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19 Aprile 2019

Siamo donne: oltre le botte c'è di più

di Lorenza Morello
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In quest'ultimo periodo giornali, talk televisivi e radiofonici, per non parlare del mondo dei social, hanno avuto a lungo i riflettori puntati sulle ultime pronunce, invero molto infelici, in tema di violenza di genere

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Da giurista, mi è stato insegnato che le sentenze si eseguono e non si commentano. Da donna e da essere umano raziocinante ritengo, invece, che tacere sia perseguibile quale comportamento connivente a una preoccupante ondata di nuova ‘caccia alle streghe’, che sta dilagando nel mondo e, in modo molto preponderante, in Italia. Ebbene sì, perché nessuno può negare che il legame tra le proposte di ‘Monsieur Pa-Pillon’ e la neocampagna maschilista che subdolamente riprende il suo (mai del tutto abbandonato) cammino fa sì che, durante il recente carnevale, in alcuni borghi d’Italia sia stato proposto di fare nuove ‘cacce alle streghe’ quale festa di paese, (con tanto di rogo, ça va sans dire...) fino ad arrivare agli organi giudicanti, che riducono la pena per “eccesso emotivo”; o che se una donna non è avvenente non si può parlare di stupro; o che se tre ragazzi denunciati per violenza affermano che, in realtà, lei era consenziente, allora lei ha torto in automatico e quella roba lì è stato solo un ‘festino’ (e che sporcacciona lei ad avervi partecipato). Tutto ciò non è slegato, ma ben saldamente collegato da un filo comune. E questo filo è l’ignoranza. Una società che ignora un problema, che lo minimizza, che lo ridicolizza, porta a questi sconcertanti risultati. E chi lo nega è in malafede. Una società che insegna solo alle donne a difendersi dalla violenza, ma che non insegna agli uomini che la violenza è un reato, è una società già schierata in partenza, con un gioco falsato dalle basi. E tutto ciò ha come diretta conseguenza, prima o poi, il ‘femminicidio’. Il ‘femminicidio’ è infatti la forma estrema della violenza di genere contro le donne, prodotto dalla violazione dei loro diritti umani in ambito pubblico e privato attraverso varie condotte misogine, quali maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale. Violenze che comportano l’impunità delle condotte poste in essere, tanto a livello sociale, quanto dallo Stato, che pone la donna in una condizione indifesa e di rischio. Ma come disse qualcuno: “A questo gioco al massacro, io non ci sto”. Occorre ripartire da un modello morale ed educativo che parta dalle scuole primarie, per educare quelle che sono le generazioni future e punire, con pene severe e certe, chiunque si macchi di reati di ogni genere (non solo, quindi, nell’ambito di cui stiamo qui dibattendo), senza attenuanti ridicole per le quali, invece, dovrebbero essere perseguibili i difensori che le propongono e i giudici che le accettano.

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