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12 Luglio 2020

Laura Coccia: "Nei confronti dei disabili, la mentalità italiana è assistenziale"

di Stefania Catallo
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Laura Coccia: "Nei confronti dei disabili, la mentalità italiana è assistenziale"

Secondo l’ex parlamentare del Partito democratico e oggi responsabile per le politiche sociali dell'associazione europea dei giovani, in tema di disabilità c’è ancora tanto da fare, sia a livello d’integrazione che di promozione dei diritti civili

Quello della disabilità è un settore sociale molto delicato, che presenta ancora oggi grossi nodi da sciogliere, sia a livello nazionale, sia europeo. A partire da quelli occupazionali, dato che l'inserimento dei portatori di handicap nelle imprese non ha mai raggiunto percentuali significative. Esistono, però, delle eccellenze, come per esempio la ‘Locanda dei Girasoli’: un ristorante romano interamente gestito da personale affetto dalla sindrome di Down. Inoltre, l’Italia è più avanti rispetto ad altri Paesi dell'Unione europea, come Francia e Germania, avendo abolito le ‘classi differenziali’ nelle scuole, quelle composte unicamente da allievi portatori di handicap. L'attenzione sulle disabilità è aumentata a partire dagli anni '70 del secolo scorso, fino all'approvazione della Legge n. 104 del 1992 e alla riforma del Titolo V della Costituzione, dimostrando un'attenzione sempre maggiore al tema. La disabilità, inoltre, è collegata all'invecchiamento della popolazione, alla quale si accompagna una maggiore non autosufficienza, sebbene esistano migliori sistemi scientifici a disposizione degli anziani. Negli anni 2000, a livello europeo sono stati raggiungi alcuni obiettivi importanti nella legislazione sulla disabilità: nel Regno Unito si è trattato di aggiornamenti e modifiche alla ‘Disability Discrimination Act’, promulgata per la prima volta nel 1995, emendata diverse volte e, infine, trasformata nella più ampia ‘Equality Act’ del 2010. Per parte loro, Francia e Spagna hanno promulgato alcune ‘leggi-quadro’ nel corso degli anni 2000: la ‘Loi Handicap’ del 2005 ha riformato l'approccio verso la disabilità in Francia, così come la ‘Liondau’ del 2003 e la ‘Ley de Dependencia’, nel 2006, hanno regolamentato il sistema dei diritti e dei benefici in Spagna. Anche in Germania, tra il 2002 e il 2006, sono state promulgate leggi importanti sui diritti delle persone con disabilità, soprattutto la ratifica della Convenzione Onu del 2006, recepita dal parlamento tedesco nel 2009, che ha dato un nuovo impulso all'analisi e al ripensamento del sistema di protezione e inclusione delle persone con disabilità. Più in generale, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e il Trattato di Lisbona, hanno stabilito: a) il principio di accessibilità: esso garantisce che le persone con disabilità abbiano accesso a beni, servizi e dispositivi di assistenza; b) il principio di partecipazione: stabilisce che le persone con disabilità possano esercitare tutti i loro diritti fondamentali derivanti dalla cittadinanza europea; c) il principio di uguaglianza: assicura l'attuazione di politiche che promuovano l'uguaglianza a livello Ue e nazionale; d) il principio di occupazione: stimola e favorisce un aumento del numero di lavoratori disabili nel mercato del lavoro e una migliore accessibilità ai posti di lavoro; e) istruzione e formazione: esorta che gli allievi disabili possano beneficiare di un sistema di istruzione accessibile e dei programmi di apprendimento permanenti. La Commissione europea, a sua volta, ha lanciato diverse iniziative concernenti l'istruzione, quali l'Agenzia europea di sviluppo dell'insegnamento per alunni aventi esigenze specifiche, che intende affrontare la problematica al fine di raggiungere 3 obiettivi: 1) in tema di protezione sociale, affronta problematiche sociali diffuse sofferte dalle persone con disabilità, quali la disuguaglianza di reddito, il rischio di povertà e l'esclusione sociale. I fondi strutturali europei e le misure nazionali adottate dai Paesi dell'Ue possono essere utilizzati per assicurare tale protezione sociale; 2) nel settore della salute, garantisce che le persone con disabilità possano accedere in modo equo e sostenibile ai servizi sanitari e alle relative strutture; 3) promuove azioni esterne a favore dei diritti delle persone con disabilità a livello internazionale. Nonostante tutti questi passi in avanti, la battaglia per i diritti civili e un’eguaglianza effettiva dei disabili è ancora tutta da combattere. Soprattutto in Italia, dove l’approccio segnala una mentalità ‘pietista’ e alquanto ipocrita, dunque assistenziale. Ne abbiamo parlato di recente con Laura Coccia, ex parlamentare del Partito democratico e oggi responsabile per le politiche sociali dell'Associazione europea dei giovani.

