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8 Dicembre 2021

Letture di ‘evasione’

di Gaetano Massimo Macrì – gmacri@periodicoitalianomagazine.it
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Letture di ‘evasione’

“Colui che legge ha più idee, più parole e una visione del mondo. Pertanto, distingue meglio il bene dal male”.  In queste parole di Mario Caligiuri, Assessore alla Cultura della Regione Calabria, si racchiude il nocciolo del suo disegno di legge che presto diventerà una proposta in Parlamento. Una novità che potrebbe consentire ai detenuti di usufruire di uno sconto della pena

Quando si dice che la lettura libera la mente. Più libri leggi, prima potrai uscire di galera, questo in sintesi il pensiero alla base del progetto di legge che la Giunta calabrese intende presentare alle Camere. Suo primo firmatario è l’Assessore alla Cultura della Regione Calabria, il prof. Mario Caligiuri. In sintesi, l’idea sarebbe quella di istituire un corso “di lettura e analisi critica” per i detenuti, che consentirebbe loro uno sconto di pena di 48 giorni l’anno. 3 giorni a libro, per un massimo di 16 libri in 12 mesi. 
Si tratta di un’ iniziativa interessante, che, se concretamente attuata, potrebbe dare i suoi frutti: assicurare un’opportunità di crescita culturale, sociale e civile ai detenuti e alleggerire il peso della sopportazione di vivere temporaneamente in ristrettezza, a condizioni spesso lontane dall’umanità.
Infatti, posto che la natura della pena - per il nostro ordinamento giudiziario - debba essere quella di rieducare il condannato e reinserirlo nella società, sappiamo bene, dalla lettura delle cronache, che spesso la buona novella finisce lì, tra le righe della legge. Le carceri ‘scoppiano’ per il gran numero di detenuti e le condizioni di soggiorno degli stessi, negli istituti di pena, aldilà dell’affollamento, non corrispondono nemmeno lontanamente a un grado di assoluta normalità civile. In siffatte condizioni è lecito chiedersi, allora, se la pena stessa, nel momento della sua esecuzione, possa essere rieducativa e, rivolgendosi al futuro, favorire il rientro del condannato nei ranghi della società civile. Ne parliamo in questa intervista con il prof. Mario Caligiuri.

Professor Caligiuri, molti hanno rilevato una doppia valenza del suo disegno di legge: incentivazione della lettura e, secondariamente, alleggerimento delle carceri. Cosa l’ha indotta a presentarlo?
“Lei capisce bene che è prevalente il primo aspetto. Lo sconto di pena di quarantotto giorni l’anno non può risolvere il problema dell’affollamento carcerario. Anzi, in nessuna considerazione, per essere onesti, ho tenuto conto di quell’aspetto. Questo disegno va inquadrato dal punto di vista della rieducazione della pena”.

Nel documento di relazione, si pone l’accento su un aspetto importante: bisogna lavorare sull’ego, agire all’interno della persona ristretta.
“Mi pare che questo sia il significato profondo del periodo di detenzione. Ovvero, lanciare ai detenuti il messaggio secondo cui i comportamenti vadano rivisti”.

Questo fatto di puntare molto sul recupero interiore della persona, accosta ancora di più il suo disegno al dettato costituzionale che ha previsto la finalità rieducativa nel rispetto del “senso di umanità” verso il reo.  Si può dire che siamo di fronte a una finalità ‘alta’?
“Tenga conto che già l’Ue ha dato indicazioni per dire cosa si debba fare durante il periodo di detenzione. Certo, abituare all’esercizio della lettura e della scrittura, significa sviluppare un momento di approfondimento. Oggi viviamo in una società veloce, rapida, dove tutti i processi sono accelerati. Ebbene, il tempo per leggere un libro è lo stesso, ora come cento anni fa. Quindi, così facendo, uno si reimpossessa della propria vita, del proprio tempo. E lo fa con un’azione, secondo me, decisiva. Serve per tutti, questo, non soltanto per i detenuti. Chi legge, come lei sa, conosce più parole. E chi ha più parole, ha più idee. Possedere più idee significa avere una visione del mondo. E qui torniamo al reo, perché chi ha una visione del mondo, riesce a distinguere il bene dal male”.

In base a quanto dice, in questo modo ci avvicineremo ancora di più alle richieste dell’ Unione europea, rispetto a quanto già stabilito dal nostro attuale ordinamento giudiziario?
“Non c’è dubbio. Tra l’altro, la mia è un’idea che già altrove era in ‘lavorazione’. La segreteria del Guardasigilli mi ha chiamato per dirmi che tra alcuni suggerimenti avanzati al Ministro, c’erano anche proposte simili a questa. Noi abbiamo anticipato i tempi. E poi, secondo me, è significativo che parta da una regione meridionale, la Calabria, una proposta che pone al centro non solo il tema del carcere, ma quello dell’educazione in generale e quello della lettura. Per noi è una grande forma di ascesa sociale e di rieducazione sociale nello stesso tempo”.

Conosceva la legge brasiliana che stabilisce una cosa simile?
“Sì, certamente. Infatti l’ho citata nel comunicato stampa”.

Là sta funzionando bene.
“Da quel che ho letto, pare di sì. D'altronde è ovvio, come tutte le cose umane, se ci si applica con serietà”.

