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11 Aprile 2021

#Spazzalodio: il movimento pro 'ddl Zan' è sceso in piazza a Roma e in altre città italiane

di Stefania Catallo
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#Spazzalodio: il movimento pro 'ddl Zan' è sceso in piazza a Roma e in altre città italiane

Le manifestazioni dello scorso 11 luglio hanno dimostrato l’esistenza delle ‘due Italie’: una che vorrebbe tutelare maggiormente la società italiana e un’altra totalmente omologata all’interno di un tradizionalismo ipocrita, moralista e ritualista

“Chi è oggetto di ‘stigma’ nella società ha bisogno di una tutela rafforzata", ha chiarito il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio per la Giornata mondiale contro l’omotransfobia, affermando che "le discriminazioni sessuali violano il principio di uguaglianza”. Così il deputato del Partito democratico, Alessandro Zan, promotore della proposta legge contro l'omofobia e la misoginia approdata alla Camera in questi giorni, che ha dato il via a una serie di manifestazioni che si sono tenute sabato scorso, 11 luglio 2020, a Roma e, contemporaneamente, in altre città italiane con l'hashtag #spazzalodio e #davocealrispetto.
Il progetto di legge, cheAlessandro_Zan.jpg riunisce i ddl precedenti a firma di Scalfarotto, Boldrini e Bartolozzi, propone un'aggravante legata al genere, all'orientamento sessuale e all'identità di genere contro le aggressioni e i comportamenti violenti e discriminatori sia nei confronti delle persone Lgbt, sia delle donne. Categorie, queste, che spesso presentano diversità di trattamento economico e situazioni di demansionamento lavorativo a causa delle loro scelte di vita e della loro identità.
La Cei (Conferenza episcopale italiana, ndr) ha comunicato attraverso una nota di non gradire il ddl Zan, poiché molti degli elementi che vi sono inseriti sono già presenti nella legge Mancino (Legge 25 giugno 1993 n. 205). “Inoltre”, si legge nel comunicato, “la Costituzione già garantisce uguali diritti agli individui. Pertanto, puntualizzare che al divieto di discriminazione per motivi ‘razziali, etnici o religiosi’ si aggiunga quello fondato sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere non cambia nulla, ma anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide per cui, più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”. Un’evidente confusione, quella dei vescovi italiani, tra i reati d’odio e il semplice dissenso, dato che l’esistenza stessa delle leggi Mancino e Reale di certo non ha impedito, in questi ultimi anni, un lungo scontro polemico sull’immigrazione, tanto per fare un esempio. E infatti, anche il 'Family Day' ha deciso di protestare contro il ddl Zan, lanciando l'hashtag #RestiamoLiberi e indicendo una propria manifestazione tenutasi anch’essa lo scorso 11 luglio, difendendo l’inazione di fronte a minacce, intimidazioni e insulti che avvengono quotidianamente – spesso anche in luoghi pubblici - in varie parti del Paese. Ovviamente, non sono dello stesso avviso la comunità Lgbt italiana, così come altre realtà quali l'Agedo, l’associazione genitori di omosessuali. Alla manifestazione del Pantheon, infatti, Agedo era presente con una nutrita rappresentanza capitanata dalla presidente della sede romana, Paola Corneli, che ha ribadito la necessità che il ddl Zan diventi legge proprio per “aumentare la tutela delle vittime di reati legati alla diversità”.


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QUI SOPRA E IN APERTURA: L'AGEDO IN PIAZZA DEL PANTHEON

AL CENTRO: IL PARLAMENTARE DEL PD, ALESSANDRO ZAN


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