Laura Coccia, cLaura_Coccia.jpgome vivono e in quali condizioni si trovano i disabili, in una società caotica e disordinata come quella di oggi?
“Innanzitutto, è necessario distinguere tra disabilita fisica e disabilità psichica, perchè si tratta di situazioni differenti, che necessitano di interventi diversi. Faccio un esempio: l'effetto Greta Thunberg ha portato a una maggiore attenzione all'ambiente, incentivando l'uso dei mezzi pubblici in alternativa all'automobile. Ma se prendiamo come esempio Roma, su una flotta di circa 250 autobus, solo il 10% possiede la pedana per disabili. Senza contare i guasti, che abbattono ulteriormente questa percentuale, già così bassa. Gli ammodernamenti come i ‘montascale’ nella metropolitana non sono stati eseguiti su tutta la tratta. Tutto questo pregiudica anche gli spostamenti lavorativi dei disabili”.

Perché l'inserimento dei portatori di handicap nelle imprese non ha mai raggiunto percentuali significative?
“Molte imprese preferiscono pagare la multa, anziché impiegare i disabili, così come stabilisce la legge”.

Il Governo ‘gialloverde’ aveva approvato la nascita del ministero della Disabilità e sembrava animato da buone intenzioni, mentre l’attuale esecutivo ‘giallorosso’ lo ha ‘riaccorpato’ con la presidenza del Consiglio: perché?
“L'istituzione di un ministero per le Disabilità era una contraddizione in termini. Inoltre, era un ministero senza portafoglio, ossia senza dicastero, privo dunque di un proprio apparato amministrativo. E infatti, ha fatto ben poco”.

Come commenta la bassa percentuale di disabili presenti nel nostro parlamento e in quello europeo?
“Impegnarsi attivamente nella vita politica è sicuramente più semplice in Italia che non in Europa. Infatti, per diventare europarlamentare è necessario raccogliere i voti in ampi collegi macroregionali e ciò presuppone un impegno fisico importante, che una persona disabile difficilmente riesce ad affrontare. In Italia, invece, le cose sono diverse, fortunatamente, in quanto la campagna elettorale è di minore impatto”.

E sotto il profilo normativo? Quali sono le differenze tra l’Italia e gli altri Paesi europei?
“Confrontando le norme dei Paesi europei, in Italia la disabilità viene trattata e percepita come una questione essenzialmente assistenziale e non come un elemento cruciale in tema di uguaglianza. Più in generale, c’è ancora tanto da fare, sia a livello di integrazione, sia di promozione dei diritti civili”.

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NELLA FOTO QUI SOPRA: LAURA COCCIA NGLI ANNI DELLE SUE ATTIVITA' SPORTIVE

AL CENTRO: DURANTE UNA SERATA IN PIZZERIA

IN ALTO A DESTRA: CON MATTEO RENZI


Periodico Italiano Magazine - Direttore responsabile Vittorio Lussana.
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