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17 Novembre 2019

Il 'Made in Italy' resiste

di Marcello Valeri
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Il 'Made in Italy' resiste

L’Italia recupera qualche posizione nel rapporto che descrive la reputazione dei 75 Paesi con il Pil più elevato

Nel quinquennio 2014-2019, l’Italia è risultata al 14esimo posto nel ‘Country Index’ di FutureBrand, pubblicato lo scorso 25 giugno. La classifica misura la reputazione di un Paese e considera aspetti quali: cultura, business, turismo, qualità della vita e sistema di valori. Dal 2019, andando all’indietro per un lustro di anni, l’indagine ha considerato i 75 maggiori Paesi per Pil più elevato, secondo i dati pubblicati dalla Banca Mondiale. In base alle risposte di 2.500 intervistati, Giappone, Norvegia, Svizzera e Svezia sono al 'top', mentre Inghilterra, Stati Uniti e Australia precipitano. L’Italia recupera 4 posizioni e sale al 14esimo posto (nel 2014 era scesa al 18esimo dal 15esimo del 2012). L’espressione dei valori sociali da parte di un Paese e la sua esperienza negli ambiti considerati dagli intervistati, permette di comparare i Paesi con un Pil più basso con nazioni tradizionalmente più forti, esprimendo le classifiche mondiali secondo una nuova modalità. Cresce l’importanza di parametri come ‘Tutela dell’ambiente’ e ‘Qualità della vita’. Ma cresce anche, nell'Index 2019, nel parametro ‘Tolleranza’, attestandosi tra i misuratori più rilevanti nella definizione della grandezza di una nazione. Gli Stati Uniti perdono cinque posizioni (erano passati dall’ottava del 2012 alla settima del 2014), mentre nell’ultimo rapporto si ritrovano in 12esima posizione. Ma anche il Regno Unito perde sette posizioni (19esimo posto: erano al 12esimo nel 2014 e undicesimi nel 2012). Oggi, Usa e Regno Unito sono entrambi considerati meno appetibili come destinazioni turistiche, mete di viaggio o di studio. E risultano avere meno ‘appeal’ anche per gli investitori, che mettono in discussione le politiche che ne influenzano il sistema di valori. La Germania finisce al sesto posto, dopo essere stata la terza miglior nazione nel 2014 (nel 2012 era al settimo posto), mentre la Francia rimane stabile al 17esimo posto (nel 2012 era dodicesima). Il rapporto esplora il concetto di ‘Countrymaking’ come leva per potenziare il turismo, gli investimenti e generare una preferenza nei consumatori a favore dei prodotti e dei servizi di un Paese. L’Italia si conferma al primo posto per la ricchezza dei punti di interesse storico, per il patrimonio artistico e la cultura. La posizione viene tuttavia penalizzata da una cronica mancanza di politiche di gestione e programmazione dei flussi turistici, infrastrutture non sempre all’altezza della situazione e, quindi, un rapporto qualità-prezzo giudicato poco conveniente. Tuttavia, il nostro Paese si classifica al primo posto in quanto ‘Paese più ambito come meta turistica’. La capitale, Roma, tiene, nonostante le difficoltà che sta attraversando. Scavalcando i nostri cugini francesi, l’Italia è prima anche per la qualità e l’ampiezza dell’offerta enogastronomica della sua cucina. Il ‘Made in Italy’ continua, insomma, a mantenere il suo appeal: l’Italia ottiene un buon punteggio come Paese di Voltaire2.jpgprodotti autentici’ (terzo posto) e ‘prodotti unici’ (sesto posto). Ed è al settimo posto come ‘intenzione di acquisto’ degli intervistati: una buona notizia per le aziende italiane e un forte potenziale per l'esportazione e il commercio. Gli aspetti che l’Italia dovrà considerare con la massima attenzione, invece, sono: ambiente, qualità della vita e tolleranza. La percezione degli investimenti in innovazione e tutela ambientale è scarso: per esempio, siamo fermi al 46esimo posto per quanto riguarda la tutela ambientale. La Malesia, che di recente ha assunto una netta posizione contro l’esportazione dei rifiuti provenienti dai Paesi occidentali, viene subito dopo di noi. Ma la posizione più preoccupante riguarda la ‘Tolleranza’: siamo al 44esimo posto, una posizione non troppo rassicurante per un Paese che fa affidamento sul turismo. La percezione della tolleranza di un Paese è uno dei 'fattori-chiave' che ne determinano la valutazione positiva e il desiderio di visitarlo o di acquistare i suoi prodotti. L'Italia sta affrontando anche una seria battaglia economica che, se dovesse fallire, potrebbe incidere sulla solidità della sua economia presa nel suo complesso. Il 'Belpaese' si colloca, inoltre, solamente al 33esimo posto nella voce ‘Good for Business’ (buona per gli affari, ndr), dimostrando che si può fare ancora molto. Per quanto riguarda l’indice della tecnologia più avanzata, siamo al 37esimo posto dietro la Slovacchia - giudicata più smart - e appena sopra al Sudan. I Paesi che ambiscono a rafforzare il proprio ‘brand’ devono necessariamente ottenere un punteggio elevato nel parametro relativo alla ‘Qualità della vita’. Ma anche in questo caso, l’Italia risulta essere solo 28esima, dimostrando, anche in questo caso, di avere ancora molta strada da fare. Sia come sia, i punti di attenzione espressi nell’Index 2019 riguardano: la stabilità politica, la qualità della vita e la tolleranza. I primi 3 Paesi (Giappone, Norvegia e Svizzera) stanno raccogliendo i benefici della loro stabilità politica, dell’attenzione al sociale e dalla neutralità, mentre i Paesi con politiche polarizzanti o di marcata instabilità socio-politica (Inghilterra, Stati Uniti, Francia, India e Brasile) hanno perso posizioni e l'impatto negativo dell'instabilità politica sul turismo e sugli investimenti non è mai stato così forte. La dimensione della qualità della vita è la più alta in assoluto tra i primi 10 Paesi e la più bassa nei 10 Stati in fondo alla classifica. La ‘potenza’ di un Paese, infatti, non è più rappresentabile solamente con il Pil: nel 2014, lo studio di FutureBrand evidenziava 'l’estremismo' e la ‘migrazione’ come temi dominanti, che gravano sul futuro dei ‘brand-Paese’. Ora, a distanza di cinque anni, le percezioni relative alla ‘Tolleranza’ sono aumentate in tutti i primi 10 Paesi, diventando uno dei fattori più importanti nel determinare in quali nazioni le persone desiderino viaggiare, trasferirsi a vivere o fare affari. A proposito dell’intolleranza, Voltaire sosteneva: “La tolleranza è una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all’errore. Non resta, dunque, che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani. Il diritto all’intolleranza è assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri. Anzi, ben più orrido, perché le tigri si fanno a pezzi per mangiare, noi ci sterminiamo per dei paragrafi”. FutureBrand è una società multinazionale di marketing inglese. Si tratta di esperti dello sviluppo del brand (marchio) sorti nel 1999, che hanno una sede anche in anche Italia. Considerando le intenzioni e le azioni dell’intellighenzia che il popolo italiano ha eletto a capitanare il Paese in questa legislatura, si può dire che sono stati colti tutti i punti di attenzione evidenziati nel ‘Country Index’. E siamo quasi certi che il brand 'Italia' godrà presto di una sensibile valorizzazione agli occhi del mondo.

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Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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