il visitatore, molte attrazioni hanno indovinelli e iscrizioni ‘oscure’, sopravvissute solo in piccola parte in quanto emblematiche tappe di un itinerario di matrice alchemica. Un esempio di natura e arte che contribuisce ad arricchire le conoscenze di chiunque desideri trascorrere una giornata autunnale all’aperto.

Assolutamente da vedere
Varcata la soglia, sormontata dallo stemma degli Orsini, con il biglietto alla mano e dotati di mappa, ci si addentra nei meandri naturali della ‘Villa delle Meraviglie’. I punti d’interesse sono ben 36: evidenziati sulla cartina, consegnata ai turisti dopo aver acquistato il biglietto, sarà più facile individuarli. Appena superate le ‘sfingi greche’, guardiane delle città sacre, troviamo 2 sentieri: non resta che scegliere quale seguire. A sinistra, incontriamo varie figure mitologiche, quali Saturno, Giano, Fauno Evando e Triplice Ecate, dea della mitologia greca rappresentata da giovane, adulta e anziana. A seguire, l’opera colossale di Proteo-Glauco. Si tratta di una ‘testa di mostro marino’: un pescatore divenuto un mostro dopo aver mangiato dell’erba magica. Continuando il percorso, ci si imbatte nella lotta tra giganti: è la statua di Ercole e Caco, l’uno eroe mitologico; l’altro figlio del dio Vulcano, ucciso proprio da Ercole. Ma prima ancora, il mausoleo cattura l’attenzione dei turisti con un ‘masso dimezzato’, che affiora dal terreno e sul cui frontone alcune figure ricordano la tomba della Sirena (ninfa marina), situata nella città di Sovana, che tiene in mano una melagrana. Le statue più particolari, tuttavia, sono i gruppi scultorei della Tartaruga, la Donna, la Balena (in cui la Donna raffigura la vittoria alata Nike); il Pegaso Alato. L’Elefante, è la scultura più grande del parco, sormontato da una torre, dalla guida e dal legionario stritolato dalla proboscide dell’animale. Infine, le ‘tre Grazie abbracciate’ (Eufrosine, Talia, Aglae) e Nettuno (dio dei mari), che tiene un piccolo delfino sotto una mano. Interessante è la rappresentazione delle ‘creature boschive’, distribuite sul territorio: ogni statua è costituita, infatti, da più elementi assemblati assieme. Sembra di immergersi in un’atmosfera surreale e, rispetto al progetto concepito nel cinquecento, il principe di Bomarzo pensò proprio di realizzare un boschetto, facendo scolpire i massi affiorati dal terreno (le statue che si ammirano attualmente), seguendo una soluzione irregolare, svincolandosi dalle regole prospettiche, senza coerenza di proporzioni. L’attrazione stravagante della ‘Casa Pendente’ ne è un esempio. Essa cattura la curiosità dei turisti, poiché costruita su di un masso inclinato. E’ possibile visitarla grazie a un ponte, che la collega a un muro esterno. Appena all’interno, bisognerà fare molta attenzione, poiché la prospettiva inganna decisamente gli occhi dei visitatori, portandoli a perdere l’equilibrio: un’esperienza sensoriale da non perdere. L’insieme rimanda a figure antiche come ninfe, dei e la ‘Venere sulla conchiglia’ (richiamo all’affresco di Pompei e all’opera del Botticelli), ispirazione di opere letterarie e scultoree. Cerere, per esempio, la dea delle messi, è raffigurata come una gigantesca donna con un cesto di spighe sul capo, mentre nelle mani ha una fiaccola e una cornucopia. E’ possibile così addentrarsi nella natura, seguendo i percorsi segnalati e perdersi tra ‘cascatelle’, fontane e altre costruzioni, come il ninfeo-vasca e il grande teatro di origine religiosa: un modo per avvicinare l’uomo alla divinità. Il ‘Piccolo ninfeo’, al contrario, si affaccia di fronte a noi seguito da due leoncini e dalle ‘Tre Grazie’. Prima di giungere al ‘Grande ninfeo’ a emiciclo, s’incontrano una fontana alimentata da due delfini e una ‘nicchia’ con un’altra figura femminile, che poggia su un drago sovrastata da due maschere. Ulteriori statue raffigurano una ninfa dormiente, un drago circondato e attaccato da un cane, un leone e un lupo, mentre una testa di un mostro infernale sorge non poco distante. L’ariete, il Cerbero (cane a tre teste, guardiano dell’inferno), basamenti, iscrizioni, la ‘Platea’, con ai suoi lati Il_Tempio_del_Vignola.jpgalcuni vasi, di cui uno monumentale decorato con minuzia, quasi come intarsiato da un orafo, si aggiungono al gruppo in basalto ricco di sorprese continue. Su una panca etrusca troviamo un’iscrizione in versi: “Voi che pel mondo gite errando vaghi - di veder maraviglie alte et stvpende - venite qva, dove son faccie horrende - elefanti leoni orsi orche et draghi". Anche sulla bocca spalancata de ‘L’orco che grida’, la statua più famosa, se ne può leggere una: “Lasciate ogni pensiero voi che entrate”. Quest’ultima frase invita i turisti ad abbandonare le certezze razionali, ricongiungendosi con la propria parte più autentica e istintiva, favorendo in tal modo la ricongiunzione con noi stessi. Da ciò possiamo dedurre che questo potesse essere il ‘messaggio’ che il principe Orsini desiderava comunicare ai suoi ospiti. L’intento dell'aristocratico era, probabilmente, proprio quello di creare un percorso dedito all’evoluzione dell’uomo. Il ‘Giano bifronte’ lo testimonia con le sue due facce: l’una da mostro; l’altra, invece, più serena. Esso delinea la separazione dei due mondi, quello passionale e della spiritualità, in cui le linee architettoniche austere significherebbero: “Purificata perfezione”. Verso la fine del percorso, che si conclude con la visita al ‘Tempio del Vignola', si può ammirare Proserpina con accanto due Orsi araldici, dei quali l’uno porta lo stemma degli Orsini; l’altro, la rosa romana. Echidna e Furia, detta “la vipera”, è invece un mostro con il corpo di donna e coda di serpente. Il tempio è un elegante edificio in antis, tetrastilo, innestato su un corpo ottagonale con cupoletta, in onore della moglie del principe Orsini, ma che la famiglia Bettini ha invece dedicato a Tina Severi Bettini. La struttura non è accessibile, ma comunque sono visibili i 12 segni zodiacali, disposti secondo il sistema solare. La suggestione che si vive durante la mezza giornata di visita del parco è quella di trovarsi tra il verde della natura e il colore scuro del basalto. L’escursione è di sicuro piacevole: confonde i sensi e porta a conoscere i misteri reconditi del bosco, ma allo stesso tempo conduce verso distrazioni inconsuete, per godersi una giornata in libertà.

