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14 Aprile 2024

Giovanni Morsillo e Roberto Vallocchia: "Il 25 aprile è una questione ancora aperta"

di Stefania Catallo
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Giovanni Morsillo e Roberto Vallocchia: "Il 25 aprile è una questione ancora aperta"

La festa della Liberazione è da sempre motivo di discussione e contrasto tra le varie anime politiche del nostro Paese: qual è l'importanza di celebrare ancora questa giornata? E, soprattutto, l'Italia ha finalmente accettato il suo passato?

Per celebrare i 76 anni dalla Liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista, anche quest'anno si sono tenute le consuete cerimonie commemorative, seppur in forma ridotta a causa della pandemia da Covid 19. Il 25 aprile, che rappresenta anche la data in cui si ricordano le migliaia, se non i milioni, di morti legate alla Resistenza, è ancora un nodo  difficile da sbrogliare: una ricorrenza che ogni anno provoca discussioni animate, a rappresentare l’evidenza che gli italiani non hanno ancora fatto pace col loro passato. “Siamo un Paese senza memoria”, disse Pier Paolo Pasolini, per descrivere quanto gli stessi errori vengano ripetuti continuamente, quasi che la guerra e le sue conseguenze non ci abbiano insegnato nulla. Giovanni Morsillo, presidente del comitato provinciale Anpi di Frosinone e Roberto Vallocchia, componente della segreteria della Federazione di Roma del Partito comunista italiano, rappresentano due delle voci storiche legate alla Liberazione e ai valori della Repubblica.

Giovanni Giovanni_Morsilio.jpgMorsillo e Roberto Vallocchia, esistono ancora validi motivi per celebrare il 25 aprile?
Giovanni Morsillo: “Io non credo che il 25 aprile possa essere inteso solo come una data retorica.  In realtà, questa data è ancora e sempre più di interesse, perché le ragioni che hanno portato alla dittatura, in Italia, ci sono ancora tutte. I tentativi di distruggere le conquiste democratiche e la Resistenza, così come il ricordo  della lotta antifascista e della vittoria sulla dittatura e sull'occupazione militare straniera, non nascono da oggi, bensì dal primo giorno della Repubblica, se non  dal tempo della Costituente. Pertanto, è sempre importante ricordare la Liberazione e riflettere sulla sua importanza, coinvolgendo le nuove generazioni”.
Roberto Vallocchia: “Sono perfettamente d'accordo. E vorrei aggiungere che il 25 aprile serve anche a ricordare e a onorare quanti donarono la vita per liberare l'Italia dall'oppressione nazifascita. Si tratta di un debito di riconoscenza che abbiamo con chi ci ha preceduto e ci ha permesso, attraverso la Resistenza, di vivere in una Repubblica democratica e di avere una Costituzione in grado di garantire le libertà e i diritti fondamentali della persona”.

E' possibile riattuRoberto_Vallocchia.jpgalizzare il 25 aprile, adeguandolo alle questioni più attuali del Paese?
Roberto Vallocchia: “Purtroppo, assistiamo ogni giorno a rigurgiti di fascismo, nazionalismo e militarismo che attraversano sia l'Europa, sia il resto del mondo. Basti pensare, per esempio, ai diritti negati alle donne, laddove Erdogan ha abbandonato la Convenzione di Istanbul, legittimando di fatto la violenza di genere. Oppure, a quei popoli che si battono contro le forme più diverse di oppressione: a loro va tutta la nostra solidarietà internazionalista, attraverso le proteste e le campagne di informazione che periodicamente organizziamo”.
Giovanni Morsillo: “Prendiamo, per esempio, la vicenda dell’Ilva di Taranto, nella quale abbiamo assistito al tentativo di strumentalizzazione di alcune forze politiche, per farne un uso prettamente elettorale. Questa Repubblica ha tanti difetti, tante cose che non vanno, spesso provocate dalle scelte di quelle forze che si oppongono al progresso civile del Paese, sia sul piano economico, sia sul piano dei diritti individuali, sia su quello dei diritti civili. Ciò non significa che la data sia ormai superata. Anzi, ne rinnova l’importanza e la necessità”.

Cosa si può fare, oggi, per continuare la strada tracciata dalla Resistenza?
Giovanni Morsillo: “Bisogna riflettere e non derubricare a ‘derby’ il 25 aprile, come se fosse una partita tra fascisti e antifascisti, o peggio tra fascisti e comunisti: non è così. E’, invece, una questione tra cittadini e sudditi, tra chi cerca alleanze tra i peggiori esempi di autoritarismo che  albergano in Europa e chi, invece, pensa che dobbiamo essere cittadini responsabili, assumerci la responsabilità verso quel lascito che la Resistenza ci ha consegnato, la Costituzione, che è ancora, dopo 76 anni, per buona parte sulla ‘carta’. Se riuscissimo a realizzare almeno una metà di quello che la Costituzione ci chiede di fare, forse potremmo anche celebrare il 25 aprile con una scampagnata. Purtroppo, non è così e abbiamo quindi il dovere di assumerci la responsabilità di cittadini e procedere, un passo dopo l’altro, sempre nella medesima direzione”.
Roberto Vallocchia: “Sono perfettamente d’accordo: solo con l’unità e la condivisione degli intenti costituzionali potremo continuare sulla strada della Resistenza”.Tricolore.jpg

 


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