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28 Ottobre 2020

Quanto costano i tagli alla prevenzione?

di Chiara Scattone
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Quanto costano i tagli alla prevenzione?

La spending review toglie i finanziamenti al Centro delle Microcitemie a Roma. Una decisione che indica, ancora una volta, come in Italia si stia iniziando a preferire l’eventuale cura del malato al posto della prevenzione

In un periodo in cui le casse regionali sono quasi tutte vuote, si tende a risparmiare e i costi per le attività di prevenzione possono apparire talvolta inutili, soprattutto se i dati relativi all’incidenza di una data malattia sono minimi. In più se a richiedere dei finanziamenti sono enti non legati a strutture sanitarie ospedaliere ma soggetti privati come delle onlus, allora il discorso vale anche di più.
Perché infatti mantenere in vita strutture private che operano al di fuori del sistema sanitario nazionale e che apparentemente sembrano degli enti inutili?
Una bella domanda, forse la stessa che si sono posti alcuni dirigenti regionali del Lazio che da anni si domandano perché il Centro delle Microcitemie di Roma, una onlus, debba essere uno dei beneficiari di un finanziamento annuale di poco più di 1,6 milioni di euro. Il Lazio è al verde e da qualche parte bisogna pur iniziare a tagliare nella Sanità: le logiche clientelari degli anni passati hanno introdotto un sistema meritorio (dal punto di vista prettamente finanziario) distorto per cui se non hai contatti politici forti, se non sei nel pubblico e fai solo prevenzione e non la cura del malato e di malati non ve ne sono più, perché devo continuare a finanziarti?
Ma facciamo un piccolo passo indietro nella storia. Il Centro Studi della Microcitemia di Roma oggi compie 60 anni ed è stato fondato dal dott. Enzo Silvestroni e dalla dott.ssa Ida Bianco che nel 1943 per primi avevano identificato la “microcitemia”, ovvero avevano riconosciuto la natura genetica delle Talassemie – un’alterazione ereditaria del sangue che riguarda l’emoglobina,  proteine contenute nei globuli rossi, adibita al trasporto dell’ossigeno. L’Italia, terra di bonifica e di paludi, tra gli anni Cinquanta e Sessanta contava, secondo gli studi dei due medici, circa 2,5 milioni di microcitemici, mentre oggi in tutto il mondo nascono ogni anno circa 56 mila bambini affetti da talassemia major (quella derivante dall’incontro tra due microcitemici) e sono circa 1,3 milioni le gravidanze a rischio che richiederebbero una diagnosi prenatale.
Dal 1975 il Centro delle Microcitemie di Roma ha avviato un piano di prevenzione molto ampio che coinvolge tutti i ragazzi delle scuole medie, attraverso un esame del sangue gratuito, e tutta la popolazione adulta e in età procreativa. L’obiettivo è quello di creare consapevolezza per garantire la possibilità di scegliere il mezzo di prevenzione più idoneo. Dall’inizio del piano di prevenzione ad oggi sono stati esaminati quasi 2 milioni di persone con l’identificazione di 69 mila portatori di microcitemie non alfa. Inoltre l’incidenza della talassemia major nel Lazio è talmente scesa nel corso degli anni che se nel 1978 era pari a 14,4 malati ogni 100 mila nati, dal 1993 è pari allo zero. Gli unici 8 bambini malati nati tra il 1994 e il 2009 sono dovuti a una scelta personale e consapevole dei genitori che hanno preferito, pur conoscendone i rischi, non ricorrere alla diagnosi prenatale.
Inoltre il Centro delle Microcitemie è riuscito a creare una rete di collaborazione con i medici di base, i ginecologi e tutti gli altri centri per lo studio della microcitemia sparsi in Italia (e fondati sempre dalla coppia Silvestroni-Bianco) e con molti centri di ricerca in Europa e nel mondo. Tali collaborazioni hanno permesso al Centro di divenire uno dei luoghi di eccellenza per lo studio delle talassemie in generale, garantendo un posto di primo piano ai suoi medici e ai suoi biologi in tutti gli incontri internazionali.
Belli, bellissimi questi risultati ma quanto ci costano? Se parliamo in termini economici, quanto sono costate queste attività di prevenzione alle casse regionali? Poco o niente se confrontiamo il finanziamento erogato ogni anno con il bilancio sanitario di una regione importante come il Lazio.
Dal 1987 il Centro delle Microcitemie vive interamente di una convezione con la Regione Lazio che le garantisce circa 1,6 milioni annui. Le attività poste in essere dal Centro sono interamente gratuite e non costituiscono alcun costo aggiuntivo né per il paziente né per la sanità pubblica.
E allora, se quei quasi due milioni pesano così poco sulle casse regionali e le attività sembrano così efficaci, perché si vogliono chiudere i cordoni della borsa e con essi il Centro delle Microcitemie di Roma?
Non abbiamo una risposta a questa domanda, tuttavia possiamo provare a fare delle ipotesi. Si potrebbe ad esempio obiettare che le analisi del sangue si fanno anche negli ospedali oppure che dato che non ci sono più malati, il problema sia del tutto risolto – e poi quando nascerà un malato, si vedrà.
Sbagliato, e per diversi motivi. Tralasciando ogni altro aspetto di carattere “clinico” o umano, ma focalizzando l’attenzione su quello che più ci preme, ovvero i soldi, in base ai dati documentali e di statistica epidemiologica in nostro possesso, a oggi nel Lazio mancherebbero all’appello circa 330 malati – che sarebbero nati senza la prevenzione – i quali avrebbero pesato solo per il 2014, secondo uno studio di economia sanitaria pubblicato nel 2014 da Ariel Koren, per circa 10,5 milioni di euro per le sole spese sanitarie ed escluse le spese sociali, come la pensione di invalidità. Se allora poi volessimo moltiplicare questo costo annuale per l’aspettativa di vita media di un malato di talassemia, il dato diventa inquietante, 525 milioni di euro in cinquant’anni per la sola spesa sanitaria! Ora, quanto abbiamo risparmiato nel 2014 con le attività di prevenzione del Centro? Circa 8,8 milioni. Mica male in un periodo di crisi economica. E allora perché decidere di chiudere un Centro che sì ci costa 1,6 milioni all’anno ma che ce ne fa risparmiare quasi 9 – senza contare il dramma umano della vita di un talassemico e della sua famiglia?!


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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