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26 Ottobre 2020

Cronache da una quarantena 2

di Domenico Briguglio
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Cronache da una quarantena 2

Costretti a stare in casa, il nostro genio culinario sta generando una proliferazione di piatti che, solitamente, si trovano solo nei migliori ristoranti: pasta alla norma, sformati e timballi di tutti i tipi, manicaretti sfiziosi fanno bella mostra in chat o in singoli messaggi whatsapp

Apriamo questa seconda puntata delle nostre ‘cronache da una quarantena’ con il fenomeno più gustoso (si fa per dire) ovvero: i pranzi (e le cene) virtuali. Visto che viene vietato l'incontro tra più persone per momenti conviviali, cos’hanno pensato i nostri connazionali? Condividiamo con amici, parenti e conoscenti, le foto di quello che, quotidianamente, mettiamo in tavola. Ed ecco che il nostro genio culinario, accoppiato all’enorme quantità di tempo disponibile, ha generato una proliferazione di piatti che, solitamente, si trovano nei migliori ristoranti: pasta alla norma, sformati e timballi di tutti i tipi, manicaretti sfiziosi, hanno fatto bella mostra in chat o in singoli messaggi whatsapp. Ovvio il grande rammarico (leggasi invidia galoppante) di chi invece, per motivi economici, aveva sul desco la rosettina con la mortadella, ma non poteva certo dirlo, pena commSformato.jpgentini di più o meno velata commiserazione. Ed ecco, allora, la spasmodica ricerca di una bella foto da un ricettario perduto e dimenticato: "Dove l'ho messo? Eppure era qui: dannato, esci fuori! Fatti vedere"! Ed eccolo lì, finalmente, in tutta la sua magnificenza. Una rapida sfogliata et voilà: trovata la foto da postare! "Io, cari amici, mi sono fatto questo: un filet mignon sfumato al brandy, con contorno di champignons rosolati e patatine novelle". E tutti: "Ammazza! Quanto sei bravo"; "ma che meraviglia"; "complimenti, che mano da chef"; "quando ci vedremo, me lo devi insegnare"; e via dicendo... Commenti ai quali si può solo rispondere con tante faccine sorridenti. Alla fine della grande abbuffata virtuale, il tapino, colpito da tutto quello sproposito di cibarie che gli hanno intasato i circuiti cerebrali, fissa la malinconica rosetta ferma lì, sul tavolo, nella sua solitudine e pronuncia la frase fatidica: "Sai che ti dico? Tu vai in frigorifero, me te ‘magno’ domani. Tanto, ormai, so' sazio...". E andiamo al secondo capitolo: le ‘cure miracolose’. Qui, gli esempi si sprecano e, accanto ai farmaci effettivamente utili e testati dalla comunità scientifica (seri, ovviamente), si moltiplicano i ‘Turipiti’ che ha fatto effetto in Cuncucistan, il ‘Tutt' a muert’ (anche antipipistrello), o  il ‘Chin sciò puf’,  che cura persino i brufoli (ciascuno è libero di utilizzare i nomi che ha incontrato), fino ai rimedi più assurdi del nostro fai da te. Come quella dello zio Peppino, che ha la fattoria sulle montagne della luna e consiglia le flautolente emissioni posteriori del suo asino Capoccione, che "so' talmente  potenti da fa' morì stecchiti tutti li virusi". E così, cogliendo al volo quest'ultima perla di saggezza, qualche buontempone alla ‘Amici miei’ propone una bella e prolungata dieta di fagioli, giusto per sterilizzare e sanificare le nostre casette... Succede anche questo al tempo del ‘Coronaviruse’. L’appuntamento è alla prossima cronaca.

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