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26 Ottobre 2020

Il 'Piano case' che distrugge le ville storiche

di Serena Di Giovanni - sdigiovanni@periodicoitalianomagazine.it
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Il 'Piano case' che distrugge le ville storiche

Un villino di via Ticino, nel quartiere romano Coppedé, è stato abbattuto e sostituito con una moderna e lussuosa palazzina, così com’era già accaduto per piazza Caprera, uno degli slarghi più belli del quartiere Trieste: stessa sorte potrebbe toccare anche alla storica Villa Paolina di Mallinckrodt, costruita nel 1922 in stile ‘barocchetto’ tra largo XXI aprile e via Carlo Fea

Buttar giù come ‘birilli’ edifici di gran pregio, per realizzare fabbricati extralusso oggettivamente antiestetici, che snaturano il volto di alcuni importanti zone urbanistiche del nostro Paese: è quanto sta avvenendo ultimamente nella ‘città dei 7 colli’, con una serie di demolizioni che hanno colpito, tra gli altri, anche un villino in via Ticino, nell’elegante quartiere Coppedè, dislocato tra piazzale Buenos Aires e via Tagliamento. Salvo cambiamenti dell’ultima ora, la stessa infausta sorte toccherà alla storica Villa Paolina di Mallinckrodt: un villino a pianta articolata di tre piani, ricco di decorazioni, che i tecnici ritengono essere sopravvissuto come da progetto originario del 1920 fino ai nostri giorni, quale imperdibile testimonianza del ‘barocchetto romano’ dei primi del ‘900. Al posto della villa, la società acquirente vorrebbe erigere un moderno edificio residenziale di otto piani fuori terra e due interrati, avulso dal contesto architettonico dei fabbricati circostanti e da quello paesaggistico della zona. Per salvare la villa, il ‘Comitato salviamo Villa Paolina di Mallinckrodt’ ha effettuato un esposto al Mibact, nel quale viene richiesta la tutela dell’edificio e la sua sottoposizione a vincolo. Ma non si tratta certamente di un caso isolato: le demolizioni, infatti – che hanno destato l’interesse di tanti cittadini romani, comitati di quartiere e molte associazioni, tra cui ‘Italia Nostra’ – sono avallate e sostenute dalla vigente normativa, in particolare dal ‘Piano casa della Regione Lazio’ della Giunta Zingaretti, al quale a suo tempo il Movimento 5 Stelle, oggi accusato di aver permesso gli interventi, si era fortemente opposto. Tale normativa permette di aumentare fino al 35 per cento – o fino al 60% negli edifici in condizioni particolarmente degradate - la superficie esistente in caso di interventi di ristrutturazione o sostituzione edilizia. La deroga consente di demolire e aumentare la cubatura anche in zone di pregio, di maggior valore commerciale, aprendo a molte speculazioni da parte dei privati e dei costruttori, che possono così rivendere i fabbricati a cifre astronomiche. L’elenco dei villini con il permesso di costruire è molto lungo. Oltre a quelli già autorizzati, se ne potranno aggiungere altri, in particolare nei quesrtieri: Prati-Delle Vittorie; Parioli; Ludovisi-Sebastiani-Boncompagni; Trieste-Nomentano; Città Giardino; Porta Latina; Garbatella; Ostia.

Un vuoto normativo
Ma come è nata l’idea di una simile speculazione? Come al solito, dai vuoti normativi che interessano la tutela del nostro patrimonio architettonico. Se i progetti come quello di via Ticino e piazza Caprera risultano conformi alla legge regionale, il Comune di Roma non può opporsi. Tantomeno, la Sovrintendenza capitolina, la quale esprime un parere preventivo per progetti relativi a elementi inseriti nella ‘Carta per la qualità’ non tutelati per legge (Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137). Tale carta non è sufficiente ad arginare il fenomeno delle demolizioni a fini speculativi. Anche perché, si tratta di uno strumento, 'non aggiornato’, di validità esclusivamente comunale, che si esprime attraverso la logica del ‘silenzio-assenso’ (dopo circa 60 giorni dalla presentazione dell’istanza di intervento su un bene non tutelato, la risposta è favorevole) e che non ha nulla a che fare con i vincoli statali o regionali apposti dalle soprintendenze, organi periferici del Mibact. D’altro canto, relativamente alla situazione romana, lo stesso ministero fino a questo momento non ha preso una posizione nitida. Nel caso dei beni immobili non tutelati, come queste ville demolite, appare evidente un vuoto normativo e, nel caso specifico di via Ticino, va segnalato come l’immobile, ancorché di gran pregio estetico e bene inserito nel contesto urbanistico e paesaggistico, aveva perso il suo ‘valore storico’ in quanto oggetto di rifacimenti successivi, quindi non sottoponibile a vincolo diretto. Altro discorso andrebbe fatto sull’abbrutimento delle nostre città a causa della costruzione di orribili edifici al di fuori di ogni contesto architettonico e paesaggistico, o alle relative speculazioni edilizie ormai tornate all’ordine del giorno: fenomeni ai quali andrebbe posto un argine.

Condoni e speculazioni distruggono il nostro patrimonio
A tal proposito, Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte di fama mondiale, ha asserito che il ‘Piano case’ della Regione Lazio sia “un condono preventivo” e “un atto di mera speculazione”. Dello stesso avviso è anche Andrea Emiliani, giornalista da sempre impegnato nella salvaguardia del patrimonio culturale, il quale ha ricordato come tale normativa nasca proprio da una vecchia idea di Silvio Berlusconi. Settis precisa: “Le nostre città vanno viste come il corpo di un essere umano: va bene vivere e modificarci, ma non ci taglieremmo mai un braccio per sostituirlo con una protesi”, come invece pare stia accadendo in questi rioni storici della capitale. Provvedimenti normativi come un piano paesaggistico per la sola città di Roma si rendono, pertanto, sempre più necessari e urgenti. Anche per evitare che, a causa della cecità di chi ci governa, il nostro Paese venga depauperato delle sue significative testimonianze architettoniche e paesaggistiche.

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NELLA FOTO: VILLA PAOLINA DI MALLINCKRODT

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