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26 Ottobre 2020

‘Cara’ amica auto

di Gaetano Massimo Macrì
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‘Cara’ amica auto

L’auto è diventata un bene di lusso da utilizzare con calcolata parsimonia. Secondo il Codacons, una famiglia media spende ogni anno per mantenere l’autovettura circa 4.100 euro 

"Ogni buona automobile”, diceva Henry Ford, “dovrebbe durare quanto un buon orologio”. Visto, però, l’andamento recessivo dell’economia, la crisi di vendite del comparto automobilistico, l’aumento delle polizze assicurative e i continui aumenti della benzina, la cara vecchia auto rischia di assomigliare, piuttosto, a quei vecchi orologi a corda che riponiamo gelosamente in una custodia vellutata in fondo a un cassetto, per tirarli fuori il giorno di festa, dopo averli lucidati e, con cura, ricaricati. L’auto è diventata un bene di lusso, da utilizzare con calcolata parsimonia. Il tipico: “Mi fa un pieno”? per gli automobilisti italiani è solo un lontano ricordo di un tempo che fu. Gli aumenti di benzina e gasolio degli ultimi anni hanno determinato una diminuzione degli spostamenti, sia per il trasporto privato, sia per quello merci. Il consumo di carburante, rispetto a un anno fa, è diminuito e si sono ridotti i giorni di utilizzo del mezzo privato. Quando si può, ci si organizza con i colleghi per condividere il passaggio sul luogo di lavoro. Se le distanze lo consentono, si ricorre persino alla bicicletta, di cui si registra un’impennata delle vendite. D’altronde, il prezzo medio della benzina senza piombo si aggira intorno a 1,795 E/lt. Parte degli aumenti sono dovuti alle oscillazioni del costo del barile di petrolio: l’aumento della domanda da parte dei Paesi di nuova industrializzazione ha generato una tendenza all’aumento costante di valore del brent; la condizione politica del Nord Africa, membro dell’Opec, dunque esportatore di petrolio, con i suoi recenti tumulti (vedi la morte di Gheddafi, la protesta civile) ha spinto un po’ tutti i Paesi a fare scorte di petrolio a scopo precauzionale. E questo ha alzato i prezzi. Ma tutto ciò non basta a determinare il prezzo al consumo, che lievita a causa delle accise (le tasse aggiuntive imposte dalle nostre finanziarie). Da quei 1,795 euro dobbiamo infatti scorporarne ben 1,040 di imposte (0,728 E di accisa e 0,312 E di Iva). A conti fatti, il prezzo ‘industriale’ (al netto delle imposte) equivarrebbe a 0,755 euro.Le proteste sono state tante, non solo da parte degli utenti, ma anche dei commercianti (la gente si muove di meno e, conseguentemente, calano le vendite in moltissimi settori). Qualcosa è stato fatto ma, nonostante la prima diminuzione del prezzo della benzina dopo 8 mesi di rincari, il consumatore non riesce comunque a tirare un sospiro di sollievo. Il prezzo resta alto. Naturalmente, tutto ciò si riflette anche negli acquisti del prodotto automobilistico 'nuovo' (un comparto che muove da solo un giro di affari di oltre 30 mld. di euro). Non sono valsi a molto gli sconti e le offerte per l’acquisto di nuovi modelli: le vendite, nel 2012, hanno registrato un netto calo del 22%. Il decennio d’oro (1997-2007) è solo un lontano ricordo. Anche i dati delle immatricolazioni nel 2012 sono alquanto significativi: la vettura che balza al primo posto è la Panda (12.185 immatricolazioni), uno dei modelli più economici. Al secondo si piazza sempre un’altra Fiat, la Punto, ma già il divario è netto, con circa 5 mila vetture immatricolate (fonte: Unrae, Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri). Tutto questo, come ha fatto notare proprio il direttore della Unrae, Romano Valente, intervenuto nei giorni scorsi a 'La Capitale Automobile' a Roma per l’incontro annuale dedicato all’analisi del settore auto "si ripercuote ovviamente sulle concessionarie, le prime acquirenti dalle case produttrici. Il che equivale a decine di migliaia di posti di lavoro perduti per venditori e tecnici che possiedono “competenze specialistiche e che non sono facilmente ricollocabili nel mercato del lavoro”. Il calo di vendite del nuovo, va poi a incidere anche su una diminuzione degli introiti per le casse dello Stato, sottoforma fiscale. Sarebbe, dunque, opportuno l’intervento dell’Esecutivo, per allentare la morsa del gettito fiscale. Staremo a vedere. I conti, in ogni caso, come sempre pesano sulle famiglie. Non dimentichiamo, per esempio, che uno dei motivi per cui si decide di cambiare auto è la nascita di un figlio. E se gli incentivi non attirano molti acquirenti, il costo delle polizze assicurative non offre certamente prospettive migliori. C’è da chiedersi perché quest'ultime continuino ad aumentare, nonostante la varietà dell’offerta proposta dalle diverse compagnie assicurative attraverso internet. La rete, infatti, offre la possibilità di generare e personalizzare con pochi click dei preventivi gratuiti (e vincolanti per le compagnie, che devono sottoscriverli, una volta che il potenziale cliente abbia terminato di inserire i dati). Anche se in crescita, il numero degli utenti che richiedono preventivi online o che usano comunque la rete per confrontare i prezzi ancora non riescono a incidere in termini di concorrenzialità. Internet non ha prodotto un abbassamento generale dei prezzi come invece è avvenuto, per esempio, nel comparto della telefonia mobile. Neanche la ‘tecnologia’ stradale, con i suoi tutor, gli apparecchietti che monitorano la velocità media dei veicoli sulle autostrade, hanno sortito effetti sul costo delle polizze. Eppure, i dati di rilevazione dell’Aci in collaborazione con l’Istat, dimostrano che questi sistemi hanno portato a una netta diminuzione degli incidenti stradali, tanto che il Codacons ha ipotizzato che potrebbero efficacemente essere utilizzati dai comuni lungo le strade a più alto rischio di incidenti. In questi giorni è in discussione in parlamento il decreto ‘Sviluppo bis’, con cui Monti mira alla liberalizzazione delle compagnie assicurative: "Libera collaborazione fra tutti gli intermediari". Quindi, gli agenti di primo livello (i broker, per intenderci) non saranno legati esclusivamente a una sola compagnia. E ciò dovrebbe generare nuova libera concorrenza. Ma l’Ania, l’associazione di categoria, ha già avanzato critiche: “Sarà una jungla priva di regole concorrenziali”, ha sostenuto il presidente Minucci, che ha continuato la critica osservando che “con misure come questa, si distorce pesantemente la concorrenza, in quanto competitori esterni potrebbero entrare nel mercato italiano senza sostenere i costi degli investimenti necessari per istituire una rete di distribuzione". Staremo a vedere chi ha ragione. Il sospetto che, in ogni caso, i premi possano aumentare è, come si suol dire, ‘assicurato’. Uno studio del Codacons sostiene, infatti, che una famiglia media spende ogni anno per mantenere l’autovettura circa 4.100 €. Ecco, allora, che gli automobilisti cercano di tenere in efficienza la cara vecchia auto (cambiarla farebbe lievitare il premio assicurativo). Anzi, non sono infrequenti i casi in cui si rinuncia del tutto all'uso della vettura, soprattutto nelle città di pianura. Addirittura, pare che si stia diffondendo un nuovo fenomeno: il contrassegno 'farlocco'. I primi casi sono stati scoperti a Voghera, dove ben sei persone circolavano con un contrassegno falso, per poter parcheggiare a costo zero. C’è chi sostiene che usare l’auto non sempre è indispensabile. Ma ciò vale solo per quelle città o zone dove esiste un buon servizio di trasporto pubblico. E qui, chi è senza peccato scagli la prima pietra.




