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5 Dicembre 2019

Quel 'filo nero' di morte che collega Mattei, De Mauro, Pasolini (e anche Moro...)

di Roberto Labate
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I recenti casi di controspionaggio in cui risultano coinvolti il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il leader della Lega, Matteo Salvini, non sono certo una novità per il nostro Paese, la cui Storia repubblicana è letteralmente costellata di delitti, misteri, depistaggi e servizi segreti deviati

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Parlare di Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini, ambedue assassinati agli inizi di novembre di molti anni fa, non è semplice. Più che altro, perché sulla loro morte è stato già detto e scritto di tutto. Ovunque ci sono saggi, documentari, libri, film. Tuttavia, alcuni fatti e capisaldi delle loro vicende, compresa anche la scomparsa – mai del tutto chiarita – del giornalista Mauro De Mauro, possiamo cominciare a delinearli. L’opera più convincente sulla più che probabile uccisione del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, è proprio un film: quello di Francesco Rosi, intitolato ‘Il caso Mattei’. Si tratta di un caposaldo perché ricostruisce minuziosamente il caso dello ‘strano’ incidente aereo che tolse di mezzo il presidente dell’Eni da una ‘partita’, quella per il petrolio, che si giocava su più livelli, compresi quelli delle grandi multinazionali petrolifere, le famose ‘7 sorelle’, le quali non vedevano di buon occhio l’intromissione del rappresentante di un ente statale sul mercato estrattivo delle materie prime. L’Eni, azienda di Stato tecnologicamente all’avanguardia e con un presidente capace di pensare in grande, aveva dimostrato un approccio alla vitale questione petrolifera totalmente opposto a quello dei petrolieri privati. Questi ultimi volevano tenere i prezzi alti, mentre Mattei voleva fare in modo che il petrolio, materia prima fondamentale per l’autonomia energetica e l’industrializzazione italiana, dovesse essere più conveniente per i consumatori, secondo logiche macroeconomiche basate su prezzi stabili e poco oscillanti. In grado di andare ovunque e di trattare coi Paesi produttori in termini molto vantaggiosi anche per loro, assai distante dalle logiche di sfruttamento delle compagnie private, probabilmente Mattei pagò a caro prezzo questa sua visione democratica e il proprio ‘iperattivismo’. Lo sanno tutti. Lo si è detto e scritto in tutte le ‘salse’ e in tutti i modi. Lo ha testimoniato anche la moglie, dichiarando che il marito, soprattutto negli ultimi mesi, aveva ricevuto strane telefonate, minacce di morte, intimidazioni. E poi, quel viaggio di ritorno dalla Sicilia, insieme allo sfortunato giornalista americano a cui aveva offerto un passaggio sul suo aero, pilotato dall’espertissimo comandante Irnerio Bertuzzi: un asso aeronautico della Repubblica sociale italiana. Il presunto incidente fu probabilmente provocato da un’esplosione a bordo dell’aero, manomesso mentre era fermo all’aeroporto di Catania, dove secondo quanto ricostruito alcuni presunti ufficiali dei Carabinieri si erano avvicinati al veivolo, per effettuare dei controlli. Nel giro di pochi giorni, non ci sarà più traccia di questi ufficiali. Segno evidente che qualcosa era stato manomesso nell’aero, affinché non arrivasse mai a destinazione. Sul luogo in cui l'aereo era precipitato, dopo essere esploso in volo, si recò il tenebroso e fantomatico numero due dell’Eni, Eugenio Cefis, nemico di Mattei per la loro opposta visione sulla politica energetica italiana. Cefis era legato ai servizi segreti, agli alleati americani e, non ultimo, alla massoneria, essendo intimo amico di Licio Gelli e della sua loggia ultraconservatrice, denominata: ‘Propaganda 2’. Alcuni documenti di Mattei, ritrovati nella campagna pavese, vennero fatti sparire proprio da Cefis, recatosi sul posto e poi improvvisamente dileguaProfondo_nero_cover.jpgtosi, anche se riconosciuto da numerosi testimoni. Il ‘personaggio Cefis’ lo si ritrova in tantissime altre ‘trame oscure’ italiane. E lo ritroviamo anche negli ultimi scritti di Pier Paolo Pasolini, il quale aveva tratto ispirazione da un saggio giornalistico intitolato ‘Questo è Cefis’ di Giorgio Stelmetz (Ami Edizioni, 1972). Proprio in quel periodo, seconda metà del 1975, il poeta friulano stava lavorando anch’egli a un libro-inchiesta intitolato ‘Petrolio’, ovviamente mai completato, in cui lo stesso Cefis viene citato con l’eloquente pseudonimo di ‘Troya’. Secondo un approfondimento di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, intitolato ‘Profondo nero’ ed edito da Chiarelettere, ci sarebbe un ‘filo nero’ di morti e regie occulte