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22 Ottobre 2017

Volontariato: un settore che potrebbe migliorare

di Michela Zanarella
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Volontariato: un settore che potrebbe migliorare

Sono oltre 44 mila le associazioni coinvolte nel comparto della solidarietà sociale: la maggior parte si occupa di assistenza e sanità, concentrate prevalentemente al nord e al centro

Sempre più persone sono impegnate sul fronte delle attività gratuite a beneficio di altri. Lo dimostrano i dati del primo rapporto del Csvnet (il Coordinamento nazionale dei Centri di servizio per il volontariato, ndr), che monitora e analizza lo stato di questa corrente diffusa ormai ad ampio raggio su tutto il territorio nazionale. Questo campione d’indagine ha toccato ben 44.182 associazioni, suddivise tra quelle iscritte ai registri pubblici e quelle che rientrano nelle banche dati dei centri di servizio. Dall’indagine, è emerso che il 55% opera nel campo dell’assistenza sociale: sono infatti 11.812 e 9.098 solo nel settore sanitario. Il 25,4% delle organizzazioni del ‘Belpaese’ si occupa di minori e anziani; il 18% di malati e disabili; il 5,7% si prende cura di profughi, immigrati e nomadi. Seguono, poi, le associazioni coinvolte nella cultura, nella ricreazione e nello sport. Più della metà è dislocata tra nord e centro Italia. Le regioni dove risultano maggiormente consolidate sono: Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna, anche se nella correlazione tra abitanti e associazioni sono in testa Friuli Venezia Giulia e Val d’Aosta per le onlus. Al sud e nelle isole, le percentuali sono molto basse: sfiorano il 17 e il 6% del totale. Ma quanti sono, in media, i volontari? La metà lavora con meno di 16 individui, mentre solo il 15% ha un numero superiore a 50 addetti. Per i soci, il 50% ne ha meno di 60 e solo il 10% raggiunge una rete estesa, con oltre 500 associati. L’andamento di costituzione delle associazioni ha visto una sensibile decrescita negli ultimi sette anni, tanto che nel 2014 si è arrivati a un meno 15% rispetto all’anno precedente. Le associazioni con pochi soci e volontari risultano essere le più giovani, in particolare quelle che si sono formate dal 2000 in poi. Le organizzazioni con un numero notevole di iscritti hanno, infatti, molti anni di attività alle spalle. Sono quelle che si occupano di sanità a essere le più consistenti e longeve: il 50% di questo settore ha oltre 30 anni di storia, mentre quelle più recenti sono rivolte al filone ambientale, alla protezione civile e alla cooperazione internazionale. Al nord, oltre il 90% delle associazioni non sono riconosciute: in testa alla classifica, il Veneto con il 97%, segue la Lombardia con il 93% e la Valle d’Aosta con il 91%. Il Lazio ha la più alta percentuale di organizzazioni riconosciute. L’unica regione nel sud con oltre il 90% di associazioni non riconosciute è il Molise. Osservando l’età media dei presidenti, si arriva ai 58 anni: solo il 4% ha a capo una persona under 35, mentre il 10, 3% oscilla tra i 35 e i 44 anni di età. Questo è forse uno dei dati più preoccupanti, perché evidenzia che un ruolo di direzione viene assegnato, molto spesso, dopo troppi anni di ‘gavetta’ e non si ha l’attitudine a dare l’incarico ai più giovani. L’età media dei volontari è comunque in relazione a quella dei cittadini. Purtroppo, la carica di presidente è per lo più maschile e solo un presidente su tre è donna. Questo segue la tendenza di altri contesti organizzativi. Sono 1,7 milioni gli italiani che fanno volontariato nelle più diverse modalità; corrisponde a un 3,2% della popolazione con più di 14 anni; il fenomeno è ben radicato al nord, con punte superiori al 4,5% in Veneto e Lombardia. Si stima che un volontario dedichi una media di 20,4 ore mensili del suo tempo a questa forma di impegno gratuito. Le ore complessivamente dedicate sul territorio sono 28,7 milioni: un numero davvero significativo. Chi si avvicina al volontariato, lo fa per dare un aiuto concreto a chi ne ha bisogno: c’è chi si sente meglio con se stesso e, attraverso questa attività, ha cambiato il modo di vedere le cose, oltre al proprio stile di vita; altri hanno allargato la 'rete' di contatti sociali. C’è chi di questa esperienza ha un giudizio negativo, perché ha riscontrato più svantaggi che vantaggi e non è cambiato molto dopo il proprio intervento. Resta il fatto che gli italiani sono un popolo generoso, che si rende disponibile perché crede nella causa sostenuta dal gruppo a cui appartiene e vuole dare il proprio contributo nella comunità. Fare volontariato significa prendersi una responsabilità, essendo consapevoli delle proprie emozioni, volte con gesti semplici a determinare il benessere di chi è in difficoltà e ha davvero necessità. E’ una scelta personale, un comportamento 'pro-sociale', di protezione verso coloro che non hanno l’opportunità di vivere serenamente. E’ necessario quindi affrontare il disagio altrui con pazienza e comprensione, trovando delle soluzioni alternative alle problematiche che si manifestano. Per questo motivo, tale forma di solidarietà mantiene, alla base, una sorta di predisposizione nell’aiutare le persone, contrastando l’individualismo, l’egoismo e i comportamenti poco razionali. Non possono essere presenti fini di lucro e le prestazioni devono essere del tutto gratuite, altrimenti decadono i principi che ne regolano il funzionamento. Il volontariato ha molteplici sfaccettature. Ci sono diverse opportunità per praticarlo: basta partecipare con convinzione, tramutando il proprio servizio in risorsa per la collettività, mettendo al primo posto il prossimo, l’altro, il diverso.


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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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