Contatti
Parco dei Mostri di Bomarzo: Località Giardino - 01020 Bomarzo (VT);
telefono: 0761.924029
L'ingresso del parco è poco fuori l'abitato di Bomarzo. Vi si accede percorrendo una strada che porta a un comodo parcheggio, situato a pochi metri dall'ingresso vero e proprio.

Come arrivarci
Il Parco dei Mostri di Bomarzo si trova in provincia di Viterbo, nell'omonima località di Bomarzo. E' preferibile raggiungerlo con l'automobile, prendendo l'autostrada del sole A1. Per chi viene da sud, basta uscire allo svincolo di Orte, mentre per chi viene da nord il riferimento è l'uscita di Attigliano. In entrambi i casi, per raggiungere il parco basta seguire le indicazioni locali.
Mezzi Pubblici: Bomarzo risulta difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, ma se proprio si vuol tentare, da Roma di può scendere alla fermata Orte Scalo (Linea FL1) o Viterbo (Linea FL3) e proseguire in direzione Bomarzo con uno degli autobus CO.TRA.L.


Orari
Il parco è aperto tutti i giorni con orario continuato:
ore 08.30 – 19.00 (dal 01/04 al 31/10);
ore 08.30 al tramonto (dal 01/11 al 31/03).

Prezzi
Biglietti individuali:
Intero: € 10,00
Ridotto: € 8,00 (per bambini da 4 a 13 anni)
Ingresso gratuito per diversamente abili
* Non è richiesta la prenotazione


Biglietti per gruppi:
Tariffa a persona: € 8,00 (minimo 30 persone paganti; un ingresso è gratuito ogni 30 persone paganti);
Ingresso gratuito per diversamente abili;
Ingresso gratuito per l’autista dell’autobus + un libro guida in omaggio.
* E' disponibile un servizio di visite guidate a pagamento e su prenotazione.
* Per i gruppi, è obbligatoria la prenotazione entro 2 giorni prima della visita.

Tariffe per le scuole
E’ richiesta una lettera di presentazione della scuola, con la lista degli alunni;

alunni: € 6,00 (un ingresso è gratuito ogni 15 alunni);
insegnati: € 6,00;
genitori: € 8,00
disabili non autosufficienti: gratuito.

Servizi
- Book shop;

- Bar;
- Tavola calda;
- Ristorante su prenotazione (solo per gruppi);
- Area bambini;
- Parcheggio non custodito.

La_tartaruga.jpg

NELLA FOTO: LA TARTARUGA DEL SACRO BOSCO DI BOMARZO

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