legate ai servizi segreti deviati e alla superpotenza americana, nonché alla massoneria. Una trama che coinvolge Eugenio Cefis sia nel ‘caso Mattei’, sia nella scomparsa del giornalista siciliano Mauro De Mauro, sia nel massacro dello stesso Pasolini presso l’idroscalo di Ostia, nella notte tra il e il 2 novembre 1975. Il giornalista Mauro De Mauro era stato incaricato proprio dal regista Rosi, che avrebbe poi realizzato il suo splendido 'film-denuncia' su Mattei, d’indagare sugli ultimi giorni di vita del presidente dell’Eni. E a quanto pare, essendo un ottimo giornalista d’inchiesta e un acuto osservatore di indizi, egli aveva individuato alcune ‘piste’ e qualcosa di concreto. All’improvviso, da un giorno all’altro, anche De Mauro scomparve misteriosamente, sul finire del 1970. E di lui, nonostante indagini e denunce, non si è mai saputo più nulla, fino all’interrogatorio di un famoso pentito di mafia: Tommaso Buscetta. Furono infatti alcuni collaboratori di giustizia, dopo quasi due decenni, a testimoniare che anche Mauro De Mauro era stato rapito e ucciso. Un interessante pamphlet del giornalista Vittorio Lussana, intitolato ‘Sporca Italia’ ed edito da Compact Edizioni, ha ribadito l’esistenza di una ‘pista’ di collegamento tra le apparentemente distinte vicende, includendo addirittura anche il ‘caso Moro’ e l’infiltrazione di alcuni elementi dei servizi segreti tra le colonne del terrorismo eversivo di estrema destra ed estrema sinistra, a cominciare dalle Brigate Rosse. Un’ipotesi confermata anche dal giornalista de ‘l’Unità’ e di ‘Panorama’, Giovanni Fasanella, nel libro-inchiesta ‘Il puzzle Moro’, edito anch’esso da Chiarelettere. Secondo le ricerche di Lussana e Fasanella, l'onesto De Mauro era un giornalista di destra funambolicamente attestatosi su posizioni di frontiera, fino a collaborare con i quotidiani di sinistra ‘Paese Sera’ e ‘L’Ora’ di Palermo. Si trattava di un vero e proprio esperto di criminalità organizzata, con ottime ‘entrature’ fra i personaggi dei servizi d’informazione. Probabilmente, De Mauro era arrivato a scoprire qualcosa di concreto. E proprio per questo, a un certo punto è stato tolto di mezzo.
Anche intorno alla vicenda dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini, si è sentito, letto e scritto di tutto. Sono stati girati documentari con interviste a testimoni a lungo trascurati, in particolar modo quelle agli abitanti delle baracche dell’idroscalo di Ostia, i quali hanno più volte confermato una versione completamente diversa da quella ufficiale, ovvero quella dell’omicidio commesso da Pino Pelosi, un ‘ragazzo di strada’. Sono stati realizzati film, portati alla luce testi e testimonianze dello stesso Pelosi, il quale ha fornito versioni diverse nel corso degli anni. La stessa Oriana Fallaci, a lungo amica di Pier Paolo Pasolini, già nel 1975 aveva scritto tutto o quasi sul caso, riportando la testimonianza di una persona che sentì lo stesso Pelosi parlare al telefono e affermare di essere disposto a collaborare per dare al poeta “una lezione, ma non di più”. In buona sostanza, Pino Pelosi funse da esca tramite la questione delle famose ‘pizze’ del film ‘Salò’, le quali erano state rubate a Cinecittà e che lo scrittore friulano stava cercando. In verità, Pier Paolo Pasolini era ormai divenuto, negli ultimi anni, un personaggio assai scomodo, poiché si era messo in testa di svolgere quella che lo stesso Pasolini affermava essere “la funzione dell’intellettuale”, cioè di indagare, documentarsi e informarsi sui tanti misteri che continuavano ad accadere nel nostro Paese, collegando fatti, indizi e ‘tasselli’. Un autore famoso, ormai conosciuto in tutto il mondo, che scriveva sul ‘Corriere della Sera’ - il giornale della grande borghesia italiana - verità e ricostruzioni sulle stragi di Stato legate a quell’intreccio di interessi fra servizi deviati e la mano della potenza americana, la quale non voleva che l’Italia finisse sotto l’influenza delle sinistre. Pasolini aveva già cominciato a scrivere le prime bozze di ‘Petrolio’: migliaia di pagine dedicate agli intrecci, petroliferi e di potere, legati alla morte di Enrico Mattei. Una facile preda per chi aveva deciso di eliminare un acuto osservatore della società italiana. Una sorte che, se vogliamo, lo accumuna a tanti altri capaci investigatori e magistrati che tentarono di avvicinarsi al potere politico, economico e finanziario, il quale per lungo tempo ha utilizzato la criminalità per avere voti e 'fiumi' di finanziamenti. Compresi alcuni Partiti fondati più recentemente.

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NELLA FOTO: LO SCRITTORE, ROMANZIERE, POETA E REGISTA CINEMATOGRAFICO, PIER PAOLO PASOLINI

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