IL BOOM  DELLA BICI di Cinzia Salluzzo Rovituso

È l’anno delle biciclette, mentre i prezzi impazzano, e avere un’auto tra il costo del bollo dell’assicurazione e soprattutto della benzina sembra essere diventato un lusso le vendite delle biciclette superano le vendite delle autovetture 1.750.000 le prime contro 1.748.000 le seconde.Finalmente gli italiani si muovono verso l’ecosostinibilità. Anche se spinti dalla crisi, non avremo più richieste dai dietologi ora che ci si muove sulle due ruote. Se osservate le strade, soprattutto durante il fine settimana, sono molti i gruppetti che si muovono su due ruote. Il fenomeno che sta esplodendo soprattutto al Nord dove la rete delle piste ciclabili è presente in quasi tutte le cittadine. A Reggio Emilia, ad esempio, si è dimostrato che si possono raggiungere due punti opposti delle città semplicemente in 12 minuti. Sono nati anche gruppi spontanei di cittadini, tipo il “Movimento Salvaciclisti” , che chiedono di abbassare il limite di velocità delle macchine in città a 30 km orari in modo da rendere più sicure le strade anche a chi decide di muoversi in bicicletta.Un rivoluzione verde se pensiamo che l’uso delle biciclette è triplicato sono negli ultimi tre anni e che attorno a questo fenomeno si è innescato un vero vulcano di proposte come, ad esempio, il “bici bus” dove i ciclisti pedalano in sincrono con delle fermate stabilite o la rete di ciclofficine gratuite diffuse in tutta Italia. E come dicono gli esperti del settore dalla crisi si può uscire anche pedalando.


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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