In concreto, chi si occuperà di seguire i detenuti impegnati nella lettura?
“Come lei sa, nelle carceri c’è già il personale adeguato. Educatori e psicologi ci sono. Dobbiamo utilizzarli e finalizzarli nell’ambito del progetto che è individuale per ogni detenuto. La scelta è libera e chi decide per questa opzione, fa una scelta importante”.

Una libertà che si traduce anche nella scelta dei libri da parte dei detenuti?
“Certamente, li sceglieranno loro o insieme all’educatore”.

E per gli ergastolani?
“Questo è un tema che non ci siamo posti, ma mi ha dato un’idea. Ovviamente non si può prevedere uno sconto di pena, ma una cosa particolare sì. Un percorso di lettura che poi implichi, alla fine, altri risultati, certo”.

Sono 153 su 206 gli istituti penitenziari dotati di biblioteche. Come si farà per gli altri?
“Si tratta di un problema facilmente risolvibile. Siamo in regime di spending review, basta che il direttore del carcere stipuli una convenzione con la biblioteca più prossima ed ecco la soluzione”.

Dica la verità: lei quanti libri legge e che letture preferisce? 
“Tanti. Vivo in una casa che ruota su una biblioteca di 12 mila volumi che ho dedicato a mio padre. Quando era bambino non ha potuto studiare, perché  non poteva acquistare i libri. Sono un lettore a 360°. Vado da Leonardo Sciascia a John Le Carrè. E poi le poesie, di Giorgio Caproni, Alda Merini e ovviamente non possono mancare i libri per il mio lavoro, essendo un professore universitario”.

Solo da un lettore così assiduo poteva scaturire un progetto che indirizzasse i carcerati alla lettura. ‘Evadere’ per evadere, potremmo concludere, ma nell’attesa che il lungo iter parlamentare abbia inizio, abbiamo preferito dare l’ultima parola proprio a un detenuto che in carcere non solo ha letto, ma si è persino laureato: “E’ pensabile che si possa rieducare un detenuto tenendolo per venti ore al giorno in tre metri quadrati, in una cella dove si cucina, si dorme, si studia, si vive? Le persone escono peggiori di quando sono entrate. La detenzione produce recidiva”. Frasi ‘vissute’ in prima persona che danno pienamente ragione al prof. Caligiuri: misure alternative e una giustizia più riparativa potrebbero essere la soluzione. Nutrire la mente di libri, parole e pensieri, è il solo modo per renderci consapevoli di distinguere (non di commettere o no) il bene dal male. 

E c’è chi in galera si è laureato
Ecco alcuni esempi di chi, pur sotto restrizione carceraria, è riuscito addirittura a raggiungere il traguardo della laurea. Una ulteriore dimostrazione del fatto che – col dovuto impegno e sotto la guida di qualcuno - la galera non finisce col trasformarsi, all’opposto, in una fabbrica di criminali. 
Giuseppe Stefano Mollace è diventato Dottore in Giurisprudenza, con una tesi incentrata, nemmeno a farlo apposta, su “carcere, diritti e risocializzazione”. A quasi 50 anni il detenuto in regime di alta sicurezza (lunga ancora la pena da scontare) è riuscito a strappare un 88 che, a suo dire, pesa più del massimo dei voti.
E poi c’è Giuseppe Grassonelli, 48 anni, che è in carcere da 22, ergastolano. Si è laureato in Lettere con 110 e lode. Per la discussione della tesi “Insorgenze napoletane del 1799”, Giuseppe non ha potuto nemmeno scattare una foto ricordo: il tipo di pena glielo ha impedito. Per lo stesso motivo la Commissione si è dovuta spostare fino alla sala dei colloqui del carcere per esaminarlo. Oltre alla laurea, ha anche scritto un libro autobiografico, “Malerba” , insieme all’aiuto di Carmelo Sardo, un giornalista siciliano che segue la sua causa dagli albori.

Difficile dimenticare Erika De Nardo, la ragazza che uccise la madre e il fratellino nel 2001, insieme con Omar Favaro – ‘il delitto di Novi Ligure’ –. Anche lei si è laureata, in Lettere moderne. Oggi ha finito di scontare la pena. In dieci anni è passata da omicida in carcere, a donna libera, dottoressa in Lettere con il massimo dei voti.
Agli ultimi dottorandi tra le sbarre, si è aggiunto Raffaele Sollecito, ex fidanzato di Amanda Knox, condannato per il delitto di Meredith Kercher. Il famoso ‘giallo di Perugia’ ha il suo dottore, in questo caso in informatica. Tema? La programmazione genetica. Il ragazzo, dopo la superperizia che lo aveva scagionato, si era iscritto al corso di secondo livello a Verona, dove aveva affittato casa. La Cassazione però ha stabilito la validità della condanna. Un nuovo percorso di studi si prospetta per Raffaele, più duro del solito, nuovamente in galera.

Il caso Brasiliano
La legge che in Brasile sconta la pena ai detenuti previa lettura di libri si chiama “Reembolso atraves da leitura” (Rimborso attraverso la lettura). Attiva dal 2012, la nuova disciplina consente a chi legge un libro, uno sconto di 3 giorni in un mese, per un totale di 48 giorni in un anno. Per la verifica della lettura, il detenuto deve scrivere un breve saggio dimostrativo prima di uscire. Un’ apposita giuria stabilisce se il reo è meritevole di usufruire del percorso alternativo o meno. Finora, da quel che si apprende, i risultati sono stati soddisfacenti.


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